CARLO DE COSTER.

La leggenda d'Ulenspiegel e di Lamme Goedzak.

Parte 3. Libri Quarto e Quinto.


Traduzione di: Umberto Fracchia.
1915 A.F. Formiggini Editore, Genova.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Mario Sciubba Caniglia e Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
Ulteriori informazioni sul sito: http://www.liberliber.it/
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LA LEGGENDA E LE EROICHE, ALLEGRE E GLORIOSE AVVENTURE D'ULENSPIEGEL E DI LAMME GOEDZAK NEL PAESE DELLE FIANDRE E ALTROVE.
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LIBRO QUARTO.
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1.
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A Heyst, stando sulle dune, Ulenspiegel e Lamme vedono venire da Ostenda, da Blanckenberghe, da Knokke, numerose barche da pesca piene d'uomini armati al seguito dei Pezzenti di Zelanda, i quali portano sul cappello una mezzaluna d'argento con questa iscrizione: "Piuttosto servire il Turco che il Papa".
Ulenspiegel  contento, fischia come l'allodola e da ogni parte gli risponde lo squillo guerriero del gallo.
Le barche, remando e pescando e vendendo il loro pesce, approdano una dopo l'altra a Emdem. A Emdem c' Guglielmo di Blois, il quale per conto del principe d'Orange equipaggia una nave.
Ulenspiegel e Lamme vanno ad Emdem, mentre, per ordine di Trs-Long, le barche dei pezzenti ritornano in alto mare.
Trs-Long, che  a Emdem da undici settimane perde amaramente il tempo nell'attesa. Egli va dalla nave a terra e da terra sulla nave, come un orso incatenato.
Ulenspiegel e Lamme, girovagando sui moli, vedono un signore di buona ciera, abbastanza malinconico, il quale  intento a scalzare con uno schidione una pietra del molo. Non ci riesce, e pure cerca di condurre felicemente a compimento l'impresa, mentre un cane, dietro di lui, rosicchia un osso.
Ulenspiegel si avvicina al cane e finge di volergli rubare l'osso. Il cane brontola; Ulenspiegel continua; il cane fa un baccano indiavolato.
Il signore, volgendosi al rumore, dice a Ulenspiegel:
- A che ti giova tormentar questa bestia?
- E a che vi giova, messere, tormentar questa pietra?
- Non  la stessa cosa, dice il signore.
- La differenza non  molta, risponde Ulenspiegel: se questo cane sta attaccato al suo osso e vuol conservarlo, questa pietra sta attaccata al suo molo e ci vuol rimanere. Ed  giusto che gente come noi si perda intorno a un cane quando gente come voi si perde intorno a una pietra.
Lamme se ne stava dietro Ulenspiegel senza avere il coraggio di parlare.
- E tu chi sei? chiese il signore.
- Sono Thyl Ulenspiegel, figlio di Claes, morto nelle fiamme per la fede.
E fischi come l'allodola e il signore cant come il gallo.
- Io sono l'ammiraglio Trs-Long, diss'egli; che vuoi da me?
Ulenspiegel gli raccont le sue avventure e gli dette cinquecento carlini.
- Chi  questo omaccione? domand Trs-Long, additando Lamme.
- Il mio compagno ed amico, rispose Ulenspiegel. Egli vuole, come me, cantare sulla tua nave, con bella voce d'archibugio, la canzone della liberazione della terra dei padri.
- Siete tutti e due coraggiosi, disse Trs-Long; partirete sulla mia nave.
Allora s'era in febbraio: freddo era il vento, acuto il gelo. Dopo tre settimane d'attesa dispettosa, Trs-Long lasci Emdem, protestando. Contando d'entrare nel Texel, egli part dal Vlie; ma fu costretto ad entrare a Wieringen, dove la sua nave fu circondata dai ghiacci.
In breve tutt'intorno si vide un allegro spettacolo: conduttori di slitte e pattinatori vestiti di velluto; pattinatrici in vesti e gonnelline ricamate d'oro, di perle, di scarlatto, d'azzurro; fanciulli e fanciulle che andavano, venivano, scivolavano, ridevano, allineate in lunghe file, o a due a due, a coppia, cantando canzoni d'amore sul ghiaccio, o si recavano in baracche inbandierate a bere e a mangiare fichi, peperkoek, schols, uova, legumi caldi e eetekoeken, che sono frittelle e legumi con aceto, mentre tutto intorno slitte e slittucce a vela facevano stridere il ghiaccio sotto il loro sperone.
Lamme, in cerca di sua moglie, vagava pattinando come gli allegri compari e le allegre comari. Ma cadde spesso.
Nel frattempo, Ulenspiegel andava a mangiare e a bere in un piccolo albergo sul molo, dove ci si sfamava con poca spesa; e chiacchierava volentieri con la vecchia baesine.
Una domenica, verso le nove, egli entr chiedendo che gli portassero il pranzo.
- Ma, disse a una graziosa donna che gli si avvicinava per servirlo, baesine ringiovanita, che hai fatto delle antiche rughe? La tua bocca ha tutti i suoi denti bianchi e nuovi nuovi, e le labbra ne son rosse come ciliege.  per me questo dolce e malizioso sorriso?
- Nonn, disse la baesine. Che ti debbo dare?
- Te stessa, rispose Ulenspiegel.
- Sarebbe troppo per un magrolino come te, soggiunse la donna; ma vuoi altra carne?
E siccome Ulenspiegel non rispondeva, ella gli chiese:
- Che n' stato di quell'uomo bello, ben formato e corpulento che spesso vidi con te?
- Lamme?
- Che ne hai fatto?
- Mangia, nelle baracche, uova toste, anguille affumicate, pesci salati, zuertjes e quanto gli capita sotto i denti, rispose Ulenspiegel. E tutto ci per cercare sua moglie. Perch non sei tu quella, carina? Vuoi cinquanta fiorini? Vuoi una collana d'oro?
Ma la baesine si fece il segno della croce e disse:
- Non sono n da vendere n da prendere.
- Non ami nulla? chiese Ulenspiegel.
- Ti amo come prossimo; ma amo sopra tutto il mio Ges e la Vergine, che mi ordinano di condurre vita virtuosa. I doveri di tal vita sono duri e pesanti, ma Iddio ci aiuta, noi povere donne. E tuttavia molte soccombono. Il tuo grosso amico  contento?
-  gaio quando mangia, triste a digiuno, e sempre pensieroso, rispose Ulenspiegel. Ma tu, sei contenta o afflitta?
- Noi donne, ella disse, siamo schiave di chi ci governa!
- Della luna?
- S, rispose la baesine.
- Vado a dire a Lamme di venirti a vedere.
- Non lo fare, esclam la baesine: egli piangerebbe e io pure.
- Non hai mai visto sua moglie? rispose Ulenspiegel.
Sospirando ella rispose:
- Sua moglie pecc con lui e fu condannata a una crudele penitenza. Ella sa che Lamme va in mare per il trionfo dell'eresia, ed  cosa dura per un cuore cristiano. Difendilo se lo assalgono; curalo se  ferito: sua moglie mi ha ordinato di rivolgerti questa preghiera.
- Lamme  mio fratello ed amico, rispose Ulenspiegel.
- Ah!, esclam la donna, perch non rientrate in seno a vostra santa madre Chiesa?
- Essa mangia i propri figli, rispose Ulenspiegel.
E se ne and.
Un mattino di marzo, in cui il vento soffiava gelido, continuando ad ingrossare il ghiaccio e a impedire alla nave di Trs-Long di galeggiare, i marinai e i soldati del bastimento facevano baldoria di slitte e di pattini.
Ulenspiegel, era all'albergo, e la graziosa donna, tutta malinconica e con accento commosso, gli disse:
- Povero Lamme! Povero Ulenspiegel!
- Perch ti lamenti? domand egli.
- Ahim! Ahim! rispose la donna: perch non credete nella messa? Voi andreste senza dubbio in paradiso e io potrei salvarmi in questa vita.
Vedendo che ella andava sull'uscio ad ascoltare, attenta, Ulenspiegel le domand:
- Ascolti forse cadere la neve?
- No, rispose la donna.
- Porgi forse l'orecchio al vento lamentoso?
- No, ripet la donna.
- E nemmeno all'allegro rumore che fanno i nostri marinai nella vicina taverna?
- La morte viene come un ladro, disse la donna.
- La morte! esclam Ulenspiegel. Non ti capisco. Rientra e parla.
- Essi sono laggi, diss'ella.
- Chi, essi?
- Chi? I soldati di Simonen Bol, che stanno per precipitarsi sopra di voi nel nome del duca; vi si tratta bene qui come i buoi che si vogliono mandare al macello. Ah perch, esclam scoppiando in lacrime, perch lo so soltanto ora?
- Non piangere, non gridare e non ti muovere! disse Ulenspiegel.
- Non mi tradire, preg la donna.
Ulenspiegel usc dall'albergo, corse per tutte le taverne e le baracche, mormorando all'orecchio dei marinai e dei soldati queste parole: "Arrivano gli Spagnoli".
Tutti si rifugiarono sulla nave, prepararono quanto occorreva per la battaglia e attesero il nemico.
Ulenspiegel disse a Lamme:
- Vedi quella graziosa donna in piedi sul molo, con quella veste nera ricamata di scarlatto, che si nasconde il viso sotto il cappello bianco?
- Che m'importa! rispose Lamme. Ho freddo e voglio dormire.
E si avvolse la testa nell'oppert-kleed. E cos fu come un uomo sordo.
Ulenspiegel riconobbe allora la donna e le grid dal vascello:
- Vuoi seguirci?
- Fino alla morte, rispose ella: ma non posso.
- Faresti bene, disse Ulenspiegel; ma pensaci prima: quando l'usignolo rimane nella foresta  contento e canta; ma se la lascia e rischia le sue piccole ali al vento d'alto mare, se le spezza e muore.
- Ho cantato a casa mia, rispose la donna, e canterei fuori, se potessi. Poi s'avvicin alla nave e disse: Prendi questo balsamo per te e per il tuo amico che dorme quando occorrerebbe vegliare.
E si allontan dicendo:
- Lamme ! Lamme! Dio ti protegga e ritorna sano e salvo.
E si scopr il viso.
- Mia moglie, moglie mia! grid Lamme. E cerc di saltare sul ghiaccio.
- La tua moglie fedele! diss'ella.
E corse via di galoppo.
Lamme volle saltare dal ponte sul ghiaccio, ma un soldato, che lo trattenne per il suo opperst-kleed, glielo imped. Egli pianse, grid, supplic che gli permettessero di partire. Ma il prevosto gli disse:
- Se abbandoni la nave sarai impiccato.
Lamme tent nuovamente di gettarsi sul ghiaccio, ma un vecchio pezzente lo trattenne, dicendogli:
- Il pavimento  umido; potresti bagnarti i piedi.
E Lamme ricadde sul deretano, piangendo e ripetendo:
- Mia moglie, moglie mia! lasciatemi andare da mia moglie!
- La rivedrai, disse Ulenspiegel. Essa ti ama, ma ama Dio pi di te.
- Diavolessa inviperita, grid Lamme. Se ama Dio pi di suo marito, perch si mostra a me cos graziosa e desiderabile? E se mi ama, perch mi abbandona?
- Tu vedi chiaro nei pozzi profondi? Chiese Ulenspiegel.
- Ahi! diceva Lamme, non tarder a morire.
E rimase sul ponte, pallido e disperato.
Nel frattempo arrivarono i soldati di Simonen Bol con molta artiglieria.
Essi tirarono sulla nave, che rispose. E le palle spezzavano il ghiaccio tutto intorno. Verso sera una tepida pioggia cadde.
Siccome il vento soffiava da ponente, il mare si fece tempestoso sotto il ghiaccio e lo sollev in enormi blocchi che si videro innalzarsi e ricadere, urtarsi, passare l'uno sull'altro senza pericolo per la nave, la quale, allorch l'alba infranse le nubi notturne, aperse le sue ali di lino come un uccello di libert e vog verso il mare libero.
Ivi essi raggiunsero la flotta di messer di Lumey de la Marche, ammiraglio di Olanda e Zelanda, capo e capitano generale, che come tale portava una lanterna sull'alto della sua nave.
- Guardalo bene, figlio mio, disse Ulenspiegel; costui non ti risparmier se tu ti ostini a voler lasciare la nave. Non odi la sua voce scoppiare come il tuono? Guarda come  lungo e forte nella sua alta statura! Guarda le sue lunghe mani dalle unghie adunche! Guarda i suoi occhi rotondi, occhi d'aquila, e freddi, e la sua lunga barba puntuta che lascer crescere finch non avr impiccati tutti i frati e i preti per vendicare la morte dei due conti! Guarda com' tremendo e crudele; egli ti far impiccare senza piet, se tu continui a gemere e a gridare: Moglie mia!
- Figlio mio, rispose Lamme, parla di corda al prossimo chi ha gi al collo il collare di canepa.
- Tu lo porterai per il primo. Questo  il mio voto d'amico, disse Ulenspiegel.
- Ti vedr sulla forca cacciare dal becco, lunga una tesa, la tua lingua velenosa, rispose Lamme.
E tutti e due erano sul punto di ridere.
Quel giorno, il vascello di Trs-Long prese una nave di Biscaglia carica di mercurio, di polvere d'oro, di vini e di spezie. E la nave fu vuotata della sua midolla, dei suoi uomini e del suo bottino, come un osso di bue sotto il dente di un leone.
Ci accadde nel medesimo tempo in cui il duca ordinava ai Paesi Bassi crudeli e abominevoli imposte, obbligando tutti gli abitanti che vendessero beni mobili o immobili a pagar mille fiorini su diecimila. E questa tassa ebbe carattere permanente. Tutti i mercanti e venditori di qualsiasi genere dovettero pagare al re il decimo del prezzo di vendita, e il popolo disse che dalle mercanzie vendute dieci volte in una settimana, il re non lasciava niente per gli altri.
E cos il commercio e le industrie se ne andarono verso Rovina e Morte.
E i Pezzenti presero la Briele, forte piazza marittima che fu chiamata il Verziere della libert.
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2.
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Nei primi giorni di maggio, mentre la nave vogava fieramente sulle onde con un cielo limpidissimo, Ulenspiegel si mise a cantare:
Battono le ceneri sul mio cuore.
Son venuti i carnefici ed hanno colpito
Con il pugnale, il ferro, il fuoco e la forza.
Hanno pagato lo spionaggio vile.
Dov'era Amore e fede, dolci virt,
Hanno suscitato Delazione e Diffidenza.
Siano colpiti i macellai,
Battete il tamburo di guerra!
Viva il Pezzente! Battete il tamburo!
Presa  la Briele,
Ed anche Flessingue  presa, chiave d'Escaut;
Dio  buono, Camp-Veere  presa,
Dov'era l'artiglieria di Zelanda!
Noi abbiamo palle, polvere e bombe,
Bombe di ferro e bombe di ghisa.
Dio  con noi, chi dunque ci  contro?
Battete il tamburo di guerra e di gloria!
Viva il Pezzente! Battete il tamburo!
La spada  tratta, in alto i nostri cuori,
Fermo il braccio, ch tratta  la spada!
Morte al carnefice, la stoppa allo spogliatore,
A re spergiuro popolo ribelle.
Tratta  la spada per il nostro diritto,
Per le case, le donne e i figli nostri.
Tratta  la spada, battete il tamburo!
In alto sono i nostri cuori, ferme le nostre braccia.
Battete il tamburo di guerra, battete il tamburo!
- S, compari e amici, disse Ulenspiegel, s, essi hanno innalzato ad Anversa, dinnanzi alla Casa del Comune, uno straordinario palco coperto di stoffa rossa; il duca ci sta seduto sopra come un re sul suo trono, fra staffieri e soldati. Volendo sorridere benevolmente fa un'acre smorfia. Battete il tamburo di guerra! Egli ha concesso una grazia: silenzio! la sua corazza dorata risplende al sole, il gran prevosto sta a cavallo presso il baldacchino; ecco avanzarsi l'araldo con i suoi suonatori di timballi; egli legge;  il perdono elargito a tutti coloro che non hanno peccato; gli altri saranno crudelmente puniti. Udite, compari, egli legge un editto che ordina, sotto pena di ribellione, il pagamento delle decime.
E Ulenspiegel cant:
O duca! odi tu dunque la voce del popolo,
Il forte rumore?  il mare che cresce
Al tempo delle grandi ondate.
Basta denaro, basta sangue,
Bastino le rovine! Battete il tamburo!
La spada  tratta! Battete il tamburo di morte!
 il colpo d'unghia sulla piaga sanguinante,
La rapina dopo la morte. T'occorre dunque
Mescere il nostro oro col nostro sangue per berlo?
Noi seguiamo la via del dovere, all'opposto
Di Sua Reale Maest. Sua Maest  spergiura,
Noi siamo sciolti dal giuramento. Battete il tamburo
di guerra!
Duca d'Alba, duca sanguinario,
Guarda queste baracche e queste botteghe chiuse,
Guarda questi birrai, panettieri e speziali,
Che per non pagare rifiutano di vendere.
Chi dunque ti saluta quando passi?
Nessuno. Non senti come una nebbia pestilenziale,
Odio e Disprezzo che ti avvolgono?
La bella terra delle Fiandre,
L'allegro paese di Bramante,
Son fatti tristi come cimiteri.
L dove un tempo, nella libert,
Le viole cantavano e i pifferi guaivano,
Stanno il silenzio e la morte.
Battete il tamburo di guerra!
In vece di faccie ilari,
Di bevitori e di cantatori innamorati,
Guarda i pallidi volti
Di quelli che rassegnati attendono
Il colpo di spada dell'ingiustizia.
Battete il tamburo di guerra!
Nessuno pi ode nelle taverne
L'allegro tintinnar delle pinte,
N le chiare voci delle ragazze
Cantare a schiere nelle strade.
E Brabante e Fiandra, paesi di gioia,
Son diventati paesi di lacrime.
Battete il tamburo di lutto!
Terra di padri, amata sofferente,
Non piegare la fronte sotto il piede assassino!
Api laboriose, precipitatevi a sciami
Sui calabroni di Spagna.
Cadaveri delle donne e delle fanciulle sepolte vive,
Gridate a Cristo: Vendetta!
Errate di notte nei campi, povere anime,
Gridate verso Dio! Il braccio freme per colpire,
La spada  tratta, duca, noi ti strapperemo le viscere
E con esse ti frusteremo sul viso.
Battete il tamburo. La spada  tratta!
Battete il tamburo, evviva il Pezzente!
E tutti i marinai e i soldati della nave d'Ulenspiegel e quelli delle altre navi cantavano:
- La spada  tratta! Evviva il Pezzente!
E le loro voci rombavano come un tuono di liberazione.
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3.
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Il mondo era in gennaio, il mese crudele che gela il vitello nel ventre della vacca. Neve e gelo. I ragazzi prendevano col vischio i passeri che cercavano sulla neve indurita un po' di cibo, e portavano quella selvaggina nelle loro capanne.
Contro il cielo grigio e chiaro, spiccavano immobili gli scheletri degli alberi, i cui rami erano coperti di nevosi cuscini, come pure n'erano coperte le capanne e i muri dove si vedevano le impronte delle zampe dei gatti che, anch'essi, cacciavano i passeri sulla neve. A perdita d'occhio, le praterie erano nascoste sotto questo meraviglioso vello che mantiene tepida la terra contro l'acre freddo dell'inverno. Il fumo delle case e delle capanne s'innalzava nero verso il cielo, e non s'udiva nessun rumore.
E Katheline e Nele erano sole in casa; e Katheline, scuotendo il capo, diceva:
- Hanske, il mio cuore batte per te. Bisogna che tu renda i settecento carlini a Ulenspiegel, figlio di Soetkin. Anche se sei bisognoso, vieni, affinch io possa vedere la tua faccia rilucente. Togli il fuoco, la testa brucia. Ahi! dove sono i tuoi nevosi baci? dov' il tuo corpo di ghiaccio, Hans, amor mio?
Ed ella stava alla finestra. A un tratto pass, correndo al galoppo, un voet-looper, un corriere che portava campanelli alla cintura, e gridava:
- Ecco che viene il podest, l'alto podest di Damme!
Ed egli and cos fino alla Casa del Comune, per radunarvi i borgomastri e gli scabini.
Allora, nel fitto silenzio, Nele ud suonare due trombe. Tutti quelli di Damme accorsero sugli usci, credendo che quelle fanfare annunciassero Sua Maest Reale.
E Katheline scese anch'essa sull'uscio con Nele. Da lontano, esse videro alcuni brillanti cavalieri che caracollavano in schiera, e, innanzi a loro, anch'egli a cavallo, un personaggio coperto d'un opperst-kleed di velluto nero adorno di martora, con farsetto di velluto a passamani d'oro fino, e scarpine di vitello foderate di martora. E riconobbero l'alto podest.
Dietro di lui cavalcavano giovani signori, i quali, non ostante l'ordinanza del defunto Imperatore, portavano alle loro vestimenta di velluto ricami, passamani, fasce, filettature d'oro, d'argento e di seta. E i loro opperst-kleederen, sotto gli abiti esterni, erano adorni di pelo come quelli del podest. Essi cavalcavano gaiamente, agitando al vento le lunghe piume di struzzo che guarnivano i loro tocchi con bottoniere e passamani d'oro.
E pareva che tutti fossero buoni amici e compagni del gran podest, e specialmente un signore d'acre volto, vestito di velluto verde con passamani d'oro, il cui mantello era di velluto nero come il suo tocco adorno di lunghe penne. Ed egli aveva un naso a forma di becco d'avoltoio, la bocca sottile, il pelo rosso, il volto pallido, e il portamento fiero.
Mentre la schiera di quei signori passava dinnanzi alla casa di Katheline, questa d'un tratto salt alla briglia del cavallo del pallido signore, e pazza di gioia, grid:
- Hans! amor mio, lo sapevo, tu ritorni. Sei bello, cos vestito di velluto e rilucente d'oro come un sole sulla neve! Mi porti i settecento carlini? T'udr ancora gridar come l'ossifraga?
L'alto podest fece fermare il corteo dei gentiluomini e il pallido signore disse:
- Che vuol da me questa stracciona?
Ma Katheline, sempre tenendo il suo cavallo per la briglia, diceva:
- Non te ne riandare, ho pianto tanto per te. Dolci notti, amor mio, baci di neve e corpo di ghiaccio. La bimba  qui!
E gli addit Nele che lo guardava corrucciata perch aveva sollevato su Katheline il suo scudiscio. Ma Katheline, piangendo, esclamava:
- Ah! non ti ricordi? Abbi piet della tua serva. Conducila dove vuoi, con te. Togli il fuoco, Hans, piet!
- Vattene! disse egli.
E spinse innanzi il suo cavallo con tal forza che Katheline, abbandonata la briglia, cadde; e il cavallo le pass sopra, e le fece una sanguinosa ferita alla fronte.
Allora il podest disse al pallido signore:
- Messere, conoscete questa donna?
- Non la conosco, rispose l'altro. Senza dubbio  una pazza.
Ma Nele, rialzata Katheline da terra, disse:
- Se questa donna  pazza, io non lo sono, monsignore, e vorrei morire qui, di questa neve che mangio, - ed ella prese un po' di neve con le dita, - se quest'uomo non ha conosciuta mia madre, se non le ha preso in prestito il suo denaro, se non ha ucciso il cane di Claes per disotterrare presso il muro del pozzo della nostra casa settecento carlini appartenenti al povero morto.
- Hans, carino mio, piangeva Katheline sanguinante e in ginocchio, Hans, mio adorato, dammi il bacio di pace: guarda il sangue che cola: l'anima ha fatto il buco e vuol uscire; fra poco morr: non mi lasciare. Poi, parlando sottovoce: Un tempo uccidesti per gelosia il tuo compagno lungo la diga. (E stese il dito verso Dudzeele). Tu m'amavi molto, allora.
Ed ella stringeva il ginocchio del gentiluomo e l'abbracciava: prendeva il suo scarpino e lo baciava.
- Chi  quest'uomo ucciso? domand l'alto podest.
- Non so, monsignore, disse l'altro. Non ci curiamo dei discorsi di questa miserabile, e andiamo avanti.
Il popolino s'era raccolto intorno a loro; grandi e piccoli borghesi, manovali e contadini, prendendo la parti di Katheline, gridavano:
- Giustizia, monsignor Podest, giustizia!
E il podest disse a Nele:
- Chi  quest'uomo ucciso? Parla per Iddio e per la verit.
Nele, additando il gentiluomo pallido, parl e disse:
- Costui  venuto ogni sabato nel Keet per vedere mia madre e prenderle il suo denaro: egli ha ucciso un suo amico, di nome Ilberto, nel campo di Servaes Van der Vichte, non per amore, come crede quest'innocente insensata, ma per avere, egli solo, i settecento fiorini.
E Nele narr gli amori di Katheline, e ci che essa aveva udito quando s'era nascosta, di notte, dietro la diga che attraversa il campo di Servaes Van der Vichte.
- Nele  cattiva, diceva Katheline, e parla duramente ad Hans, suo padre.
- Giuro, disse Nele, che egli gridava come una ossifraga per annunciare la sua presenza.
- Tu menti, esclam il gentiluomo.
- Oh no! soggiunse Nele, e monsignor podest e tutti questi nobili signori qui presenti, vedono bene che non mento: tu sei pallido non di freddo, ma di paura. Come mai il tuo volto non risplende pi? Hai dunque perduta la miscela incantata con cui ti stropicciavi le gote perch sembrassero chiare come le onde d'estate quando piove? Ma, maledetto stregone, tu sarai bruciato vivo dinnanzi alla Casa del Comune. Tu hai cagionato la morte di Soetkin, tu che riducesti alla miseria il suo figliuolo orfano; tu, uomo nobile, senza dubbio, che venivi da noi, borghesi, per portare una sola volta denaro a mia madre e per prendergliene poi, sempre.
- Hans, diceva Katheline, mi condurrai ancora al sabato delle streghe e mi ungerai di balsamo; non dare ascolto a Nele, essa  cattiva. Vedi il sangue, l'anima ha fatto il buco e vuol uscire! Fra poco morir, e andr nel limbo, dove non si brucia.
- Taci, pazza strega; io non ti riconosco, esclam il gentiluomo, e non so che cosa tu voglia dire!
- Eppure sei tu quello che venne con un compagno per darmelo per marito, disse Nele. E sai anche che io mi ribellai. Che fece, il tuo amico Ilberto, che fece dei suoi occhi dopo ch'io vi piantai le unghie?
- Nele  cattiva, diceva Katheline, non crederle, Hans, carino mio: ella  corrucciata contro Ilberto che tent di prenderla con la violenza, ma Ilberto non pu pi farlo ora, ora che i vermi lo hanno divorato: e Ilberto era brutto. Hans, carino mio, tu solo sei bello; e Nele  cattiva.
A questo punto il podest disse:
- Donne, andate in pace.
Ma Katheline non voleva lasciare il posto dov'era il suo amico. E bisogn condurla a casa con la forza.
E tutto il popolo che s'era radunato gridava:
- Giustizia, monsignore, giustizia!
I sergenti del comune erano accorsi al rumore. Il podest ordin loro di rimanere, e disse ai signori e gentiluomini:
- Messeri, nonostante tutti i privilegi che proteggono l'ordine illustre della nobilt nei paesi di Fiandra, in base alle accuse, e specialmente in base a quella di stregoneria, sporte contro messer Joos Damman, io debbo farlo arrestare affinch egli sia giudicato secondo le leggi e le ordinanze dell'Impero. Consegnatemi la vostra spada, messer Joos,
- Monsignor podest, disse Joos Damman, con grande alterigia e fierezza nobiliare, arrestandomi voi violate la legge di Fiandra, poich non siete giudice. Ora, voi sapete che non  lecito arrestare senza mandato del giudice, se non i falsi monetari, i grassatori da strada, gli incendiari, i violatori di donne, i gendarmi che abbandonino il loro capitano, gli incantatori che adoperino il veleno per intossicare le acque, i frati o le beghine fuggiti dai conventi, e i banditi. Ors, messeri, difendetemi!
Qualcuno voleva assecondarlo. Ma il podest disse loro:
- Messeri, rappresentante in questo luogo del nostro re, conte e signore, al quale  riservata la decisione dei casi difficili, io vi ordino e impongo, sotto pena d'essere dichiarati ribelli, di rimettere le vostre spade nel fodero.
I gentiluomini ubbidirono. E siccome messer Joos Damman esitava ancora, il popolo grid:
- Giustizia, monsignore, giustizia! Consegni la sua spada!
Ed egli allora, molto suo malgrado, la consegn, e, disceso di cavallo, fu condotto da due sergenti nella prigione del comune.
Tuttavia non fu rinchiuso nei sotterranei, ma in una camera con grate di ferro, dove egli ebbe, pagando, un buon fuoco, un buon letto e buon nutrimento di cui met andava al carceriere.
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4.
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L'indomani, il podest, i due cancellieri criminali, due scabini e un cerusico andarono verso Dudzeele per vedere se potevano trovare nel campo di Servaes Van der Vichte il corpo d'un uomo, lungo la diga che attraversava il campo.
Nele aveva detto a Katheline: "Hans, il tuo caro Hans, vuole la mano tagliata d'Ilberto: questa sera egli grider come l'ossifraga, entrer nella capanna e ti porter i settecento fiorini carlini".
Katheline aveva risposto: "La taglier". E infatti prese un coltello e se ne and accompagnata da Nele e seguita dagli uffiziali giudiziari.
Ella camminava veloce e fiera con Nele, cui l'aria fine imporporava il viso grazioso.
Gli uffiziali della giustizia, vecchi e catarrosi, la seguivano intirizziti; e tutti sembravano ombre nere sulla pianura candida; e Nele portava una vanga.
Quando furon giunti nel campo di Servaes Van der Victhe e sulla diga, Katheline, fermandosi nel mezzo, mostr alla sua destra la prateria e disse: "Hans, tu non sapevi che io ero nascosta l, tremando al rumor delle spade. E Ilberto grid: Questo ferro  freddo. Ilberto era brutto, Hans  bello. Tu avrai la sua mano. Lasciami sola".
Quindi spezz il ghiaccio per uno spazio grande quanto una bara: giunse all'erba umida, poi alla sabbia, e monsignor podest, i suoi uffiziali, Nele e Katheline videro il corpo d'un uomo giovane, bianco di calce a cagione della sabbia. Egli era vestito d'un farsetto di panno grigio, con un mantello dello stesso colore. La spada stava posata al suo fianco. Alla cintura aveva una borsa di maglia e un lungo pugnale piantato sotto il cuore; e c'era del sangue sul panno del farsetto; e quel sangue era colato sotto il dorso. E l'uomo era giovane.
Katheline gli tagli la mano e se la mise in tasca. Il podest la lasci fare, poi le comand di spogliare il cadavere di tutti i suoi vestiti e ornamenti. Katheline domand prima se questi fossero gli ordini di Hans, e il podest rispose che egli eseguiva la sua volont. E Katheline allora fece quanto le era richiesto.
Quando il cadavere fu spogliato, apparve stecchito come il legno, ma non putrefatto; e il podest e gli uffiziali della giustizia se ne andarono dopo averlo fatto ricoprire con la sabbia. I sergenti portavano le spoglie.
Passando dinnanzi alla prigione del comune, il podest disse a Katheline che Hans ve l'attendeva; ella v'entr contenta.
Nele tent d'impedirglielo e Katheline le rispose: "Voglio vedere Hans, mio signore".
E Nele piangeva sulla soglia, sapendo che Katkeline era arrestata come strega per gli scongiuri e le figure che aveva fatto sulla neve.
E si diceva a Damme che non ci sarebbe stato perdono per lei.
E Katheline fu chiusa nel sotterraneo occidentale della prigione.
...
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...
5.
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L'indomani il vento si mise a soffiar da Bramante: la neve si fuse e le praterie furono inondate.
E la campana detta borgstorm chiam i giudici al tribunale della vierschare, sotto la tettoia, perch i banchi di zolle erbose erano troppo umidi.
E il popolino circondava il tribunale.
Joos Damman vi fu condotto libero d'ogni vincolo, con i suoi nobili ornamenti; Katheline invece con le mani legate e vestita d'un abito di tela grigia, che  l'abito della prigione.
Joos Damman, interrogato, confess di aver ucciso il suo amico Ilberto in duello, alla spada. Quando gli fu detto: "Ilberto  stato colpito con un pugnale", Joos Damman rispose: "L'ho colpito quando gi era caduto perch tardava a morire. Io confesso volentieri questo omicidio, perch sono protetto dalle leggi di Fiandra che vietano di perseguitare l'omicida dopo dieci anni".
- Non sei stregone? gli chiese il podest.
- No, rispose Damman.
- Provalo, disse il podest.
- Lo far a tempo e luogo, disse Joos Damman, ma ora, no.
Allora il podest interrog Katheline; e Katheline non ud, e guardando Hans, disse:
- Tu sei il mio verde signore, bello come il sole. Togli il fuoco, carino mio!
Ma Nele, parlando in vece sua, disse:
- Ella non pu confessare se non quello che voi gi sapete, messeri; ella non  una strega, ma soltanto  pazza.
Allora parl il podest, e disse:
- Stregone  colui il quale, con mezzi diabolici scientemente adoperati, si sforza di raggiungere un fine. Ora, questi due accusati, uomo e donna, sono stregoni nell'intenzione e nel fatto: egli per aver prodotto l'unguento del sabato delle streghe e per essersi illuminato il volto con l'intento di estorcere denaro e di sodisfare la propria lussuria; ella, per essersi sottomessa a lui, credendolo un diavolo, e per essersi abbandonata alla sua volont; l'uno essendo cos fautore di malefici, l'altra diventando in modo manifesto sua complice. Non bisogna dunque avere nessuna piet, e lo dico perch vedo gli scabini e i popolani troppo benevoli verso la donna. Ella non ha,  vero, n ucciso, n rubato, n gettato malefici su nessun animale o persona, n guarito malati con rimedi straordinari, ma soltanto con semplici noti, da onesta e cristiana medichessa; ma ella tent di dare la propria figlia al diavolo, e se questa non avesse, malgrado la sua giovane et, resistito con cos franco e valoroso coraggio, sarebbe caduta in bala di Ilberto e divenuta una strega come costei. Dunque io domando ai signori del tribunale se non sono d'opinione che si debbano ambedue sottoporre alla tortura.
Gli scabini non risposero, mostrando chiaramente che quella non era la loro intenzione quanto a Katheline.
Allora il podest, seguitando il suo discorso disse:
- Io sono come voi mosso da piet e misericordia verso di lei, ma questa strega dissennata, obbedendo cos docilmente al diavolo, non avrebbe potuto, se il suo miserabile coaccusato glielo avesse imposto, non avrebbe potuto, dico, tagliar la testa della sua propria figlia con una roncola, come Caterina Darn, nel paese di Francia, fece a sue due figlie per istigazione del diavolo? Non avrebbe potuto, se il suo vero marito glielo avesse ordinato, uccidere gli animali; inacidire il burro nella zangola gettandovi dello zucchero; assistere di persona a tutti gli omaggi resi al diavolo, a tutte le danze, abominazioni e copule delle streghe? Non poteva mangiar carne umana, uccidere fanciulli per farne pasticci e venderli, come fece un pasticciere di Parigi; tagliar le cosce degli impiccati per portarsele via e mangiarle, ed essere cos infame ladra e sacrilega? E io chiedo al tribunale che, per sapere se Katheline e Joos Damman abbiano commessi altri delitti oltre quelli gi noti e ricercati, siano ambedue sottoposti alla tortura. Poich Joos Damman si ostina a non voler confessare se non l'omicidio e Katheline a tacere, le leggi dell'Impero ci impongono di procedere cos come ho detto.
E gli scabini pronunciarono la sentenza di tortura per il venerd, cio per due giorni dopo.
E Nele gridava: "Grazia, messeri!" e il popolo gridava con lei. Ma invano.
E Katheline, guardando Joos Damman, diceva:
- Ho la mano d'Ilberto, vieni a prenderla questa notte, amor mio.
Ed essi furono ricondotti in prigione.
Ivi, per ordine del tribunale, il carceriere mise al loro fianco due guardiani i quali dovevano batterli ogni qual volta avessero mostrato d'addormentarsi; ma i due guardiani di Katheline la lasciarono dormire tutta la notte; e quelli di Joos Damman lo battevano crudelmente ogni volta che chiudeva gli occhi o soltanto curvava la testa.
Soffersero dunque la fame durante tutto il mercoled, durante la notte e il gioved fino alla sera, in cui dettero loro da mangiare e da bere un po' di carne salata e salnitrata, e acqua egualmente salata e salnitrata. Fu l'inizio della tortura. E al mattino, i sergenti li condussero nella camera infernale che gridavano di sete.
Ivi, furono posti l'uno di fronte all'altra, e legati sopra un banco coperto di corde a nodi che li facevano soffrire atrocemente.
E dovettero bere un bicchiere d'acqua salata e salnitrata per ciascuno.
Joos Damman che cominciava ad addormentarsi sul banco fu battuto dai sergenti.
E Katheline diceva:
- Non lo battete, signori, voi spezzate il suo povero corpo. Egli non ha commesso che un delitto, uno solo, per amore, quando uccise Ilberto. Io ho sete e tu pure, Hans, amor mio! Dategli da bere prima. Acqua! Un poco d'acqua. Il corpo mi brucia. Risparmiatelo: io morir per lui fra poco. Da bere!
E Joos le disse:
- Brutta strega, muori e crepa come una cagna. Gettatela nel fuoco, signori giudici. Da bere!
Il cancelliere scriveva ogni sua parola.
Il podest allora disse:
- Non hai nulla da confessare?
- Non ho pi nulla da dire, rispose Damman; voi sapete tutto.
- Poich persiste nel suo diniego, disse il podest, rimarr su questi banchi e queste corde fino a una nuova e completa confessione, soffrir la sete, e gli si impedir di dormire.
- Rimarr, rispose Joos Damman, e mi divertir a guardar questa strega soffrire su quel banco. Come ti sembra il letto nuziale, mia innamorata?
E Katheline, gemendo, diceva:
- Braccia fredde e cuore caldo, Hans, amor mio, ho sete, la testa brucia!
- E tu, donna, chiese il podest, non hai niente da dire?
- Odo il carro della morte e il rumor secco delle ossa, rispose Katheline. Ho sete! E la sete mi conduce in un gran fiume dove c' molt'acqua, acqua fresca e limpida; ma quest'acqua  fuoco. Hans, amor mio, liberami da queste corde! S, io sono in purgatorio e vedo, in alto, monsignore Ges nel suo paradiso e la signora Vergine tanto misericordiosa. Oh! nostra cara Signora, datemi una goccia d'acqua; non mordete da sola quelle belle frutta.
- Questa donna  colpita da crudele follia, disse uno degli scabini. Bisogna toglierla dal banco di tortura.
- Essa non  pi pazza di me, disse Joos Damman, e recita una commedia. E con voce minacciosa grid: Ti vedr nel fuoco, tu che fai cos bene la parte dell'insensata.
E digrignando i denti rise della sua crudele menzogna.
- Ho sete, disse Katheline, abbiate piet di me, ho sete! Hans, amor mio, dammi da bere. Come  bianco il tuo viso! Lasciate che io mi avvicini a lui, signori giudici. E spalancando la bocca, grid: S, s, essi mettono ora il fuoco nel mio petto, e i diavoli mi legano su questo letto crudele. Hans, prendi la tua spada e uccidili, tu che sei cos potente. Acqua, da bere! da bere!
- Crepa, strega, disse Joos Damman: bisognerebbe metterle il bavaglio per impedirle di sollevarsi cos alla mia altezza, ella plebea mentre io sono nobile.
A queste parole, uno scabino, nemico della nobilt, rispose:
- Messer podest,  contrario ai diritti e alle consuetudini dell'Impero, mettere bavaglio a chi si sta interrogando; perch costoro sono qui per dire la verit e per esser giudicati da noi in base alle loro parole. Ci non  permesso se non quando l'accusato, per il quale si sia pronunciata sentenza di condanna, potrebbe parlare al popolo dal patibolo, intenerirlo e suscitare sommosse popolari.
- Ho sete, diceva Katheline, dammi da bere, Hans, amor mio.
- Ah! tu soffri dunque, maledetta strega, disse Joos Damman, unica causa di tutti i tormenti che io sopporto! Ma in questa camera d'inferno tu subirai il supplizio delle candele, la colla, i pezzi di legno fra le dita dei piedi e delle mani. Nuda, ti faranno cavalcare una bara il cui dorso sar tagliente come una lama, e tu confesserai che non sei pazza, ma una brutta strega, cui Satana ha comandato di maltrattare i nobili. Da bere!
- Hans, amor mio, diceva Katheline, non ti stizzire contro la tua serva! io soffro mille pene per te, mio signore. Risparmiatelo, signori giudici: dategli da bere un bicchiere colmo, e non ne lasciate per me che una goccia! Hans, non  ancora giunta l'ora dell'ossifraga?
Allora il podest disse a Joos Damman:
- Quando uccidesti Ilberto, quale fu il movente di quel combattimento?
- Una fanciulla di Heyst che volevamo avere tutti e due, rispose Joos.
- Una fanciulla di Heyst, grid Katheline cercando di sollevarsi sul suo banco: tu mi inganni con un'altra, diavolo traditore. Sapevi che io stavo a spiarti dietro la diga, quando dicevi che tu volevi tutto il denaro, cio quello di Claes? Senza dubbio per andarlo a spendere con lei in gozzoviglie! Ahi! e io che gli avrei dato il mio sangue se avessi potuto trasformarlo in oro! E tutto per un'altra! Che tu sia maledetto!
Ma d'un tratto, piangendo e cercando di voltarsi sul suo banco di tortura. soggiunse:
- No, Hans, dimmi che tu amerai ancora la tua povera serva, e gratter la terra con le mie dita, e trover un tesoro; s, ce n' uno; e andr con la bacchetta di nocciuolo che si piega dalla parte dove sono i metalli; e lo trover, e te lo porter; baciami, carino, e tu sarai ricco; e noi mangeremo carne e berremo birra ogni giorno; s, s, e anche tutti questi signori bevono birra, birra fresca, spumeggiante. Oh! signori, datemene una goccia, una goccia soltanto, io sono nel fuoco; Hans, so dove ci sono nocciuoli, ma bisogna aspettare la primavera..
- Taci, strega, disse Joos Damman, io non ti conosco. Tu hai scambiato me con Ilberto: era lui che ti veniva a trovare. E nel tuo malvagio spirito tu lo chiamasti Hans. Sappi che io mi chiamo Joos e non Hans; noi eravamo della stessa statura, io e Ilberto; non ti conosco; fu senza dubbio Ilberto che rub i settecento fiorini; da bere; mio padre pagher cento fiorini un bicchierino d'acqua; ma non conosco questa donna.
- Monsignore e messeri, esclam Katheline, egli dice di non conoscermi, ma io lo conosco, io, e so che ha sulla schiena una macchia pelosa, bruna e grande come una fava. Ah! tu amavi una fanciulla di Heyst! Un buon amante arrossisce della propria amica? Hans, non sono forse ancora bella?
- Bella! esclam Joos. Hai un viso come una nespola e un corpo magro come uno stecco: guardate che straccio vorrebbe farsi amare da un nobile! Da bere!
- Non parlavi cos Hans, mio dolce signore, disse Katheline, non parlavi cos quando ero pi giovane di sedici anni. Poi, battendosi la testa e il petto, grid:  il fuoco, il fuoco che ho qui dentro, che mi inaridisce il cuore e il volto: non me lo rimproverare; ti ricordi quando mangiavamo salato per bere di pi, come tu dicevi? Ora il sale  in noi, amor mio, e monsignor podest beve vino di Romagna. Noi non vogliamo vino; dateci acqua. Scorre fra l'erbe il ruscelletto che fa la chiara sorgente; la buona acqua  fredda. No, no, brucia!  acqua infernale! E Katheline pianse, e disse: Non ho fatto male a nessuno, e tutti mi gettano nel fuoco. Da bere; si d acqua ai cani randagi. Io sono cristiana: datemi da bere. Non ho fatto male a nessuno. Da bere!
Allora uno scabino disse:
- Questa strega  pazza soltanto per ci che riguarda il fuoco ch'essa dice che le brucia la testa; ma non lo  per il resto, poich ci ha aiutato con lucido spirito a scoprire i resti del morto. Se sul corpo di Joos Damman si trova la macchia pelosa, questo segno basta per constatare la sua identit con il diavolo Hans, del quale Katheline fu innamorata. Carnefice, mostraci la macchia.
Il carnefice, scoprendo il collo e la spalla di Joos, mostr la macchia bruna e pelosa.
- Ah! diceva Katheline, come  bianca la tua pelle! si direbbe che siano spalle di fanciulla; tu sei bello, Hans, amor mio; da bere!
Il carnefice punse con un lungo ago la macchia. Ma essa non sanguin.
E gli scabini dicevano fra di loro:
- Costui  diavolo, e avr ucciso Joos Damman e prese le sue forme per meglio ingannare la povera gente.
E il podest e gli scabini s'impaurirono.
-  un diavolo e qui c' maleficio.
E Joos Damman, disse:
- Voi sapete che non c' maleficio e che esistono di queste escrescenze carnose che si possono pungere senza che esse sanguinino. Se Ilberto ha preso del denaro da questa strega, poich tale  costei che confessa d'aver dormito con il diavolo, egli lo fece con il suo pieno consenso; e cos egli, nobile, fu pagato per le sue carezze come fanno ogni giorno le sgualdrine. Non ci sono forse a questo mondo dei giovani i quali, come le sgualdrine, fanno pagare alle donne la loro forza e la loro bellezza?
E gli scabini dicevano fra di loro:
- Guardate che diabolica oltracotanza! Il suo porro peloso non ha sanguinato: assassino, diavolo e incantatore, egli vuol gabbarsi soltanto per duellista, addossando gli altri suoi delitti al diavolo amico suo, che egli ha ucciso nel corpo ma non nell'anima..... E osservate come  pallida la sua faccia. Cos sono tutti i diavoli: rossi nell'inferno e lividi sulla terra: poich mancano del fuoco vitale che imporpora il viso, e dentro sono di cenere. Bisogna rimetterlo nel fuoco perch diventi rosso e bruci.
Allora Katheline disse:
- S,  un diavolo, ma un diavolo buono, un dolce diavolo. E Monsignor San Giacomo, suo patrono, gli ha permesso di uscir dall'inferno. San Giacomo prega per lui il signore Ges tutti i giorni. Egli non avr se non settemila anni di purgatorio: la Vergine lo desidera, ma il signor Satana si oppone. Tuttavia ella ottiene ci che vuole. Andrete contro la sua volont? Se voi lo osservate attentamente, vedrete che egli non ha conservato nulla di diabolico, se non il corpo freddo, e il viso rilucente come i flutti del mare, in agosto, quando sta per tuonare.
E Joos Damman disse:
- Taci, strega, tu mi bruci. Poi volgendosi al podest e agli scabini: Guardatemi, soggiunse, io non sono un diavolo, e ho carne e ossa, sangue e linfa. Io bevo e mangio, digerisco e rigetto come voi; la mia pelle  simile alla vostra, e il mio piede pure. Carnefice, toglimi le scarpe, perch io non posso muovermi con i miei piedi legati.
Il carnefice, non senza paura, gliele sfil.
- Guardate, disse Joos, mostrando i suoi piedi bianchi: sono forse piedi forcuti, piedi di diavolo, questi? Quanto al mio pallore, non c' forse nessuno di voi che sia pallido come me? Ne vedo pi di tre dinnanzi a me. Ma colui che pecc, non fui io, bens questa lurida strega e sua figlia, malvagia accusatrice. Dove trovava il denaro che ha imprestato a Ilberto, donde le venivano quei fiorini che gli dette? Non era forse il diavolo che la pagava per accusare e far morire i nobili e gli innocenti? Bisogna domandare a lor due, e non a me, chi sgozz il cane nel cortile, chi scav il buco e se ne and dopo averlo vuotato, senza dubbio per nascondere altrove il tesoro rubato. Soetkin, la vedova, non aveva nessuna fiducia in me, non mi conosceva nemmeno: ma aveva fiducia in loro due e le vedeva ogni giorno. Sono loro che hanno rubato il denaro dell'imperatore.
Lo scabino scrisse, e il podest disse a Katheline:
- Donna, non hai niente da dire in tua difesa?
Katheline, guardando Joos Damman, molto amorosamente disse:
-  l'ora dell'ossifraga. Ho la mano d'Ilberto, Hans, amor mio. Essi dicono che tu mi restituirai i settecento carlini. Togliete il fuoco! togliete il fuoco! grid poi. Da bere, da bere! la testa brucia! Dio e gli angeli mangiano mele in paradiso.
E cadde in deliquio.
- Slegatela dal banco di tortura, disse il podest.
Il carnefice e i suoi aiutanti ubbedirono. Ed ella barcoll sui piedi gonfi, poich il carnefice aveva strette troppo le corde.
- Datele da bere, disse il podest.
Le fu data dell'acqua fresca, ch'ella trangugi avidamente, tenendo il bicchiere fra i denti come un cane fa con un osso, senza volerlo lasciare. Poi le fu data ancora un po' d'acqua ed ella tent di andarla a portare a Joos Damman, ma il carnefice le tolse il bicchiere di mano. Ed ella cadde addormentata come un masso di piombo.
Joos Damman grid furiosamente:
- Anch'io ho sete e sonno. Perch le date da bere? Perch lasciate che dorma?
- Essa  debole, donna e pazza, rispose il podest.
- La sua follia  una finzione, disse Joos Damman, essa  una strega. Voglio bere! Voglio dormire!
E chiuse gli occhi, ma gli knechts del carnefice lo schiaffeggiarono.
- Datemi un coltello, grid Joos, che io tagli a pezzi questi plebei; io sono un nobile, e nessuno mai m'ha colpito al viso. Acqua! Lasciatemi dormire. Sono innocente. Io non ho preso i settecento fiorini, ma Ilberto. Da bere! Non ho mai commesso n stregonerie n incantesimi. Sono innocente, lasciatemi. Da bere!
Allora il podest gli chiese:
- Come passasti il tempo dopo aver abbandonata Katheline?
- Io non conosco Katheline, non l'ho affatto abbandonata, rispose Joos. Voi m'interrogate su fatti estranei alla causa. Non vi debbo rispondere. Da bere, lasciatemi dormire. Vi dico che l'autore di tutti i delitti  stato Ilberto.
- Slegatelo, disse il podest. Riconducetelo in prigione. Ma non beva e non dorma finch non ha confessato le sue stregonerie e i suoi incantesimi.
E questa fu per Damman un'assai crudele tortura. Egli gridava nella sua prigione: Da bere! da bere! cos forte che il popolo l'udiva, ma senza nessuna piet. E quando cadeva dal sonno e i suoi guardiani lo colpivano al viso, egli diventava come una tigre e gridava:
- Sono un nobile e vi uccider, miserabili. Andr dal re, nostro capo. Da bere!
Ma non confess nulla e fu lasciato tranquillo.
...
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6.
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S'era allora in maggio, e il tiglio della giustizia era verde, verdi i sedili di zolle erbose sui quali si sedettero i giudici; Nele fu citata per testimoniare. Quel giorno doveva esser pronunciata la sentenza.
E il popolo, uomini, donne, borghesi e operai se ne stavano tutt'intorno al campo; e il sole era limpido.
Katheline e Joos Damman furono condotti dinnanzi al tribunale; e Damman sembrava pi pallido, a cagione della tortura della sete e delle notti passate senza sonno.
Katheline, che non poteva reggersi sulle gambe barcollanti, diceva, additando il sole:
- Togliete il fuoco, la testa brucia!
E guardava teneramente Joos Damman.
E Joos guardava lei con odio e disprezzo.
E i signori e i gentiluomini amici suoi, chiamati a Damme, erano presenti, come testimoni, dinnanzi al Tribunale.
Il podest allora parl e disse:
- Nele, la fanciulla che difende sua madre Katheline con tanto e coraggioso affetto, ha trovato nella tasca cucita al vestito di costei, vestito delle feste, un biglietto firmato Joos Damman. Fra le spoglie del cadavere di Ilberto Ryvish, io ho trovato, in una borsa del morto, un'altra lettera indirizzata a lui dal detto Joos Damman, accusato, presente dinnanzi a voi. Le ho conservate ambedue io, affinch a momento opportuno, cio fra poco, voi possiate giudicare dell'ostinazione di quest'uomo e assolverlo o condannarlo secondo il diritto e la giustizia. Qui c' la pergamena trovata nella borsa; io non l'ho guardata, e non so se sia leggibile o no.
A queste parole i giudici rimasero perplessi.
Il podest cerc di svolgere il piego di pergamena; ma inutilmente. E Joos Damman rideva.
Uno scabino disse:
- Mettiamo il piego nell'acqua e poi dinnanzi al fuoco. Se c' qualche mistero che lo tiene attaccato, il fuoco e l'acqua lo scioglieranno.
L'acqua fu portata, il carnefice accese un gran fuoco di legna nel campo: il fumo s'innalzava azzurro nel cielo sereno, attraverso i rami verdeggianti del tiglio della giustizia.
- Non mettete la lettera nel catino, disse uno scabino, perch se  scritta con sale ammoniaco stemperato nell'acqua, voi cancellerete la scrittura.
- No, disse il cerusico che era presente, i caratteri non si cancelleranno; l'acqua inumidir soltanto il punto che impedisce d'aprire questo piego magico.
La pergamena fu immessa nell'acqua, si immorbid e fu aperta.
- Ora, disse il cerusico, mettetela dinnanzi al fuoco.
- S, s, disse Nele, mettete la carta dinnanzi al fuoco; messer cerusico  sulla via della verit, perch l'omicida impallidisce e le gambe gli tremano.
A queste parole, Messer Joos Damman esclam:
- Non impallidisco e non tremo, piccola arpia popolaresca che vuoi la morte di un nobile; tu non riuscirai nell'intento. Questa pergamena deve essere marcia, dopo esser stata sedici anni sotterra.
- La pergamena non  marcia affatto, disse lo scabino, perch la borsa era foderata di seta; la seta non si consuma nella terra, e i vermi non hanno toccato la pergamena.
La pergamena fu messa dinnanzi al fuoco.
- Monsignor podest, monsignor podest, diceva Nele, ecco che a contatto del fuoco appare l'inchiostro; ordinate che si legga lo scritto.
Siccome il cerusico si accingeva a leggere, Messer Joos Damman stese il braccio per strappargli la pergamena.
Ma Nele gli si lanci contro come il vento e disse:
- Tu non la toccherai, perch qui sta scritta la tua morte o la morte di Katheline. Se ora il tuo cuore sanguina, assassino, da quindici anni sanguina il nostro; quindici anni che Katheline soffre, quindici anni che ella s'ebbe per colpa tua il cervello bruciato; quindici anni che Soetkin  morta in seguito alla tortura; quindici anni che noi siamo poveri, cenciosi, che viviamo di miseria, ma fieramente. Leggete la lettera, leggete la lettera! I giudici rappresentano Dio sulla terra, poich sono la Giustizia. Leggete.
- Leggete la lettera! gridavano uomini e donne, piangendo. Nele  coraggiosa! leggete la lettera! Katheline non  una strega!
E il cancelliere lesse:
"A Ilberto, figlio di Willem Ryvish, scudiere, Joos Damman, scudiere, salute.
"Benedetto amico, non perdere pi tanto denaro in bische, ai dadi e in altre grandi miserie. Ora t'insegner io come si guadagna a colpo sicuro. Diventiamo diavoli, graziosi, amati da donne e fanciulle. Scegliamo quelle belle e ricche, e lasciamo stare le povere e brutte; che esse paghino il loro piacere. Io ho guadagnato con questo mestiere, in sei mesi, cinquemila rixdaelders nel paese d'Allemagna. Le donne darebbero persino la camicia all'uomo che amano; fuggi le avare dal naso affilato, le quali indugiano a pagare il loro piacere. Per ci che ti riguarda, o per sembrare un bello e vero diavolo incubo, se ti accolgono di notte, annuncia il tuo arrivo gridando come un'uccello notturno. E per avere una vera faccia da diavolo, da diavolo terrificante, stropicciati il viso di fosforo, che brilla a chiazze quando l'aria  umida. L'odore del fosforo  cattivo, ma esse crederanno che sia l'odore dell'inferno. Uccidi chi ti infastidisce, uomo, donna o bestia.
"Noi andremo insieme fra poco da Katheline, bella sgualdrina mansueta: sua figlia Nele, e figlia mia se Katheline mi fu fedele,  avvenente e graziosa; tu l'avrai senza fatica: te la regalo, poich poco m'importa di cotesti bastardi che non si possono con sicurezza riconoscere per frutti propri. Sua madre mi ha gi dato pi di ventitr carlini: quanto possedeva. Ma nasconde un tesoro che, se non sono stupido, consiste nell'eredit di Claes, l'eretico bruciato a Damme: settecento fiorini carlini destinati alla confisca. Ma il buon re Filippo, che fece bruciare tanti dei suoi sudditi per ereditarne i beni, non pu metter l'artiglio su questo dolce tesoro. Esso peser pi nella mia borsa che nella sua. Katheline mi dir dove si trova e noi ce lo divideremo. Soltanto tu lascerai a me la parte maggiore, per la scoperta.
"Quanto alle donne, essendo nostre dolci serve e schiave innamorate, le condurremo nel paese d'Allemagna. E l noi insegneremo loro a diventar diavoli femmine e succubi, da innamorare tutti i borghesi, nobili e ricchi; e cos vivremo d'amore pagato in bei rix-daelders, velluti, seta, oro, perle e gioielli; diventeremo ricchi senza fatica, e, all'insaputa dei diavoli succubi, saremo amati dalle pi belle; sempre per facendoci pagare. Tutte le donne sono sciocche e grulle per l'uomo capace d'accendere quel fuoco d'amore che Iddio mise loro sotto la cintola. Katheline e Nele saranno pi stupide delle altre e, credendoci due diavoli, ci ubbidiranno in tutto e per tutto; tu conserva il tuo nome, ma non pronunciare mai quello di tuo padre Ryvish. Se il giudice acchiappa le donne, noi partiremo senza che esse ci conoscano e possano denunciarci. Alla riscossa, mio fido! Fortuna sorride ai giovani, come diceva Sua Maest Carlo V, buon'anima, maestro famoso in cose d'amore e di guerra".
E il cancelliere, terminata la lettura, disse:
- Questa  la lettera; ed  firmata: Joos Damman, scudiere.
E il popolo grid:
- A morte l'assassino! A morte lo stregone! Al fuoco il violatore di donne! Sulla forca il ladro!
Allora il podest disse:
- Il popolo faccia silenzio, affinch noi liberamente giudichiamo quest'uomo.
E rivolto agli scabini soggiunse:
- Voglio leggervi la seconda lettera, trovata da Nele nella tasca cucita al vestito da festa di Katheline; essa  cos concepita:
"Graziosa strega, ecco la ricetta di una miscela che mi ha mandato la moglie di Lucifero in persona: con l'aiuto di questa miscela tu potrai andare nel sole, nella luna e negli astri, conversare con gli spiriti elementari che portano a Dio le preghiere degli uomini, e percorrer tutte le citt, le borgate, i fiumi, le praterie dell'universo. Tu macinerai insieme, in dosi eguali, stramonium, solanum sonniferum, giusquiamo, oppio, punte fresche di canepa, belladonna e datura.
"Se vuoi, noi andremo questa sera al sabato degli spiriti: ma bisogna amarmi di pi e non essere spilorcia come l'altra sera, quando mi rifiutasti dieci fiorini, dicendo che non li avevi. Io so che nascondi un tesoro e non me lo vuoi dire. Non mi ami dunque pi, dolce cuor mio?
"Il tuo freddo diavolo
"HANSKE".
- A morte lo stregone! grid il popolo.
Il podest disse:
- Bisogna confrontare le due scritture.
Il che fu fatto, e furono trovate identiche.
Il podest disse allora ai signori e gentiluomini presenti:
- Riconoscete in costui messer Joos Damman, figlio dello Scabino della Corte di Gand?
- S, risposero.
- Avete conosciuto messer Ilberto, figlio di Willem Ryvish, scudiere?
Uno dei gentiluomini, che si chiamava Van der Zickelen, parl e disse:
- Io sono di Gand, il mio steen  piazza San Michele; conosco Willem Ryvish, scudiere, Scabino della Corte di Gand. Egli perdette, or sono quindici anni, un figlio dell'et di ventitr anni, dissoluto, giuocatore e fannullone; ma tutti gli perdonavano, in considerazione della sua giovinezza. Nessuno dopo quel tempo n'ebbe notizie. Chiedo di vedere la spada, il pugnale e la borsa del morto.
E quando le ebbe nelle mani, soggiunse:
- La spada e il pugnale portano sul pomo dell'impugnatura lo stemma dei Ryvish, che consiste in tre pesci d'argento in campo azzurro. Vedo le stesse armi riprodotte sopra uno stemma d'oro fra le maglie della borsa. Che cos' quest'altro pugnale?
-  quello, rispose il podest, che fu trovato piantato nel corpo di Ilberto Ryvish, figlio di Willem.
- Riconosco, disse il signore, le armi dei Damman: il collare in campo d'argento. Nel nome di Dio e dei suoi Santi.
Gli altri gentiluomini dissero a lor volta:
- Anche noi riconosciamo queste armi per quelle di Ryvish e di Damman. Nel nome di Dio e dei suoi Santi.
Allora il podest disse:
- Dalle prove udite e lette dal Tribunale degli Scabini, risulta che messer Joos Damman  stregone, omicida, violatore di donne, ladro dei beni del re, e come tale colpevole del delitto di lesa maest divina e umana.
- Questo lo dite voi, messer podest, replic Joos; ma non mi condannerete, perch vi mancano prove sufficienti; non sono e non fui mai stregone; soltanto ho recitato la commedia del diavolo. Quanto al mio viso rilucente voi ne avete ora la ricetta:  quella dell'unguento, la quale, pur contenendo giusquiamo, pianta velenosa,  soltanto un soporifero.
Allorch questa donna, vera strega, ne beveva un po', cadeva in istato di dormiveglia e credeva di andare al sabato delle streghe, di partecipare alla ridda, e di adorare un diavolo sotto forma di becco, posato sopra un altare. Finita la ridda, ella credeva d'andarlo a baciare sotto la coda, come fanno le streghe, per poi abbandonarsi con me, suo amico, a strane copule che piacevano al suo spirito stravagante. Se io avevo, come ella dice, le braccia fredde e il corpo fresco, era un segno di giovent e non di stregoneria. Nelle opere d'amore freschezza non dura. Ma Katheline volle credere ci che le piaceva, cio che io fossi un diavolo, quantunque sia un uomo di carne e d'ossa, come voi che mi vedete. Ella sola  colpevole: scambiandomi per un demonio e accogliendomi nel suo letto, ella pecc nell'intenzione e nel fatto contro Dio e contro lo Spirito Santo. Ella, e non io, ha dunque commesso il delitto di stregoneria; ella merita il fuoco, come strega collerica e maliziosa la quale cerca di fingersi pazza per nascondere la propria malizia.
Ma Nele disse:
- Udite l'omicida? Egli ha fatto, come le ragazze che si vendono e portano il disco al braccio, ha fatto mestiere e mercato d'amore! Lo udite? E ora cerca, per salvarsi, di far bruciare colei che gli dette quanto aveva.
- Nele  cattiva, diceva Katheline, non le dare ascolto, Hans, amor mio.
- No, no, tu non sei un uomo, diceva Nele; tu sei un diavolo vile e crudele. Poi prese Katheline fra le braccia ed esclam: Signori giudici, non prestate orecchio a questo pallido malvagio; egli non ha che un desiderio: veder bruciare mia madre, la quale non ha altra colpa che d'esser stata colpita da Dio con la follia, e di credere reali i fantasmi dei suoi sogni. Ella ha gi sofferto abbastanza nel corpo e nello spirito. Non fatela morire, signori giudici. Lasciate che l'innocente viva la sua triste vita in pace.
E Katheline diceva: - Nele  cattiva, non bisogna crederle, Hans, mio signore.
E fra il popolo, le donne piangevano e gli uomini dicevano: - Grazia per Katheline!
Il podest e gli scabini pronunciarono la loro sentenza in seguito a una confessione fatta da Joos Damman dopo una nuova tortura. Egli fu condannato a perdere i gradi della nobilt e a esser bruciato vivo a fuoco lento; e sub la pena il giorno dopo dinnanzi alla casa del comune, gridando: - Bruciate la Strega, ella sola  colpevole! maledetto il suo Dio, mio padre uccider i giudici! E spir.
E il popolo diceva: - Guardate come maledice e bestemmia: egli muore come un cane!
L'indomani, il podest e gli scabini pronunciarono la sentenza per Katheline, la quale fu condannata alla prova dell'acqua nel canale di Bruges. Se fosse rimasta a galla sarebbe stata bruciata come strega; se fosse andata a fondo, morendo, sarebbe stata considerata come morta cristianamente, e quindi sepolta nel giardino della chiesa, che  il cimitero.
L'indomani, portando un cero, scalza e vestita d'una camicia di tela nera, Katheline fu condotta fin sulla sponda del canale, lungo gli alberi, in gran processione. Dinnanzi a lei camminavano, cantando le preci dei morti, il decano della Cattedrale, i suoi vicari, e il bidello che portava la croce; dietro venivano il podest di Damme, scabini, cancellieri, sergenti del comune, prevosto, carnefice e i suoi due aiutanti. Sulla riva c'era una gran folla di donne che piangevano e di uomini che rumoreggiavano, per piet verso Katheline, la quale camminava come un agnello che si lascia condurre senza saper dove, e ripeteva continuamente: - Togliete il fuoco, la testa brucia! Hans, dove sei?
Fra le donne, Nele gridava: - Voglio esser gettata con lei nel canale. Ma le donne non lasciavano che si avvicinasse a Katheline.
Un vento freddo soffiava dal mare; dal cielo grigio cadeva sull'acqua del canale una grandine minuta; c'era una barca, che il carnefice e i suoi aiutanti occuparono in nome di Sua Maest. Dietro loro ordine, Katheline vi discese. Il carnefice stava in piedi e teneva Katheline. A un segnale del prevosto, che sollev la sua verga della giustizia, egli gett Katheline nel canale. Ella si dibatt per qualche tempo, poi affond gridando: - Hans, Hans, aiuto!
E il popolino diceva: - Questa donna non  una strega.
Alcuni uomini si tuffarono nel canale e trassero a terra Katheline priva di sensi e irrigidita come una morta. Poi fu portata in una taverna e posta dinnanzi a un gran fuoco. Nele le tolse gli abiti e la biancheria bagnata, per cambiarla. Quando ella ricuper i sensi, tremando e battendo i denti, disse:
- Hans, dammi un mantello di lana.
E Katheline non pot riscaldarsi. E mor tre giorni dopo. E fu sepolta nel giardino della Chiesa.
E Nele, rimasta orfana, se ne and nel paese d'Olanda, presso Rosa van Anweghem.
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7.
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Sulle olche di Zelanda, sulle navi, sui vascelli, se ne va Tyhl Claes Ulenspiegel.
Il mare libero porta i valorosi flibotti su cui stanno otto, dieci o venti cannoni di ferro che vomitano morte e massacro sui traditori spagnoli.
Ed  un esperto cannoniere, Thyl Ulenspiegel, figlio di Claes: bisogna vedere come punta giusto, mira bene e trapassa come un muro di burro le carcasse dei carnefici.
Egli porta sul cappello una mezzaluna d'argento, con questa iscrizione: Liever den Turc als dens Paps. Piuttosto servire il Turco che il Papa.
I marinai che lo vedono salire sui loro bastimenti, svelto come un gatto, sottile come uno scoiattolo, cantando canzoni e facendo allegri discorsi, gli chiedono curiosi:
- Come mai, ometto, hai l'aspetto cos giovane, se  vero quel che si dice, che tu sia nato a Damme or  molto tempo?
- Io non sono corpo, ma spirito, risponde Ulenspiegel, e Nele, la mia amica, mi rassomiglia. Spirito di Fiandra, Amore di Fiandra, noi non moriamo.
- Tuttavia, dicono i marinai, quando ti si taglia, sanguini.
- Voi non vedete che le apparenze, risponde Ulenspiegel;  vino e non sangue.
- Allora ti metteremo una spina nella pancia.
- E io stesso mi ci attaccher, per vuotarmi, risponde Ulenspiegel.
- Tu ti burli di noi.
- Non si stuzzica il cane che dorme, risponde Ulenspiegel.
E le bandiere ricamate delle processioni romane sventolano agli alberi delle navi. E vestiti di velluto, di broccato, di seta, di stoffa d'oro e d'argento, come ne portano gli abati nelle messe solenni, con la mitra e il pastorale, bevendo il vino dei frati, i Pezzenti fanno la guardia sui vascelli.
Ed era uno strano spettacolo veder uscire da quelle ricche vestimenta mani rudi che reggevano l'archibugio o la balestra, l'alabarda o la picca, tutti uomini dalla faccia dura, ricinti di pistole e di coltelli lampeggianti al sole, che bevevano in calici d'oro il vino badiale divenuto il vino della libert.
Ed essi cantavano e gridavano: "Viva il Pezzente!"; e cos correvano l'Oceano e la Schelda.
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8.
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In quel tempo, i Pezzenti, fra cui erano Lamme e Ulenspiegel, presero Gorcum. Ed essi erano comandati dal capitano Marin. Questo Marin, che era un ex-operaio costruttore di dighe, si dava arie di orgoglio e di sicumera grandi, e stipul con il Gran Turco, difensore di Gorcum, una capitolazione per cui il Turco, i frati, i borghesi e i soldati chiusi nella cittadella sarebbero liberamente usciti con il moschetto in ispalla, e con quanto fosse loro riuscito di portar via, eccezion fatta per i beni delle chiese, i quali sarebbero rimasti agli assalitori.
Ma il capitano Marin, dietro ordine di messer di Lumey, tenne prigionieri i tredici frati e lasci andare i soldati e i borghesi.
E Ulenspiegel disse:
- Parola di soldato deve essere parola d'oro. Perch non ha mantenuta la sua?
Un vecchio Pezzente rispose a Ulenspiegel:
- I frati sono figli di Satana, sono la lebbra delle nazioni e la vergogna dei paesi. Dopo l'arrivo del duca d'Alba, costoro hanno alzata la cresta a Gorcum. Ce n' uno fra loro, il prete Nicola, pi fiero di un pavone e pi feroce di una tigre. Ogni qual volta passava per la via con il suo Santo Sacramento dove stava racchiusa la sua ostia fatta con grasso di cane, egli guardava con occhi pieni di furore le case da cui le donne non uscivano per inginocchiarsi, e denunciava al giudice tutti coloro i quali non piegavano il ginocchio dinnanzi al suo idolo di pasta e di rame dorato. Gli altri frati lo imitavano. Ci fu causa di molte grandi miserie e crudeli punizioni nella citt di Gorcum. Il capitano Marin ben fa a tener prigionieri i frati che, altrimenti, se ne andrebbero, con i loro simili, nei villaggi, nei borghi, nelle citt e cittadine, a predicar contro di noi, sollevando il popolo e facendo bruciare i poveri riformati. Alla catena i cani, finch non muoiono; alla catena i frati, alla catena i bloed-onden, i cani sanguinari del duca; in gabbia i carnefici! Viva il Pezzente!
- Ma, disse Ulenspiegel, monsignor d'Orange, il nostro principe di libert, vuole che si rispettino i beni patrimoniali e la libera coscienza di quelli che si arrendono.
I vecchi Pezzenti risposero:
- L'ammiraglio non l'intende cos per i frati: egli  il padrone: ha preso la Briele. In gabbia i frati!
- Parola di soldato  parola d'oro! perch non la mantiene? replic Ulenspiegel. I frati trattenuti in prigione vi soffrono mille insulti.
- Le ceneri non battono pi sul tuo cuore, dissero i vecchi Pezzenti: centomila famiglie, in seguito agli editti, hanno portato laggi, a Nord-Est, nel paese d'Inghilterra, i mestieri, le industrie, la ricchezza della nostra terra; compiangi dunque coloro che furono causa della nostra rovina? Dopo l'imperatore Carlo V, Carnefice I, sotto il regno del re sanguinario, Carnefice II, centodiciottomila persone sono perite nei supplizi. E chi port la torcia dei funerali nelle uccisioni e nelle lacrime? Frati e soldati spagnoli. Non senti le anime dei morti che si lamentano?
- Le ceneri battono sul mio cuore, disse Ulenspiegel. Parola di soldato  parola d'oro.
- Chi dunque volle con la scomunica mettere il paese al bando delle nazioni? chiesero essi. Chi avrebbe armato contro di noi, se avesse potuto, e terra e cielo, Dio e diavolo, e le loro fitte schiere di Santi e di Sante? Chi insanguin con sangue di bue le ostie, chi fece piangere le statue di legno? Chi fece cantare il De Profundis sulla terra dei padri, se non il clero maledetto, queste orde di frati fannulloni, per conservare la loro ricchezza, e il loro potere sugli adoratori d'idoli, e regnare con la rovina, il sangue e il fuoco sopra di noi? In gabbia i lupi che si precipitano sugli uomini! In gabbia le jene! Viva il Pezzente!
- Parola di soldato  parola d'oro, rispose Ulenspiegel.
L'indomani, un messaggio venne da parte di Messer di Lumey, con l'ordine di far trasportare da Gorcum alla Briele, dove stava l'ammiraglio, i diciannove frati prigionieri.
- Saranno impiccati, disse il capitano Marin a Ulenspiegel.
- No, rispose Ulenspiegel, finch io sar vivo.
- Figlio mio, diceva Lamme, non parlare cos a messer di Lumey. Egli  crudele e ti far impiccare con loro, senza piet.
- Parler secondo la verit, rispose Ulenspiegel: parola di soldato  parola d'oro.
- Se sei capace di salvarli, disse Marin, conduci la barca fino alla Briele. Prendi teco Rochus, il pilota, e il tuo amico Lamme, se vuoi.
- Va bene, rispose Ulenspiegel.
La barca fu ormeggiata al molo verde, i diciannove frati v'entrarono; il famoso Rochus fu posto al timone, Ulenspiegel e Lamme, bene armati, a poppa dell'imbarcazione. Alcuni soldati venuti fra i Pezzenti per gola di bottino, stavano accanto ai frati, i quali ebbero fame. Ulenspiegel dette loro da bere e da mangiare. - Costui  un traditore, dicevano i soldatacci. I diciannove frati, seduti nel mezzo erano beati e tremavano di freddo, quantunque si fosse in luglio, e il sole splendesse limpido e caldo, e una dolce brezza gonfiasse le vele della barca che massiccia e panciuta scivolava sopra le onde verdi.
Il padre Nicolas allora parl e disse al pilota:
- Rochus, ci si conduce al campo del patibolo? Poi, volgendosi verso Gorcum, ritto in piedi, con la mano stesa: Citt di Gorcum, esclam, quanti mali per tua colpa! Tu sarai maledetta fra le citt, perch hai lasciato crescere nelle tue mura il seme dell'eresia! O citt di Gorcum! E l'angelo del Signore non veglier pi alle tue porte. Non avr pi cura del pudore delle tue vergini, del coraggio dei tuoi uomini, della fortuna dei tuoi mercanti! O citt di Gorcum! tu sei maledetta e sfortunata!
- Maledetta, maledetta, rispose Ulenspiegel, maledetta come il pettine che  passato portando via i pidocchi spagnoli, maledetta come il cane che spezza la catena, come il fiero cavallo che getta di groppa un crudele cavaliere! Maledetto sei tu predicatore gonzo, che non credi giusto spezzare la verga di ferro sulla schiena dei tiranni!
Il frate ammutol, e, abbassando gli occhi, apparve tutto pieno d'odio.
I soldatacci venuti fra i Pezzenti per gola del bottino, stavano accanto ai frati, i quali ben presto ebbero nuovamente fame. Ulenspiegel chiese che si desse loro biscotto e aringhe. Il padrone della barca rispose:
- Gettiamoli nella Mosa; cos mangeranno aringhe fresche.
Allora Ulenspiegel distribu ai frati il pane e le salciccie che aveva portate per s e per Lamme. Il padrone della barca e i falsi Pezzenti dissero fra di loro:
- Costui  un traditore. Egli nutrisce i frati. Bisogna denunciarlo.
A Dordrecht, la barca si ferm nel porto del Bloemen-Key, presso il molo dei Fiori: uomini, donne, ragazzi e ragazze accorsero in folla per vedere i frati. E mostrandoli a dito e minacciandoli col pugno, dicevano:
- Guardate i cialtroni faccendieri del Buon Dio che conducono i corpi al rogo e le anime nel fuoco infernale! Guardate le tigri grasse e gli sciacalli panciuti!
I frati curvavano il capo e non osavano parlare. Ulenspiegel vide che ricominciavano a tremare.
- Noi abbiamo ancora fame, soldato compassionevole, dissero.
Ma il padrone della barca esclam:
- Chi beve continuamente? La sabbia arida. Chi mangia senza tregua? Il frate.
Ulenspiegel and a comprare in citt pane, prosciutto e un gran vaso di birra.
- Mangiate e bevete, disse; voi siete nostri prigionieri, ma se posso vi salver. Parola di soldato  parola d'oro.
- Perch di loro da mangiare? Costoro non ti pagheranno, esclamarono i falsi Pezzenti. E parlando sommessamente, si dissero all'orecchio: "Ha promesso di salvarli: teniamolo d'occhio".
All'alba, giunsero alla Briele. Le porte furono aperte, e un voet-looper, corriere, and ad avvertire messer di Lumey del loro arrivo.
Non appena egli ne ebbe notizia, venne a cavallo, accompagnato da alcuni cavalieri e fanti armati.
E Ulenspiegel pot rivedere il feroce ammiraglio, vestito come un fiero e opulento signore.
- Salute, egli disse, signori frati. Alzate le mani. Dov' il sangue dei signori d'Egmont e de Horne? Mi mostrate zampe bianche, come si conviene a gente della vostra specie.
Un frate di nome Leonardo rispose:
- Fa di noi ci che credi. Noi siamo frati, e nessuno verr a rivendicarci.
- Ben detto, esclam Ulenspiegel; poich il frate, rompendo ogni legame col mondo, padre e madre, fratello e sorella, sposa e amica, all'ora di Dio non trova nessuno che lo rivendichi. Tuttavia, Eccellenza, io far ci che nessuno fa mai. Il capitano Marin, firmando la capitolazione di Gorcum, stipul che questi frati sarebbero stati liberati come tutti coloro i quali furono presi nella cittadella e che ne uscirono. Essi per, senza ragione, furono tenuti prigionieri; e io sento dire che saranno impiccati. Monsignore, mi rivolgo a voi umilmente, parlando in loro favore, perch s che parola di soldato  parola d'oro.
- E tu chi sei? domand messer di Lumey.
- Monsignore, rispose Ulenspiegel, sono Fiammingo del bel paese di Fiandra, contadino e nobile nello stesso tempo, e me ne vado cos per il mondo lodando le cose belle e buone e beffandomi a crepapancia dell'altrui stupidit. E io canter le vostre lodi, se manterrete la promessa fatta dal capitano: parola di soldato  parola d'oro.
Ma i falsi Pezzenti, che erano sulla nave, dissero:
- Monsignore, costui  un traditore; egli ha promesso di salvarli, e ha dato pane, prosciutto, salsicce e birra ai frati; e a noi niente.
Allora messer di Lumey disse a Ulenspiegel:
- Fiammingo che porti a spasso e nutrisci i frati, tu sarai impiccato con loro.
- Non temo, rispose Ulenspiegel; parola di soldato  parola d'oro.
- Ecco che alzi la cresta, disse Messer di Lumey.
- Le ceneri battono sul mio cuore, rispose Ulenspiegel.
I frati furono condotti in un granaio, e Ulenspiegel dovette seguirli. L essi tentarono di convertirlo con argomenti teologici; ma ascoltandoli, egli si addorment.
Messer di Lumey era a tavola, pieno di vino e di carne, quando un messaggero giunse da Gorcum, inviato dal capitano Marin, con la copia delle lettere del Taciturno, principe d'Orange, le quali contenevano "l'ordine espresso a tutti i governatori delle citt e provincie di usare verso gli ecclesiastici le stesse garanzie e gli stessi privilegi dovuti al resto del popolo".
Il messaggero chiese di essere introdotto alla presenza di messer Lumey per consegnare nelle sue mani la copia delle lettere.
- Dov' l'originale? gli chiese di Lumey.
- Presso il mio padrone, disse il messaggero.
- E lo zotico mi manda la copia! esclam messer di Lumey. Dov' il tuo passaporto?
- Eccolo, monsignore, disse il messaggero.
Messer di Lumey lesse ad alta voce:
"Monsignor Marin Brandt, comandante in capo, ordina a tutti i ministri, governatori e ufficiali della repubblica, di lasciar passare con sicurezza, ecc. ecc.".
- Sangue di Dio! grid di Lumey, battendo il pugno sulla tavola e lacerando il passaporto. Di che cosa s'intriga questo Marin Brandt, questo straccione, che prima della presa della Briele non aveva una lisca di aringa affumicata da metter sotto i denti? Ora si chiama monsignore e comandante in capo, e manda ordini a me! ordina e comanda! D al tuo padrone, dal momento che  capitano e monsignore a tal punto da ordinare e comandare cos bene, digli che i frati saranno impiccati immediatamente, e tu con loro se non ti levi subito dai piedi.
E, tirandogli un calcio, lo fece uscir dalla sala.
- Da bere, grid. Avete veduta l'oltracotanza di questo Marin Brandt? Sputerei il mio pranzo tanto sono infuriato. S'impicchino sull'istante i frati nel loro granaio, e mi si conduca la guida fiamminga, dopo che avr assistito al loro supplizio. Vedremo se avr il coraggio di dire che ho fatto male. Sangue di Dio! c' ancora bisogno di vasi e di bicchieri, qui dentro?
Ed egli ruppe con gran fracasso le coppe e il vasellame, e nessuno osava rivolgergli la parola. I servi fecero per raccogliere i frantumi, ma egli non volle. E bevendo ai fiaschi senza misura, sempre pi s'infuriava, camminava a gran passi, stritolava i rottami e li calpestava rabbiosamente.
Ulenspiegel gli fu condotto dinnanzi.
- Ebbene! gli chiese messer di Lumey, che notizie mi porti dei frati tuoi amici?
- Sono impiccati, rispose Ulenspiegel; e un vile carnefice, il quale uccide per lucro, ha aperto il ventre e le coste di uno di essi come a un porco sventrato, per venderne il grasso a uno speziale. Parola di soldato non  pi parola d'oro.
Di Lumey, calpestando i rottami del vasellame, grid:
- Tu mi sfidi, gaglioffo alto quattro piedi; ma anche tu sarai impiccato, non in un granaio, bens ignobilmente in piazza al cospetto di tutti!
- Onta su voi, rispose Ulenspiegel, onta su noi; parola di soldato non  pi parola d'oro!
- Quando ti deciderai a tacere, testa di ferro? url messer di Lumey.
- Onta su te, rispose Ulenspiegel, parola di soldato non  pi parola d'oro! Punisci piuttosto i furfanti che mercanteggiano grasso umano.
Allora messer di Lumey, precipitandosi sopra di lui, sollev la mano per batterlo.
- Picchia, disse Ulenspiegel; sono tuo prigioniero, ma non ho nessuna paura di te. Parola di soldato non  pi parola d'oro.
Messer di Lumey sfoder la spada, e certamente avrebbe ucciso Ulenspiegel se messer di Trs-Long, fermando il suo braccio, non gli avesse detto:
- Abbi piet di lui!  bravo e valoroso, e non ha commesso nessun delitto.
Di Lumey allora si ravvide e disse:
- Mi chieda perdono!
Ma Ulenspiegel, restando ritto in piedi, rispose:
- Non lo far.
- Dica almeno che non ho avuto torto, grid Di Lumey, infuriandosi.
- Io non lecco le scarpe ai signori, rispose Ulenspiegel, e grider dinnanzi al popolo: Parola di soldato non  pi parola d'oro!
La forca fu piantata sul Mercato Grande. La notizia si diffuse in un lampo per la citt che Ulenspiegel, il valoroso Pezzente, sarebbe stato impiccato. E il popolino fu commosso di piet e di misericordia. E accorse in folla sul Mercato Grande; anche messer di Lumey v'and a cavallo, per dare egli stesso il segnale dell'esecuzione.
Egli guard senza dolcezza Ulenspiegel sulla scala, vestito da condannato, in camicia, con le braccia legate dietro la schiena, le mani giunte, la corda al collo, e il carnefice pronto a compiere la sua missione.
Trs-Long gli diceva:
- Monsignore, perdonategli, egli non  un traditore, e nessuno vide mai impiccare un uomo perch fu sincero e misericordioso.
E gli uomini e le donne del popolo, udendo parlare Trs-Long, gridavano: "Piet, monsignore, grazia e piet per Ulenspiegel!"
- Questa testa di ferro mi ha sfidato, disse di Lumey: si penta e dica che ho fatto bene.
- Vuoi pentirti e dire che ha fatto bene? chiese Trs-Long a Ulenspiegel.
- Parola di soldato non  pi parola d'oro, rispose Ulenspiegel.
- Tirate la corda, grid di Lumey.
Il carnefice stava per ubbidire, quando una fanciulla, tutta vestita di bianco e incoronata di fiori, sal come una pazza i gradini della forca, salt al collo di Ulenspiegel e disse:
- Quest'uomo  mio, e io lo prendo per marito.
E il popolo applaud, e le donne gridarono:
- Viva, viva la fanciulla che salva Ulenspiegel!
- Che  ci? domand messer di Lumey.
Trs-Long rispose:
- Secondo gli usi e costumi della citt,  diritto e legge che una giovine pulzella o non maritata salvi un uomo dal capestro, prendendolo per marito ai piedi della forca.
- Dio  con lui, disse di Lumey; slegatelo.
Allora, cavalcando presso il palco, egli vide la fanciulla intenta a tagliare le corde d'Ulenspiegel e il carnefice che voleva impedirglielo, dicendo:
- Se le tagliate chi le pagher?
Ma la fanciulla non gli dava ascolto.
Vedendola cos svelta, destra e innamorata, egli s'intener.
- Chi sei? le chiese.
- Sono Nele, sua fidanzata, rispose la fanciulla, e vengo di Fiandra per cercarlo.
- Hai fatto bene, disse di Lumey con tono arrogante.
E se ne and.
Allora Trs-Long, avvicinandosi a Ulenspiegel, gli chiese:
- Piccolo Fiammingo, quando avrai preso moglie, rimarrai soldato sulle nostre navi?
- S, messere, rispose Ulenspiegel.
- E tu, ragazza, che farai senza tuo marito?
- Se volete, rispose Nele, sar piffero sul suo bastimento.
- Sta bene, disse Trs-Long.
E le dette due fiorini per le nozze.
E Lamme, piangendo e ridendo di gioia, diceva:
- Ecco ancora tre fiorini: noi mangeremo ogni cosa: pago io! Andiamo al Pettine d'oro. Il mio amico non  morto. Viva il Pezzente!
E il popolo applaudiva, ed essi se ne andarono al Pettine d'oro, dove fu ordinato un gran banchetto: e Lamme gettava soldi al popolino dalla finestre.
E Ulenspiegel diceva a Nele:
- Amor mio, eccoti dunque accanto a me! Evviva!  qui, carne, cuore ed anima, la mia amica! Oh! ecco i dolci occhi e le belle labbra rosse da cui non uscirono mai che buone parole! Ella m'ha salvata la vita, la mia piccola cara! Tu suonerai sulla nostra nave il piffero della liberazione. Ti ricordi... ma no... Nostra  quest'ora piena di giubilo, mio  il tuo viso dolce come fiori di giugno. Sono in paradiso. Ma, esclam, tu piangi....
- L'hanno uccisa, mormor Nele. E gli narr la lugubre istoria.
E, guardandosi negli occhi, piansero d'amore e di dolore.
E al banchetto poi bevvero e mangiarono, e Lamme li guardava dolente dicendo:
- Ahi! moglie mia, dove sei?
E il prete venne, e spos Nele e Ulenspiegel.
E il sole del mattino li trov l'uno accanto all'altra nel loro letto nuziale.
Nele appoggiava la testa sulla spalla di Ulenspiegel. Quando ai primi raggi di sole si svegli, egli le disse:
- Viso fresco e dolce cuore, noi saremo i vendicatori della Fiandra.
Ed ella, baciandolo sulla bocca, rispose:
- Testa matta e braccio forte, Dio benedir il piffero e la spada.
- Ti far un vestito da soldato.
- Subito? domand Nele.
- Subito, rispose Ulenspiegel. Ma chi dice che al mattino le fragole son buone? La tua bocca lo  assai pi.
...
.
...
9.
.
Ulenspiegel, Lamme e Nele, con i lori amici e compagni, avevano ripreso ai conventi i beni che questi avevano tolto al popolo per mezzo di processioni, falsi miracoli e altre simili pagliacciate romane. Ci avvenne contro la volont del Taciturno, principe della libert. Ma il denaro occorreva per le spese della guerra. Lamme Goedzak, non contento di provvedersi di denaro, saccheggiava nei conventi prosciutti, salami, fiaschi di birra e di vino, e se ne ritornava allegro e contento portando sul petto un balteo di pollame, oche, tacchini, capponi, polli e pollastri, trascinando dietro di s, con una corda, vitelli e porci monastici. Ed era, secondo lui, un diritto di guerra.
Felice ad ogni preda che gli cadeva nelle mani, egli la portava sulla nave perch se ne facesse baldoria. Ma si lamentava che il capo cuoco fosse cos ignorante nella scienza delle salse e delle fricassee.
Ora, quel giorno, i Pezzenti, dopo aver trincato vittoriosamente, dissero a Ulenspiegel:
- Tu hai sempre il naso al vento per fiutare le notizie di terra ferma, e conosci tutte le avventure di guerra: cantacele. Intanto Lamme batter il tamburo e il grazioso piffero miagoler sul ritmo della tua canzone.
E Ulenspiegel rispose:
- Un giorno di maggio limpido e fresco, Ludovico di Nassau, credendo di entrare a Mons, non trova n i suoi cavalieri n i suoi fanti. Alcune persone fide tengono una porta aperta e un ponte abbassato, perch egli possa prendere la citt. Ma i borghesi s'impadroniscono della porta e del ponte. Dove sono i soldati del conte Luigi? I borghesi stanno per alzare il ponte. Il conte suona il corno.
E Ulenspiegel cant:
Dove sono i tuoi fanti? Dove i tuoi cavalieri?
Nel bosco smarriti, rami e foglie calpestano:
Foglie, fronde e mughetti in fiore.
Splendono ai raggi di messer lo Sole
Le loro faccie rosse e guerriere,
Le rilucenti groppe dei loro corsieri.
D fiato al corno il conte Ludovico:
L'odono essi. Adagio battete il tamburo.
Al galoppo! A briglia sciolta!
Corsa di lampi, corsa di nuvole;
Turbini di ferro sonante;
Volano, i pesanti cavalieri, volano!
In fretta! in fretta! alla riscossa!
Il ponte  alzato... Con lo sperone
Nei fianchi sanguinolenti dei destrieri!
Il ponte  alzato: la citt  perduta!
Eccoli dinanzi alla porta.  troppo tardi?
Ventre a terra! briglia abbandonata!
Guitoy di Chaumont, sul suo ginnetto,
Salta sul ponte che gi ricade.
Citt conquistata! Udite
Sul selciato di Mons
Corsa di lampi, corsa di nuvole,
Turbini di ferro sonante!
Viva Guitoy di Chaumont e il suo ginnetto!
Suonate la tromba di gioia, battete il tamburo!
 il mese del fieno, i prati odorano;
Sale nel cielo cantando l'allodola:
Viva l'uccello libero!
Battete il tamburo di gloria!
Viva Chaumont e il suo ginnetto! Ors da bere!
Citt conquistata!...Viva il Pezzente!
E i Pezzenti cantavano sulle loro navi: "Cristo, guarda i tuoi soldati. Forbisci le nostre armi, Signore. Evviva il Pezzente!"
E Nele sorridente faceva guaire il piffero. Verso il cielo, tempio di Dio, s'alzavano le coppe d'oro e gli inni di libert. E le onde, chiare e fresche intorno alla nave, sussurravano armoniose, come sirene.
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10.
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Un giorno, in agosto, un giorno pesante e caldo, Lamme era malinconico. Il suo allegro tamburo taceva e dormiva, con le bacchette infilate nella sua bisaccia. Ulenspiegel e Nele, sorridendo di amorosa felicit, si scaldavano al sole; le vedette, sull'alto delle coffe, fischiavano o cantavano, cercando con gli occhi sopra il grande mare se non apparisse all'orizzonte una preda. Trs-long le interrogava; ed esse rispondevano sempre: "Niets, niente."
E Lamme, pallido e accasciato, sospirava pietosamente. E Nele gli disse:
- Perch sei cos afflitto, Lamme?
E Ulenspiegel gli disse:
- Tu dimagrisci, figlio mio.
- S, rispose Lamme, io sono magro ed addolorato. Il mio cuore perde la sua giocondit e la mia bella faccia la sua freschezza. S, ridete di me, voi che vi siete ritrovati attraverso mille pericoli! Burlatevi del povero Lamme, il quale, essendo ammogliato, vive come un vedovo, mentre costei (disse, additando Nele) ha dovuto strappare il proprio marito ai baci della corda, che sar la sua ultima innamorata. Ella ha fatto bene: e Dio sia benedetto; ma non deve ridere di me. S, tu non devi ridere di Lamme, Nele, amica, mia. Mia moglie ride per dieci. Ahim! voi donne, siete crudeli verso i dolori altrui. S, ho il cuore afflitto, colpito dalla spada dell'abbandono; e nulla potr confortarlo, se non lei.
- O qualche fricassea, soggiunse Ulenspiegel.
- S, disse Lamme, dov' la carne su questa triste nave? Sui vascelli del re, se non si digiuna, si mangia carne quattro volte la settimana, e tre volte pesce. Quanto ai pesci, Dio mi benedica se questa stoffa - voglio dire la carne - serve ad altro che a riscaldarmi senza costrutto il sangue, il mio povero sangue che se ne andr in acqua fra poco. Essi hanno birra, formaggio, minestra e buone bevande. S! hanno quanto occorre per sodisfare lo stomaco: biscotto, pane di segala, birra, burro, carne affumicata, pesce secco, formaggio, semenza di senapa, sale, fave, piselli, polenta d'orzo, aceto, olio, sevo, legna e carbone... Noi.... ora ci hanno vietato di toccare il bestiame di chichessia, borghese, abate o gentiluomo. Noi mangiamo aringhe e beviamo birretta. Ahim! non ho pi niente: n amore di donna, n vino buono, n dobbele-bruinbier, n buon cibo. Dove sono qui le nostre gioie?
- Ti dir, Lamme, rispose Ulenspiegel. Occhio per occhio e dente per dente: a Parigi, nella sola citt di Parigi, la notte di San Bartolomeo, essi hanno ucciso diecimila cuori liberi; lo stesso re ha tirato sul suo popolo. Destati, Fiammingo! afferra senza piet la scure; ecco le nostre gioie; colpisci lo Spagnolo, nemico e romano, dovunque si trovi. Lascia stare i tuoi commestibili. I nemici hanno portato le vittime morte o vive verso i loro fiumi, e a carrettate le hanno gettate nell'acqua. Morte o vive, capisci, Lamme? La Senna fu rossa per nove giorni di seguito, e i corvi a nuvole si abbatterono sulla citt. A La Charit, a Rouen, a Tolosa, a Lione, a Bordeaux, a Bourges, a Meaux, il massacro fu terribile. Guarda i cani sazi, a mute, coricarsi accanto ai cadaveri! I loro denti sono stanchi. Il volo dei corvi  pesante tanto son pieni della carne delle vittime. Odi tu, Lamme, la voce delle anime che gridano vendetta e piet? Destati Fiammingo! Tu parli di tua moglie. Io non la credo infedele ma insensata, ed ella ti ama ancora, povero amico: ella non era fra quelle dame della Corte, le quali, la notte stessa del massacro, spogliarono con le loro mani delicate i cadaveri per vedere se la loro carnale virilit fosse grossa o piccola. E ridevano, queste dame grandi in lussuria. Rallegrati, figlio mio, malgrado il tuo pesce e la tua birretta. Se il sapore delle aringhe  insipido, ancora pi insipido  l'odore di questa bruttura. Quelli che hanno ucciso, fanno baldoria; e con le mani mal lavate tagliano le oche grasse per offrire alle gentili madamigelle di Parigi, ali, zampe e schiena. Esse hanno assaggiata altra carne poco fa: carne fredda.
- Non mi lamenter pi, figlio mio, disse Lamme alzandosi: l'aringa  un ortolano, e la birretta  malvasia per i cuori liberi.
E Ulenspiegel cant:
Viva il Pezzente! Non piangiamo, fratelli!
Nel sangue e nelle rovine,
Fiorisce la rosa della libert.
Se Dio  con noi, chi ci sar contro?
Quando la jena trionfa,
Vien la volta del leone.
Con un colpo d'artiglio la stende al suolo, sventrata.
Occhio per occhio, dente per dente. Viva il Pezzente!
E i Pezzenti cantarono:
Serba il duca per noi la stessa sorte.
Occhio per occhio, dente per dente,
Ferita per ferita. Evviva il Pezzente!
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11.
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Nella notte nera, la tempesta brontolava nella profondit delle nuvole. Ulenspiegel, che stava con Nele sul ponte della nave, disse:
- Tutti i nostri fuochi sono spenti. Noi siamo come volpi che, di notte, tendono agguati al pollame spagnolo, cio alle loro ventidue galere, ricchi vascelli su cui brillano le lanterne, che sono per essi le stelle del malaugurio. E noi corriamo loro addosso.
Nele disse:
- Questa notte  una notte da streghe. Questo cielo  nero come la bocca dell'inferno, questi lampi brillano come il sorriso di Satana, la tempesta lontana brontola sordamente, gabbiani passano gettando lunghe grida; le onde fosforescenti del mare serpeggiano come colubri d'argento. Thyl, amor mio, vieni nel mondo degli spiriti. Prendi la polvere delle visioni.
- Vedr i Sette, carina mia?
Ed essi presero la polvere magica.
E Nele chiuse gli occhi di Ulenspiegel, e Ulenspiegel chiuse gli occhi di Nele. Ed essi videro un lugubre spettacolo.
Cielo, terra, mare erano pieni d'uomini, di donne, di fanciulli, che lavoravano, vogavano, camminavano, o sognavano. Il mare li cullava, la terra li sopportava. Ed essi brulicavano come anguille in un cestino.
Sette uomini e donne stavano nel mezzo del cielo, seduti su sette troni, con la fronte ricinta d'una stella lucente; ma erano cos vaghi che Nele e Ulenspiegel non vedevano distintamente se non le loro stelle.
Il mare s'innalz fino al cielo, trascinando nella sua schiuma l'innumerevole moltitudine delle navi, i cui alberi e cordami si urtavano, s'incrociavano, si spezzavano, si schiacciavano, secondo i movimenti tempestosi delle onde. Poi una nave apparve in mezzo a tutte le altre. La sua carena era di ferro fiammeggiante. La sua chiglia era d'acciaio, tagliente come un coltello. L'acqua gemette quando essa pass. La Morte, sogghignante, stava sulla poppa della nave, seduta, tenendo in una mano la sua falce, e nell'altra una frusta con la quale sferzava sette persone. Una era un uomo triste, magro, altiero e silenzioso, che teneva con una mano uno scettro e con l'altra una spada. Accanto a lui, a cavallo sopra una capra, stava una ragazza rubiconda, con le poppe nude, la veste aperta e l'occhio vivace. Ella si stendeva lascivamente a fianco d'un vecchio ebreo che raccoglieva chiodi, e di un omaccione gonfio che cadeva ogni qualvolta ella lo metteva ritto, mentre una donna magra e incollerita li batteva ambedue. L'omaccione non reagiva e nemmeno la sua rubiconda compagna. Un frate, fra loro, mangiava salsiccie. Una donna, coricata per terra, strisciava come un serpente fra gli altri. Essa mordeva il vecchio ebreo a cagione dei suoi chiodi, l'uomo gonfio perch era troppo soddisfatto, la donna rubiconda per l'umido splendore dei suoi occhi, il frate per le sue salsiccie, e l'uomo magro per il suo scettro. E in breve tutti si azzuffarono.
Al loro passaggio, la battaglia si fece orribile in mare, in cielo e in terra. Piovve sangue. Le navi erano spezzate a colpi d'ascia, di archibugio, di cannone. I loro rottami volavano per aria, fra il fumo della polvere. Per terra, interi eserciti cozzavano come muri di bronzo. Citt, villaggi, messi bruciavano fra grida e lacrime; gli alti campanili, simili a merletti di pietra, innalzavano fra le fiamme i loro fieri profili, e poi cadevano con fracasso come quercie abbattute. Neri cavalieri, numerosi e serrati come eserciti di formiche, con la spada in mano, la pistola in pugno, colpivano uomini, donne e fanciulli. Alcuni facevano buchi nel ghiaccio e vi seppellivano i vecchi, vivi; altri tagliavano i seni alle donne e vi seminavano pepe; altri ancora impiccavano i fanciulli nei camini. Quelli che erano stanchi di colpire, violavano donne o fanciulle, bevevano, giocavano ai dadi, smuovevano monti d'oro, frutto del saccheggio, e v'immergevano le loro dita rosse.
I sette incoronati di stelle gridavano: "Piet per il povero mondo!".
E i fantasmi sogghignavano. E le loro voci erano simili a quelle di mille ossifraghe che gridassero insieme. E la Morte agitava la sua falce.
- Li odi tu? disse Ulenspiegel; sono gli uccelli predatori dei poveri uomini. Essi vivono di uccellini, cio dei semplici e dei buoni.
I sette incoronati di stelle gridavano: "Amore, giustizia, misericordia!".
E i sette fantasmi sogghignavano. E le loro voci erano simili a quelle di mille ossifraghe che gridassero insieme. E la Morte colpiva con la sua sferza.
E la nave passava sui flutti, tagliando in due vascelli, barche, uomini, donne, fanciulli. Sul mare echeggiavano i lamenti delle vittime che gridavano: "Piet!"
E la rossa nave passava sopra di loro, mentre i fantasmi sogghignanti gridavano come ossifraghe.
E la Morte ridendo beveva l'acqua piena di sangue.
E quando la nave scomparve nella nebbia, la battaglia cess, e i sette incoronati di stelle svanirono.
E Ulenspiegel e Nele non videro pi che il cielo nero, il mare agitato, le fosche nuvole che s'avanzavano sull'acqua fosforescente, e, vicinissime, alcune stelle rosse.
Erano le lanterne delle ventidue galere. Il mare e il tuono rombavano sordamente.
E Ulenspiegel suon adagio la campana dell'allarme, e grid: "Gli Spagnoli! Gli Spagnoli! Vogano contro il Flessingue!" E il grido fu ripetuto per tutta la flotta.
E Ulenspiegel disse a Nele:
- Un color grigio si spande sul cielo e sul mare. Le lanterne non brillano pi che debolmente. L'alba sorge, il vento rinfresca, le onde gettano la loro schiuma al disopra del ponte delle navi, una forte pioggia cade; poi, subito, cessa, e il sole s'innalza radioso, dorando la cresta dei flutti:  il tuo sorriso Nele, fresco come il mattino, dolce come un raggio di sole.
Le ventidue galere passano: sulle navi dei Pezzenti i tamburi rullano, i pifferi mugolano; di Lumey grida: "In nome del principe, in caccia!" Ewont Pietersen Wort, viceammiraglio, grida: "In nome di monsignor d'Orange e di messer l'ammiraglio, in caccia!" Su tutte le navi, la Johannah, il Cigno, l'Anna Maria, il Pezzente, il Patto, l'Egmont, il de Hoorne, il Willem de Loyger, il Guglielmo Taciturno, tutti i capitani gridano: "In nome di monsignor d'Orange e di messer l'ammiraglio!"
- In caccia! viva il Pezzente! gridano i soldati e i marinai. E l'olca di Trs-Long, dove sono Lamme e Ulenspiegel, chiamata la Briele, seguta da presso dalla Johannah, dal Cigno e dal Pezzente, s'impadronisce di quattro galere. I Pezzenti gettano in acqua tutto ci che  spagnolo, fanno prigionieri gli abitanti dei Paesi Bassi, vuotano le navi come gusci d'uova, e le lasciano vogar senza alberi e senza vele nella rada. Poi inseguono gli altri diciotto vascelli. Il vento soffia violento dalla parte d'Anversa, le murate delle navi veloci si piegano sull'acqua sotto il peso delle vele gonfie come gote di frati, al vento che viene dalle cucine; le galere fuggono rapide; i Pezzenti le inseguono fin nella rada di Middelbourg, sotto il fuoco dei forti. L si impegna una sanguinosa battaglia. I Pezzenti si slanciano con le scuri sui ponti delle navi, in breve ricoperti di braccia, di gambe tagliate che, dopo il combattimento, bisogna gettare in mare a canestri. I forti tirano sui Pezzenti; ed essi se ne infischiano, e al grido di: "Viva il Pezzente!" prendono nei vascelli spagnoli polvere, artiglieria, palle e grano, li bruciano dopo averli vuotati, e se ne vanno a Flessingue, lasciandoli fumanti e fiammeggianti nella rada.
Di l manderanno squadre a rompere le dighe di Zelanda e di Olanda, ad aiutare la costruzione di nuove navi, e specialmente di flibotti di centocinquanta tonnellate, i quali portano fino a venti pezzi di ferro fuso.
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12.
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Nevica sulle navi. Bianca  l'aria in lontananza e la neve cade senza tregua, mollemente cade nell'acqua nera, dove si scioglie.
Nevica sulla terra; bianche sono le strade, bianchi i neri scheletri degli alberi senza foglie. Nessun rumore, se non le campane lontane di Haarlem che suonano le ore e l'allegro concerto di campanelle che spande nell'aria densa le sue note soffocate.
Campane, non suonate; non suonate, campane, i vostri semplici dolci ritornelli: don Federico si avvicina, il ducastro sanguinario. Egli marcia contro di te, seguito da trentacinque insegne di Spagnoli, i tuoi mortali nemici, Haarlem, citt di libert; ventidue insegne di Valloni, diciotto insegne d'Alemanni, ottocento cavalli e una potente artiglieria lo seguono. Non odi sui carri il rumore di queste ferramenta micidiali? Falconetti, colubrine, cortaldi dalla grossa gola, tutto ci  per te, Haarlem. Campane, non suonate; campanile, non spandere le tue note gioconde nell'aria densa di neve.
- Campane, noi suoneremo; io, campanile, canter gettando le mie note ardite nell'aria densa di neve. Haarlem  la citt dei cuori valorosi, delle donne intrepide. Essa vede senza sgomento, dall'alto dei suoi campanili, ondeggiare come schiere di formiche infernali le nere moltitudini dei carnefici: Ulenspiegel, Lamme e cento Pezzenti del mare sono dentro le sue mura. La loro flotta incrocia nel lago.
"Vengano! dicono gli abitanti; non siamo che borghesi, pescatori, marinai e donne. Il figlio del duca d'Alba dice che non vuole, per entrare in citt, altre chiavi che i suoi cannoni. Apra se pu, queste deboli porte, e dietro ci trover degli uomini. Suonate, campane; campanile, spandi le tue allegre note nell'aria densa di neve.
"Noi non abbiamo che deboli mura e fossi scavati all'antica. Quattordici pezzi d'artiglieria vomitano le loro bombe di quarantasei libbre sulla Cruys-poort. Mettete uomini dove mancano pietre. La notte scende, ognuno lavora:  come se il cannone non fosse mai passato di qua. Sulla Cruys-poort essi hanno lanciato seicento ottanta bombe; sulla porta San Giovanni, seicentosettantacinque. Queste chiavi non aprono, poich ecco che dietro s'innalza un nuovo baluardo. Suonate campane; getta campanile, nell'aria densa, le tue note allegre!
"Batte il cannone, sempre batte le mura, saltano le pietre, i muri crollano. La breccia  abbastanza larga per lasciar passare una compagnia di fronte. L'assalto. Ammazza! ammazza! gridano. Ora salgono: sono diecimila; lasciate che passino i fossati con i loro ponti, con le loro scale. I nostri cannoni sono pronti. Ecco il vessillo di quelli che vanno alla morte. Salutateli, cannoni della libert! Salutano: le bombe a catena, i cerchi di catrame infiammato volando e fischiando sfondano, tagliano, incendiano, accecano la moltitudine degli assalitori che ripiegano e fuggono in disordine. Millecinquecento morti ricoprono il fossato. Suonate, campane; e tu, scampanio, spandi nell'aria densa le tue note allegre.
"Costoro non sospettano che il principe vegli su noi, che ogni giorno ci vengano, attraverso passaggi ben difesi, carichi di grano e di polvere; il grano per noi, la polvere per loro. Dove sono i seicento tedeschi che abbiamo uccisi e annegati nel bosco di Haarlem? Dove sono le undici insegne che abbiamo loro prese, i sei pezzi d'artiglieria e i cinquanta buoi? Noi avevamo una cerchia di mura, e ora ne abbiamo due. Anche le donne si battono, e Kennan ne guida la valorosa schiera. Venite, carnefici, camminate per le nostre strade, e i fanciulli vi taglieranno i garretti con i loro coltellucci. Suonate, campane; e tu, campanile, spandi nell'aria densa le tue note allegre!
"Ma la fortuna non  con noi. La flotta dei Pezzenti  sconfitta sul lago. Sconfitte sono le soldatesche che d'Orange aveva mandato in nostro soccorso. Gela, gela acremente. Non pi soccorsi. Poi, per cinque mesi, mille contro diecimila, noi resistiamo. Ora bisogna patteggiare con i carnefici. Vorr venire a un accordo, questo ducastro sanguinario che ha giurato il nostro sterminio? Facciamo uscire tutti i soldati con le loro armi; sfonderanno le linee nemiche. Ma le donne accorrono alle porte, temendo d'esser lasciate sole a difendere la citt. Campane, non suonate pi; campanile, non spandere pi nell'aria le tue note allegre.
"Ecco giugno, il fieno odora, il grano biondeggia al sole, gli uccelli cantano: noi abbiamo sofferto la fame per cinque mesi; la citt  in lutto; usciremo tutti da Haarlem, gli archibugieri in testa per aprir la strada, le donne, i fanciulli e i magistrati poi, difesi dalla fanteria che veglia sulla breccia. Una lettera, una lettera del ducastro! Annuncia la morte? No, annuncia la vita a tutto ci che  nella citt. O clemenza inaspettata, o menzogna, forse. Canterai ancora, allegro campanile? Gli Spagnoli entrano in Haarlem".
Ulenspiegel, Lamme e Nele avevano vestito l'abito dei soldati Tedeschi chiusi insieme con loro, in numero di seicento, nel chiostro degli Agostiniani.
- Oggi morremo, disse sommessamente Ulenspiegel a Lamme.
E strinse contro il suo petto il grazioso corpo di Nele che tremava di paura.
- Ahim! moglie mia, non la rivedr mai pi, diceva Lamme. Ma forse il nostro vestito da soldati tedeschi ci salver la vita....
Ulenspiegel scosse il capo per mostrare che non credeva in nessuna grazia.
- Non sento il rumore del saccheggio, disse Lamme.
- In seguito al patto, i borghesi hanno scampato il saccheggio e la vita per la somma di duecentoquarantamila fiorini. Essi dovranno pagare centomila fiorini entro dodici giorni, e il resto fra tre mesi.  stato ordinato alle donne di ritirarsi nelle chiese. Certamente ora sta per incominciare il massacro. Non odi inchiodare i palchi e dirizzare le forche?
- Ah! noi moriremo fra poco! esclam Nele; ho fame.
- S, disse sottovoce Lamme a Ulenspiegel, il ducastro ha detto che, essendo affamati, noi saremo pi docili quando ci conduranno alla morte.
- Ho fame! ripet Nele.
La sera, alcuni soldati vennero e distribuirono un pane per ogni sei uomini.
- Trecento soldati valloni sono stati impiccati sul mercato, dissero. Presto verr il vostro turno. Vi sono continui matrimoni fra Pezzenti e forche.
L'indomani sera, gli stessi soldati ritornarono con il loro pane per sei uomini.
- Quattro notabili borghesi sono stati decapitati, dissero. Duecentoquarantanove soldati sono stati legati a due a due e gettati in mare. I granchi saranno grassi quest'anno. Voi non avete una buona ciera, voi altri, che state qui dal 7 di luglio. Sono ghiotti e ubriaconi questi abitanti dei Paesi Bassi; mentre noi, noi altri Spagnoli, ci accontentiamo di due fichi per cena.
- Per questa ragione, dunque, rispose Ulenspiegel, vi bisogna far dapertutto, presso i borghesi, quattro pasti di carne, polli, crema, vino e dolci; e v'occorre latte per lavare il corpo dei vostri mustachos e vino per rinfrescare le zampe dei vostri cavalli?
Il 18 luglio, Nele disse:
- Ho i piedi bagnati, che  ci?
-  sangue, rispose Ulenspiegel.
La sera, i soldati ritornarono con il loro pane per sei.
- Dove non basta pi la corda, dissero, la spada supplisce. Trecento soldati e ventisette borghesi che hanno tentato di fuggire dalla citt, ora passeggiano nell'inferno con la loro testa in mano.
L'indomani, il sangue nuovamente allag il chiostro; i soldati non vennero a portare il pane, ma soltanto a guardare i prigionieri, dicendo:
- I cinquecento Valloni, Inglesi e Scozzesi decapitati ieri avevano ciera migliore. Questi hanno fame, senza dubbio; ma chi dunque morirebbe di fame, se non il Pezzente?
E infatti, pallidi, smunti, disfatti, tremanti di febbre, essi sembravano tanti fantasmi.
Il sedici di agosto, alle cinque di sera, i soldati entrarono ridendo e dettero loro pane, formaggio e birra. Lamme disse:
-  il banchetto funebre.
Alle dieci, quattro insegne vennero e i capitani fecero aprire le porte del chiostro, ordinando ai prigionieri di marciare per quattro dietro i pifferi e i tamburi, fino a quando non li avessero fatti fermare. Alcune strade erano rosse; ed essi marciavano verso il campo delle forche.
Qua e l pozzanghere di sangue macchiavano i prati; sangue c'era tutt'intorno alle mura. I corvi venivano a nuvole da ogni parte; il sole si nascondeva in un letto di vapori, il cielo era ancora chiaro, e nella sua profondit si svegliavano, timide, le stelle. A un tratto, essi udirono urla lamentose.
I soldati dicevano:
- Quelli che gridano laggi sono i Pezzenti del forte di Fuycke, fuori della citt; si lasciano morire di fame.
- Anche noi, disse Nele, anche noi morremo fra poco.
E pianse.
- Le ceneri battono sul mio cuore, disse Ulenspiegel.
- Ah! esclam Lamme, parlando fiammingo, (i soldati della scorta non capivano questo fiero linguaggio). Ah! se io potessi prendere questo duca sanguinario e fargli mangiare, fino al punto che la sua pelle scoppiasse, tutte quante le corde, le forche, e i banchi, e i cavalletti, e i pesi, e i bozzacchini! Se potessi fargli bere tutto il sangue che ha versato; e questo sangue gli uscisse dalla pelle lacerata e dalle trippe aperte da scheggie di legno e da pezzi di ferro; e tuttavia non morisse ancora, io gli strapperei il cuore dal petto e glielo farei ingoiare, cos crudo e velenoso com'. Allora certamente cadrebbe dalla vita nell'abisso di zolfo, dove potesse il diavolo farglielo mangiare e rimangiare senza tregua! E cos per tutta l'eternit.
- Amen, dissero Ulenspiegel e Nele, Ma ella soggiunse:
- Non vedi niente, tu?
- No, rispose Ulenspiegel.
- Io vedo ad occidente, disse Nele, cinque uomini e due donne seduti in cerchio. Uno di essi  vestito di porpora e porta una corona d'oro. Sembra che egli comandi sugli altri, i quali sono cenciosi e miserabili. Vedo dall'oriente avanzarsi un altro gruppo di sette persone: anch'esse sono comandate da qualcuno che  vestito di porpora, senza corona. Ed essi si avanzano contro quelli d'occidente. E ora si azzuffano nelle nuvole; ma non vedo pi niente.
- I sette, disse Ulenspiegel.
- Odo accanto a noi, nel fogliame, soggiunse Nele, una voce che come un soffio dice:
Con il ferro e con il fuoco
Con la morte e con la spada.
Cerca;
Nelle orribili sciagure,
Nelle lacrime e nel sangue,
Trova!
- Altri, e non noi, liberer la terra di Fiandra, rispose Ulenspiegel. La notte si fa nera, i soldati accendono torcie. Siamo prossimi al Campo dei patiboli. O dolce amor mio, perch m'hai seguito? Non odi pi nulla, Nele?
- S, disse Nele, odo un rumore d'armi nel grano. E l, oltre quella pendice che sormonta la strada dove noi entriamo, non vedi brillare nell'acciaio la rossa luce delle torcie? Vedo dei punti di fuoco, miccie d'archibugio. I nostri guardiani dormono forse, o sono ciechi? Non odi questo colpo di tuono? Non vedi gli Spagnoli cadere colpiti dalle palle? Odi: Viva il Pezzente! Salgono correndo il sentiero! Scendono con le scuri lungo il pendio. Viva il Pezzente!
- Viva il Pezzente! gridarono Lamme e Ulenspiegel,
- Ecco, disse Nele, ecco dei soldati che ci danno delle armi. Prendi, Lamme, prendi, amor mio. Viva il Pezzente!
- Viva il Pezzente! gridava la schiera dei prigionieri.
- Gli archibugi sparano incessantemente, disse Nele, e gli Spagnoli cadono come mosche, illuminati come sono dalla luce delle torcie. Viva il Pezzente!
- Viva il Pezzente! grida la schiera dei salvatori.
- Viva il Pezzente! gridano Ulenspiegel e i prigionieri. Gli Spagnoli sono nel cerchio di ferro. Ammazza! Ammazza! Tutti cadono. Ammazza! Senza piet! guerra senza quartiere! Ed ora facciamo i bagagli e corriamo fino a Euckluyse. Chi ha gli abiti di stoffa e di seta dei carnefici? Chi ha le loro armi?
- Tutti! tutti! gridano. Viva il Pezzente!
E infatti essi se ne ritornano in barca verso Enckluyse, dove i Tedeschi liberati con loro rimarranno per difendere la citt.
E Lamme, Nele e Ulenspiegel ritrovano le loro navi. Ed ecco che nuovamente cantano: Viva il Pezzente! sul mare libero.
E incrociano nella rada di Flessingue.
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13.
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Ivi Lamme ritrov la sua gaiezza. Egli scendeva volentieri a terra per dare la caccia ai buoi, ai montoni e ai polli, come se fossero lepri, cervi e ortolani.
E non restava solo in questa caccia nutriente. Era bello allora veder ritornare i cacciatori con Lamme alla testa, che tiravano per le corna il bestiame grosso e spingevano innanzi il minuto, conducendo con la bacchetta schiere di oche, e portando appese alla punta dei loro uncini polli, pollastri e capponi, nonostante i divieti.
Allora eran baldorie sulle navi. E Lamme diceva: - L'odore delle salse sale fino al cielo, rallegrando i signori angeli, che dicono:  la parte migliore della carne.
Mentre stanno in crociera, giunge da Lisbona una flotta mercantile, il cui comandante ignora che Flessingue sia caduta in mano dei Pezzenti. Egli riceve l'ordine di gettare le ancore e la flotta  circondata. Viva il Pezzente! Tamburi e pifferi suonano l'arrembaggio; i mercanti hanno cannoni, picche, ascie e archibugi.
Palle e bombe piovono dalle navi dei Pezzenti. I loro archibugieri, trincerati intorno all'albero maestro nei loro fortini di legno, tiravano a colpo sicuro, senza pericolo. I mercanti cadono come mosche.
- Alla riscossa! diceva Ulenspiegel a Lamme e a Nele. Alla riscossa! Ecco droghe, gioielli, derrate preziose, zucchero, noce moscata, garofano, zenzero, reali, ducati, montoni d'oro luccicanti. Vi sono pi di cinquecento mila monete. Lo spagnolo pagher le spese della guerra. Beviamo! Cantiamo la messa dei Pezzenti, cio la battaglia!
E Ulenspiegel e Lamme correvano qua e l come leoni. Nele suonava il piffero, al sicuro nel fortino di legno. Tutta la flotta fu catturata.
I morti furono contati: mille Spagnoli e trecento Pezzenti; fra cui si trov il capo cuoco della filibustiera la Briele.
Ulenspiegel chiese di parlare a Trs-Long e ai marinai: e, ottenuto il permesso, tenne questo discorso:
- Messer capitano e voi compari, noi abbiamo ereditato molte droghe; ed ecco qui Lamme, la buona pancia, il quale crede che quel povero morto, Iddio l'abbia in gloria, non fosse abbastanza dotto in fricassee. Nominiamo lui al suo posto, ed egli vi preparer celesti intingoli e minestre paradisiache.
- Benee! gridarono Trs-Long e gli altri; Lamme sar capo-cuoco della nave e porter il cucchiaione di legno per schiumare le sue salse!
- Messer capitano, compari e amici, disse Lamme, voi mi vedete piangere di gioia perch non merito un cos grande onore. Tuttavia, poich vi degnate di ricorrere alla mia indegnit, accetto le nobili mansioni di maestro nell'arte delle fricassee sulla valorosa filibustiera la Briele; ma vi prego umilmente di investirmi del comando supremo della cucina, in modo che il vostro capocuoco - che sarei io, - possa con diritto, legge e forza, impedire ad ognuno di venire a mangiare la parte degli altri.
Trs-Long e gli altri gridarono:
- Viva Lamme! Abbia il supremo comando!
- Ma, soggiunse Lamme, debbo rivolgervi una altra umilissima preghiera: io sono grande, grosso e robusto, la mia pancia  profonda, profondo il mio stomaco; la mia povera moglie - Iddio me la renda, - mi dava sempre due porzioni in vece di una: concedetemi anche voi questo stesso favore.
Trs-Long, Ulenspiegel e i marinai gridarono:
- Avrai doppia porzione, Lamme!
E Lamme, divenendo a un tratto melanconico, disse:
- Moglie mia, mia dolce cara! se qualchecosa pu consolarmi della tua assenza nell'esercizio delle mie funzioni, sar il ricordo della tua celeste cucina nella nostra dolce casa.
- Bisogna prestar giuramento, figlio mio, disse Ulenspiegel. Si porti il cucchiaione di legno e il pentolone di rame.
- Giuro, disse Lamme, dinnanzi a Dio, che mi abbia nelle sue grazie, giuro fedelt a monsignore il principe d'Orange, detto il Taciturno, governatore delle provincie di Olanda e Zelanda, in nome del re: fedelt a messer di Lumey, ammiraglio comandante la nostra nobile flotta, e a messer Trs-Long, viceammiraglio e capitano della nave la Briele; giuro di nutrire con tutte le mie deboli forze, secondo gli usi e costumi dei grandi cuochi antichi, i quali lasciarono sulla grande arte della cucina bei libri con figure, la carne e il pollame che fortuna vorr concederci; giuro di nutrire il suddetto messer Trs-Long, capitano, il suo secondo, che  il mio amico Ulenspiegel, e tutti voi, capomarinaio, pilota, sottocapo, compagni, soldati, cannonieri, coppiere, barbazzale, paggio del capitano, cerusico, marinai e tutti gli altri. Se l'arrosto  troppo sanguinolento e il pollame poco dorato; se la minestra esala un odore insipido, contrario alla buona digestione; se il fumo delle salse non vi spinge a precipitarvi tutti quanti in cucina, salva tuttavia la mia volont; se non vi rendo allegri e rubicondi, rassegner le mie dimissioni, stimandomi inadatto a occupare pi oltre il trono della cucina. Cos m'aiuti Iddio in questa vita e nell'altra.
- Viva il capocuoco, gridarono i marinai, viva il re della cucina, l'imperatore delle fricassee! La domenica egli avr tre porzioni invece di due.
E Lamme divenne capo cuoco della nave la Briele. E mentre le zuppe succolente cuocevano nelle casseruole, egli se ne stava sulla porta della cucina, fiero, impugnando come uno scettro il suo cucchiaione di legno.
Cos, essendo cuoco fedele e soldato valoroso, egli fu amato da tutti.
Ma nessuno doveva penetrare nella cucina. Perch allora Lamme diventava un diavolo e con il suo cucchiaione di legno colpiva di punta e di taglio senza piet.
Ed egli fu nuovamente chiamato Lamme, il Leone.
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14.
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Sull'Oceano, sulla Schelda, con il sole, con la pioggia, con la neve e la grandine, d'inverno e di estate scivolano le navi dei Pezzenti.
Con tutte le vele aperte come cigni, cigni della libert.
Bianco per la libert, azzurro per la grandezza, arancione per il principe,  lo stendardo dei fieri vascelli.
Tutte le vele al vento! tutte le vele al vento, le valorose navi che i flutti urtano, che le onde coprono di schiuma.
Passano, corrono, volano sul fiume con le vele nell'acqua, rapide come nuvole al vento del nord, le fiere navi dei Pezzenti. Udite la loro prora fendere l'onda? Dio dei liberi! Viva il Pezzente!
Galere, flibotti, olche, rapide come il vento che porta la tempesta, come la nube che porta la folgore. Viva il Pezzente!
Galere e flibotti e battane, scivolano sul fiume. I flutti squarciati gemono, quando le navi camminano diritte, recando sul ponte di prua il becco micidiale della loro lunga colubrina. Viva il Pezzente!
Tutte le vele al vento! tutte le vele al vento, le valorose navi che i flutti urtano, che le onde coprono di schiuma.
Notte e giorno, con la pioggia, la grandine e la neve, vanno! Cristo loro sorride nelle nuvole, nel sole e nelle stelle. Viva il Pezzente!
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15.
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Il re sanguinario apprese la notizia delle loro vittorie. Gi la morte divorava il carnefice che aveva il corpo pieno di vermi. Egli camminava attraverso i corridoi di Valladolid, misero e truce, trascinando i suoi piedi gonfi e le sue gambe di piombo. Non cantava mai, il crudele tiranno, n rideva al levar del giorno; e quando il sole illuminava, simile a un sorriso di Dio, il suo impero, egli non sentiva nessuna gioia nel suo cuore.
Ma Ulenspiegel, Lamme e Nele cantavano come uccelli; rischiavano le loro cotenne, Lamme e Ulenspiegel, la loro pelle bianca, Nele, vivendo giorno per giorno, e si rallegravano pi essi di un rogo spento dai Pezzenti, che il re nero d'una citt incendiata.
E appunto in quel tempo, Guglielmo Taciturno, principe D'Orange, destitu dal suo grado d'ammiraglio messer di Lumey della Marca, a cagione delle sue grandi crudelt. E nomin al suo posto messer Bouwen Ewoutsen Worst. Egli pens pure al modo di pagare il grano preso dai Pezzenti ai contadini, di restituire i contributi forzati ai quali erano stati costretti, e di concedere ai cattolici romani, come a tutti gli altri, il libero esercizio della loro religione, senza persecuzioni e senza insulti.
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16.
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Sui vascelli dei Pezzenti, sotto il cielo splendente, sopra i flutti chiari, mugolano i pifferi, gemono le cornamuse, gorgogliano i fiaschi, tinniscono i bicchieri, luccicano le armi.
- Ors, dice Ulenspiegel, battiamo il tamburo di gloria, battiamo il tamburo di gioia. Viva il Pezzente! Vinta  la Spagna, domato il vampiro. Nostro il mare, presa  la Briele. Nostra la costa da Nieuport, fino a Ostenda e a Blanckenberghe; nostre le isole di Zelanda, le foci della Schelda a le foci della Mosa, e le foci del Reno, fino all'Helder. Nostre Texel, Vieland, Rer-Schelling, Ameland, Rottum, Borkum. Viva il Pezzente!
"Nostre Delft e Dordrecht,  una striscia di polvere. Dio tiene la lancia infuocata. I carnefici abbandonano Rotterdam. La libera coscienza, come un leone con artigli e denti di giustizia, conquista la contea di Zutphen, le citt di Deutecom, Doesburg, Goor, Oldenzeel, la Welnuire, e Hattem, Elburg, Harderwyck. Viva il Pezzente!
" il lampo,  il fulmine: Campen, Zwol, Hassel, Steemoyck cadono nelle nostre mani con Oudewater, Gouda, Leyde. Viva il Pezzente!
"Nostre Bueren e Enckhuyse! Ancra ci mancano Amsterdam, Schoonhoven e Middelburg. Ma le lame pazienti aspettano. Viva il Pezzente!
"Beviamo il vino di Spagna. Beviamo nei calici dove essi bevvero il sangue delle vittime. Noi andremo nello Zuyderzee, attraverso fiumi e canali; nostre sono la Noord-Holland, la Zuid-Holland e la Zelanda; prenderemo l'Oost e la West-Frise; la Briele sar il rifugio delle nostre navi, il nido delle chioccie della libert. Viva il Pezzente!
"Udite scoppiare il grido di vendetta in Fiandra, nella patria adorata! Si forbiscono le armi, si affilano le spade, tutti si agitano, vibrano come corde d'arpa al soffio caldo, soffio d'anime che esce dalle fosse, dai roghi, dai cadaveri sanguinolenti delle vittime! Tutti: Hainaut, Brabante, Lussemburgo, Limburgo, Namur, Liegi, la citt libera, tutti! Il sangue germoglia e feconda. La messe  matura per la falce. Viva il Pezzente!
"Nostro il Noord-Zee, il largo mare del Nord. A noi i buoni cannoni, le fiere navi, le ardite schiere dei formidabili marinai; a noi quanti straccioni, ladri, preti, soldati, gentiluomini, borghesi e operai che fuggono la persecuzione! A noi, uniti nell'opera di libert! Viva il Pezzente!
"Filippo, re sanguinario, dove sei tu? D'Alba, dove sei? Tu gridi e bestemmi, coperto del santo cappello, dono del Santo Padre! Battete il tamburo di gioia. Viva il Pezzente! Beviamo!
"Il vino scorre nei calici d'oro. Bevete allegramente. Gli abiti sacerdotali che coprono i rudi uomini sono inondati dal rosso liquore; le bandiere ecclesiastiche e romane fluttuano al vento. Eterna musica! a voi, miagolanti pifferi, gementi cornamuse! a voi tamburi che battete rulli di gloria! Viva il Pezzente!"
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17.
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Il mondo era allora nel mese dei lupi, che  il mese di dicembre. Un'acre pioggia cadeva come aghi sull'acqua. I Pezzenti incrociavano nello Zuyderzee. Messer l'Ammiraglio, a suon di tromba, chiam sulla sua nave i capitani delle galere e dei flibotti, e Ulenspiegel insieme con gli altri.
- Ors, egli disse, parlando a lui per primo, il principe vuol riconoscere i tuoi fedeli e buoni servigi, e ti nomina capitano della nave la Briele. Eccotene il decreto su pergamena.
- Grazie vi sien rese, messer ammiraglio, rispose Ulenspiegel; cercher di comandare la nave con tutte le mie povere forze, e ho grande speme, se Dio m'aiuta, di spodestare la Spagna dei paesi di Fiandra e d'Olanda: intendo parlare della Zuid e Noord-Neerlande.
- Cos va bene, disse l'Ammiraglio. E ora, aggiunse parlando a tutti, vi dir che quelli della cattolica Amsterdam si accingono ad assediare Enckhuyse. Essi non sono ancora usciti dal canale d'Y. Noi dunque incrociamo perch ci rimangano, e diamo addosso a qualunque delle loro navi mostri nello Zuysderzee la sua tirannica carcassa.
- Le affonderemo, risposero i capitani. Viva il Pezzente!
Ulenspiegel, risalito sulla sua nave, fece radunare i suoi marinai e soldati sul ponte, e disse loro ci che aveva comunicato l'ammiraglio.
- Noi abbiamo ali, cio le nostre vele, risposero i marinai, abbiamo pattini, cio le chiglie delle nostre navi, e mani gigantesche, cio i raffi d'arrembaggio. Viva il Pezzente!
La flotta part e incroci dinnanzi ad Amsterdam a una lega dalla costa, in modo che nessuno potesse entrare o uscire senza il suo permesso.
Il quinto giorno la pioggia cess; un vento pi forte soffi nel cielo chiaro; quelli di Amsterdam non si muovevano.
A un tratto, Ulenspiegel vide Lamme salire sul ponte, cacciando dinnanzi a s con il suo cucchiaione di legno, il truxman della nave, giovanotto esperto nella lingua francese e fiamminga, ma pi esperto ancora in ghiottoneria.
- Furfante, gridava Lamme picchiandolo, credevi forse di poter mangiar prematuramente le mie fricassee, senza punizione? Va sull'alto dell'albero, a vedere se nulla di nuovo accade sulle navi di Amsterdam. Cos farai bene.
Ma il truxman rispose:
- Che mi darai in compenso?
- Vorresti esser pagato senza aver fatto niente? disse Lamme. Semenza di ladro, se non ti arrampichi, ti far frustare. E il tuo francese non ti salver.
-  una bella lingua, rispose il truxman, lingua d'amore e di guerra.
E si arrampic sull'albero.
- Ebbene; fannullone? chiese Lamme.
- Non vedo niente, rispose il truxman, n in citt n sulle navi. Poi discese e soggiunse:
- Ora pagami.
- Tienti ci che hai rubato, rispose Lamme; ma roba rubata non giova, e tu senza dubbio la vomiterai.
Il truxman, risalendo sull'albero, a un tratto grid:
- Lamme! Lamme! ecco un ladro che entra nella tua cucina.
- Ho la chiave in tasca, rispose Lamme,
Allora Ulenspiegel, prendendo Lamme in disparte, gli disse:
- Figlio mio, questa gran tranquillit di Amsterdam mi spaventa. Essi hanno qualche segreto disegno.
- Ci pensavo anch'io, rispose Lamme; l'acqua gela nelle brocche, dentro la madia; il pollame  di legno; la brina imbianca le salciccie; il burro  come la pietra, l'olio  candido, e il sale  asciutto come sabbia al sole.
-  il gelo prossimo, disse Ulenspiegel. Essi verranno in gran numero ad assalirci con artiglieria.
Egli and sulla nave ammiraglia e confid all'ammiraglio i suoi timori. Ma questi gli rispose:
- Il vento soffia d'Inghilterra: avremo neve, ma non gelo: ritorna sulla tua nave.
E Ulenspiegel se ne and.
La notte cadde una gran nevicata; ma poco dopo il vento soffi dalla Norvegia, e il mare gel, e divenne simile a un impiantito. L'ammiraglio assistette allo spettacolo.
Allora, temendo che quelli d'Amsterdam venissero sul ghiaccio per bruciare le navi, egli comand ai soldati di tener pronti i loro pattini nel caso che dovessero combattere intorno alle navi, e ai cannonieri dei cannoni di ferro e di ghisa di preparare cumuli di palle a fianco degli affusti, di caricare i cannoni e di tener sempre accese le granate, che sono lancie di fuoco.
Ma quelli d'Amsterdam non vennero.
E fu cos per sette giorni.
Verso la sera dell'ottavo giorno, Ulenspiegel ordin che si servisse un buon banchetto ai marinai e ai soldati, per corazzarli contro il freddo vento che soffiava.
Ma Lamme disse:
- Non ci rimane pi nulla, se non biscotti e birretta.
- Viva il Pezzente! gridarono i marinai. Saranno baldorie quaresimali, aspettando l'ora della battaglia!
- Che non suoner presto, soggiunse Lamme. Quelli di Amsterdam verranno a incendiarci le navi, ma non questa notte. Prima si riuniranno intorno al fuoco, a bere molti boccali di vin cotto con zucchero di Madera, - che Iddio ne mandi un po' anche a noi; - poi, dopo aver parlato fino a mezzanotte con pazienza, con logica e con boccaletti pieni, essi decideranno che c' tempo domani a decidere se dovranno o no assalirci la settimana prossima. Domani, bevendo altro vino con zucchero di Madera, - che Iddio ne mandi un po' anche a noi - decideranno nuovamente con calma, pazienza e boccaletti pieni, di riunirsi un altro giorno, per sapere se il ghiaccio pu sopportare o no una gran quantit di gente. E lo faranno provare da uomini dotti, i quali stenderanno su pergamena le loro conclusioni. Dopo averle lette, essi sapranno che il ghiaccio ha una mezza canna di spessore e che quindi  abbastanza solido per sopportare alcune centinaia d'uomini con cannoni e artiglieria da campagna. Poi si riuniranno di nuovo per deliberare con calma, pazienza e numerosi boccaletti di vin cotto, e calcoleranno se, a cagione del tesoro da noi preso a quei di Lisbona, sia conveniente assalire oppure incendiare le nostre navi. E cos, perplessi, ma temporeggianti, decideranno che bisogna prendere e non bruciare le nostri navi, malgrado il grave affronto che in questo modo ci faranno.
- Dici bene, rispose Ulenspiegel; ma non vedi quei fuochi che s'accendono nella citt e quegli uomini con lanterne che corrono affaccendati?
- Vuol dire che hanno freddo, soggiunse Lamme. Poi, sospirando, continu: - Tutto  mangiato! Non c' pi n bue, n porco, n pollame; non c' pi vino, ahim! e nemmeno dobbel-bier. Soltanto biscotti e birretta, Chi mi vuol ben mi segua!
- Dove vai? domand Ulenspiegel. Nessuno pu uscire dalla nave.
- Figlio mio, rispose Lamme, ora tu sei capitano e padrone. Non uscir senza il tuo permesso. Tuttavia degnati di pensare che ier l'altro noi abbiamo mangiato l'ultimo salcicciotto, e che in un tempo cos rigido fuoco di cucina  sole per i buoni compagni. Chi, fra noi, non vorrebbe fiutare il fumo delle salse; odorare il profumato mazzo del divino vinello fatto di quegli allegri fiori che sono gaiezza, risa e benevolenza per tutti? Ors, capitano e amico fedele; non lo nascondo: se non mangio mi struggo l'anima, io amante del buon riposo, incapace di uccidere niente che non sia un'oca tenera, o un pollo grasso, o un tacchino succolento, che pur ti seguo in fatiche e in battaglie. Guarda di qui i lumi di quella fattoria ricca e ben fornita di grosso e minuto bestiame. Sai chi la abita? Quel barcaiuolo di Frisa il quale trad messer Dandelot e condusse a Enckhuyse, ancora partigiana d'Alba, diciotto poveri signori e amici, che per colpa sua furono fatti a pezzi sul mercato dei cavalli a Brusselle. Questo traditore, che si chiama Slosse, ricevette dal duca duemila fiorini per il suo tradimento. Con il prezzo del sangue, vero Giuda, egli compr la fattoria che tu vedi laggi, e il suo bestiame grosso e i campi che ci sono intorno, i quali crescendo e fruttificando, voglio dire il bestiame e la terra, lo hanno arricchito.
Ulenspiegel rispose:
- Le ceneri battono sul mio cuore. Tu suoni l'ora di Dio.
- E nello stesso tempo l'ora della cena, disse Lamme. Dammi venti ragazzi, soldati e marinai valorosi, e andr a scovare il traditore.
- Voglio guidarli io stesso, esclam Ulenspiegel. Chi ama la giustizia mi segua. Non tutti, cari e fedeli compagni: soltanto venti; se no chi rimarrebbe a guardia della nave? Tirate a sorte coi dadi. Siete venti? Andiamo. I dadi parlano bene. Calzate i pattini e scivolate verso la stella Venere che brilla sulla fattoria del traditore.
"Orizzontandovi alla chiara luce, venite, o venti compagni, pattinando e scivolando, con l'ascia sulla spalla.
"Il vento sibila e sospinge innanzi a s sul ghiaccio bianchi turbini di neve. Venite, miei bravi!
"Non cantate, non parlate; andate diritti, silenziosi, verso la stella; i vostri pattini fanno stridere il ghiaccio.
"Chi cade, subito si rialza. Ora raggiungiamo la riva; non una forma umana sulla neve candida, non un uccello nell'aria ghiaccia. Scalzate i pattini.
"Eccoci su terra ferma, ecco i prati, calzate nuovamente i pattini. Noi siamo intorno alla fattoria, trattenendo il respiro".
Ulenspiegel bussa alla porta, cani abbaiano. Bussa di nuovo; una finestra si apre, e il baes dice, cacciando fuori la testa.
- Chi sei?
Egli non vede che Ulenspiegel; gli altri sono nascosti dietro il keet, che  la lavanderia.
Ulenspiegel risponde:
- Messer di Boussu ti ordina di andare immediatamente da lui, ad Amsterdam.
- Dov' il tuo salvacondotto? chiede l'uomo, scendendo e aprendo la porta.
- Eccolo, risponde Ulenspiegel mostrandogli i venti Pezzenti che si precipitano dietro di lui nel vano.
Allora Ulenspiegel gli disse:
- Tu sei Slosse, il barcaiuolo traditore che fece cadere in un'imboscata i messeri Dandelot, de Battemburg e altri signori. Dov' il prezzo del sangue?
Slosse, tremando, rispose:
- Voi siete i Pezzenti, perdonatemi; io non sapevo ci che facevo. Non ho denaro qui dentro; e vi dar ogni cosa.
- Abbuia, disse Lamme. Dacci delle candele di sego o di cera.
Il baes rispose:
- Le candele di sego sono appese laggi.
Una candela fu accesa, e uno dei Pezzenti disse:
- Fa freddo, accendiamo un po' di fuoco. Ecco delle belle fascine.
E mostr sopra una tavola alcuni vasi da fiori dove si vedevano delle piante secche. Egli ne prese una per la parrucca e, scuotendola insieme col vaso, il vaso cadde, e ducati, fiorini e reali si sparpagliarono per terra.
- Qui sta il tesoro, disse additando gli altri vasi da fiori.
Infatti, vuotandoli, vi trovarono diecimila fiorini. E il baes grid e pianse.
I servi e le serve della fattoria accorsero alle grida, in camicia. Gli uomini, i quali volevano rivendicare il loro padrone, furono malmenati. E le comari vergognose, specialmente le pi giovani, si nascosero dietro gli uomini.
Lamme allora si avanz e chiese:
- Baes traditore, dove sono le chiavi della dispensa, della scuderia, delle stalle e dell'ovile?
- Infami saccheggiatori, disse il baes, voi sarete impiccati!
-  l'ora di Dio, rispose Ulenspiegel. Dammi le chiavi!
- Dio mi vendicher, disse il baes consegnandogliele.
Vuotata la fattoria, i Pezzenti se ne ritornano pattinando verso le navi, leggere dimore di libert.
- Sono capo cuoco, diceva Lamme guidandoli; sono capo cuoco. Spingete le valorose slitte cariche di vino e di birra; cacciate innanzi a voi, per le corna o altrimenti, cavalli, buoi, porci, montoni e greggi che cantano le loro bestiali canzoni. I piccioni tubano nelle ceste; i capponi, impinzati di mollica, si stupiscono nelle gabbie di legno dove non si possono muovere. Sono capo cuoco! Il ghiaccio stride sotto il ferro dei pattini. Eccoci alle navi. Domani avremo musica di cucina. Calate le puleggie. Mettete delle cintole ai cavalli, alle vacche e ai buoi.  una bellezza vederli cos impiccati per il ventre; domani, domani noi saremo impiccati con la lingua alle grasse fricassee. La carrucola a uncino li issa sulla nave. Sono carbonate. Gettate alla rinfusa nella stiva polli, oche, anitre e capponi. Chi torcer loro il collo? Il mastro cuoco. La porta  chiusa, e ho la chiave in tasca. Dio sia lodato in cucina! Viva il Pezzente!
Poi Ulenspiegel se ne and sulla nave ammiraglia, conducendo con s Dierick Slosse e gli altri prigionieri che gemevano e piangevano per paura della corda.
Messer Worst accorse al rumore: scorgendo Ulenspiegel e i suoi compagni illuminati dalla luce rossa delle torcie, chiese:
- Che vuoi da me?
- Noi prendemmo questa notte, nella sua fattoria, rispose Ulenspiegel, il traditore Dierick Slosse, il quale fece cadere i diciotto in un agguato. Eccolo qua. Gli altri sono i suoi garzoni e le sue serve innocenti.
Poi, consegnandogli una borsa, soggiunse:
- Questi fiorini fiorivano in certi vasi di fiori nella casa del traditore: sono diecimila.
Allora Messer Worst disse:
- Male faceste a lasciar le navi; ma poich avete avuto fortuna, vi sar perdonato. Siano benvenuti i prigionieri e le sacca di fiorini e voi, bravi uomini, ai quali concedo, secondo i diritti e gli usi del mare, un terzo del bottino; un altro terzo sar per la flotta e l'ultimo per monsignor d'Orange. Impiccate immediatamente il traditore.
I Pezzenti ubbidirono, e poi fecero un buco nel ghiaccio e vi gettarono il corpo di Dierick Slosse.
Allora Messer Worst disse:
- Che?  forse spuntata l'erba intorno alle navi, che sento chiocciar le galline, belare i montoni, muggire i buoi e le vacche?
- Sono i nostri prigionieri da bocca, rispose Ulenspiegel: essi pagheranno un riscatto di fricassee. Messer l'Ammiraglio ne avr la parte migliore. Quanto a costoro, servi e serve, fra le quali ci sono alcune furbe e graziose comari, io li riconduco sulla mia nave.
Cos fece. E poi tenne loro questo discorso:
- Compari e comari, voi siete sul migliore vascello che esista. Noi vi passiamo il nostro tempo in baldorie, gozzoviglie e banchetti, che non finiscono mai. Se ve ne volete andare, pagate il riscatto; se volete rimanere, voi vivrete come noi, mangiando bene e lavorando meglio. Quanto a queste graziose comari, io lascio loro, con permesso capitanesco, la pi grande libert di corpo, dicendo che a me poco importa che esse conservino gli amici coi quali vennero sulla nave, o eleggano qualcuno di questi bravi Pezzenti per tener loro matrimoniale compagnia.
Ma tutte le gentili comari furono fedeli ai loro amici, meno una, la quale sorridendo e guardando Lamme gli chiese se gli piaceva.
- Grazie, grazie, carina, rispose Lamme, ma non posso.
-  ammogliato, il bonaccione, dissero i Pezzenti vedendo la comare indispettita.
Ma ella, voltandogli la schiena, ne scelse un altro che, come Lamme, aveva buona pancia e buona ciera.
Quel giorno e i giorni seguenti, ci furono a bordo delle navi grandi baldorie e banchetti di vino, di pollame e di carne. E Ulenspiegel disse:
- Viva il Pezzente! Soffia rigida tramontana; noi riscalderemo l'aria con il nostro fiato. Il nostro cuore  di fuoco per la libera coscienza; di fuoco  il nostro stomaco per la buona carne del nemico. Beviamo il vino, latte dei maschi. Viva il Pezzente!
Anche Nele beveva in una gran coppa d'oro, e rossa al soffio del vento, faceva miagolare il piffero. E nonostante il freddo, i Pezzenti mangiavano e bevevano allegramente sul ponte.
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18.
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A un tratto tutta la flotta vide sulla riva una nera folla fra cui splendevano torcie e rilucevano armi; poi le torcie furono spente e regn la pi grande oscurit.
Trasmessi gli ordini dell'ammiraglio, fu dato sulle navi il segnale d'allarme; e tutti i fuochi si spensero; marinai e soldati si coricarono ventre a terra, armati di scuri, sui ponti. I valorosi cannonieri, con le loro lancie, vegliavano accanto ai cannoni carichi di mitraglia e di bombe a catena. Non appena l'ammiraglio e i capitani avessero gridato: "A cento passi!" - per indicare la posizione del nemico, - essi dovevano far fuoco di fronte, dalla poppa o dal fianco, secondo la loro posizione nel ghiaccio.
E s'ud la voce di messer Worst che diceva:
- Pena di morte a chi parla ad alta voce!
E i capitani ripeterono:
- Pena di morte a chi parla ad alta voce!
La notte era senza luna, stellata.
- Odi? diceva Ulenspiegel a Lamme, parlando come un soffio di fantasma. Odi la voce di quelli di Amsterdam, e il ferro dei loro pattini che fa stridere il ghiaccio? Camminano velocemente. Si sentono parlare. Essi dicono: "I Pezzenti fannulloni dormono. A noi il tesoro di Lisbona!" Ora accendono torcie. Vedi le loro scale per l'assalto, e le loro brutte faccie, e la lunga fila della loro colonna d'assalto? Sono pi di mille.
- Cento passi! grid Messer Worst.
- Cento passi! gridarono i capitani.
E vi fu un gran rombo, come di tuono, e urla lamentose sul ghiaccio.
- Ottanta cannoni tuonano contemporaneamente, disse Ulenspiegel. Essi fuggono! Vedi le torcie che si allontanano?
- Inseguiteli! grid l'ammiraglio.
- Inseguiteli! gridarono i capitani.
Ma l'inseguimento dur poco, poich i fuggiaschi avevano cento passi di vantaggio e gambe da lepri famose.
E su gli uomini che gridavano e morivano sul ghiaccio si trov oro, gioielli e corde destinate a legare i Pezzenti.
E dopo questa vittoria, i Pezzenti dicevano fra di loro: Als God met ons is, wie tegen ons zal zijn? "Se Dio  con noi, chi sar contro? Viva il Pezzente!"
Ora, il mattino del terzo giorno, messer Worst, inquieto, aspettava un nuovo assalto. Lamme sal sul ponte, e disse a Ulenspiegel:
- Conducimi da questo ammiraglio che non volle ascoltarti quanto tu fosti profeta di gelo.
- Va senza ch'io ti conduca, disse Ulenspiegel.
Lamme se ne and, chiudendo a chiave la porta della cucina. L'ammiraglio se ne stava sul ponte, cercando con lo sguardo se gli accadesse di scorgere qualche movimento dalla parte della citt.
Lamme gli si avvicin e gli disse:
- Monsignor ammiraglio, pu un umile mastro cuoco darvi un consiglio?
- Parla, figlio mio, rispose l'ammiraglio.
- Monsignore, rispose Lamme, l'acqua sgela nelle brocche; il pollame ritorna tenero; le salsiccie perdono la loro muffa di brina; il burro  untuoso, l'olio limpido; il sale piange. Fra poco piover, e noi saremo salvi, ammiraglio.
- Chi sei tu? domand messer Worst.
- Sono Lamme Goedzak, rispose egli, mastro cuoco della nave la Briele. E se tutti questi gran sapienti che pretendono d'essere astronomi leggono nelle stelle come io leggo nelle mie salse, ci potranno dire che questa notte vi sar sgelo con gran baccano di tempesta e di grandine: ma lo sgelo non durer molto.
E Lamme ritorn presso Ulenspiegel, al quale verso mezzogiorno disse:
- Sono anche profeta: il cielo diventa nero, il vento soffia tempestosamente, una pioggia calda cade; c' gi un piede d'acqua sul ghiaccio.
La sera egli grid allegramente:
- Il mare del Nord si gonfia:  l'ora del flusso, le alte onde entrano nello Zuyderzee, rompendo il ghiaccio che scoppia in grandi pezzi e salta sulle navi; il ghiaccio sprigiona scintilla di luce; ecco la grandine: L'ammiraglio ci comanda di ritirarci da Amsterdam, con tant'acqua quanto basti alla nostra pi grossa nave per galleggiare. Eccoci nel porto di Enckhuyse. Il mare agghiaccia nuovamente. Io sono profeta, ed  un miracolo di Dio.
E Ulenspiegel disse:
- Beviamo alla sua salute, benedicendolo!
E l'inverno pass e venne l'estate.
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19.
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Alla met di agosto, quando le galline impinzate di grano restano sorde al richiamo del gallo che strombetta i suoi amori, Ulenspiegel disse ai suoi marinai e soldati:
- Il duca sanguinario, a Utrecht, osa emanare un editto in cui promette, fra gli altri graziosi doni, fame, morte, rovina agli abitanti dei Paesi Bassi che non si sottomettono. Tutto ci che ancora rimane sar distrutto, egli dice, e Sua Maest Reale far abitare il paese da stranieri. Mordi, duca, mordi! La lima rompe il dente delle vipere; noi siamo lime. Viva il Pezzente!
"D'Alba, il sangue ti sazi! Credi forse che noi temiamo le tue minaccie o che prestiamo fede alla tua clemenza? I tuoi illustri reggimenti, di cui tu cantavi le lodi al mondo intero, i tuoi Invincibili, i tuoi Immortali restarono sette mesi a cannoneggiare Haarlem, debole citt difesa da borghesi. Come buoni diavoli mortali essi hanno danzato per aria la danza delle mine che scoppiano. Pochi borghesi li impegolarono di catrame; ed essi finirono per vincere vittoriosamente sgozzando i disarmati. Odi tu, carnefice, l'ora che suona?
"Haarlem ha perduti i suoi brillanti difensori, le sue pietre sudano sangue. Essa ha perduto e speso nel suo assedio un milione e duecento ottanta mila fiorini. Il vescovo  stato reintegrato; egli benedice con mano svelta e faccia allegra le chiese: don Federico assiste a queste benedizioni; il vescovo gli lava le mani che Dio vede rosse, e comunica sotto le due specie, ci che non  permesso al popolino. E le campane suonano, e il campanile spande nell'aria le sue note tranquille e armoniose;  come un canto d'angelo sopra un cimitero. Occhio per occhio! Dente per dente! Viva il Pezzente!"
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20.
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Allora i Pezzenti erano a Flessingue, dove Nele s'ammal di febbri. Costretta a lasciare la nave, essa fu ricoverata presso Peeters, riformato, al Turven-Key.
Ulenspiegel, assai addolorato, si rallegr tuttavia pensando che in quel letto, dove senza dubbio sarebbe guarita, le palle spagnole non avrebbero potuto raggiungerla.
E, con Lamme, egli stava continuamente accanto a lei, curandola bene e amandola meglio. E l essi chiacchieravano.
- Amico caro e fedele, disse un giorno Ulenspiegel, non sai la notizia?
- No, figlio mio, disse Lamme.
- Non hai visto la filibustiera che venne ultimamente a unirsi con la nostra flotta? E non sai chi ogni giorno vi suona la viola?
- Dopo gli ultimi freddi, rispose Lamme, io sono come sordo da tutte e due le orecchie. Perch ridi, figlio mio?
Ma Ulenspiegel, continuando il suo discorso, soggiunse:
- Una volta l'udii cantare un lied fiammingo e trovai che la sua voce era dolce.
- Ahim! disse Lamme; anch'ella cantava e suonava la viola.
- Sai l'altra notizia?
- Non so niente, figlio mio, rispose Lamme.
- Ci  stato dato l'ordine di discendere la Schelda con le nostre navi fino ad Anversa, rispose Ulenspiegel, per cercare dei vascelli nemici da prendere o da bruciare. Quanto agli uomini, nessuna tregua. Che ne pensi, pancia grossa?
- Ahi! disse Lamme, non udremo mai parlare in questo triste paese che di incendi, impiccagioni, annegamenti ed altri simili stermini di poveri uomini? Quando dunque verr la pace benedetta, per poter senza trambusti arrostire pernici, ammannire fricassee di polli e far cantare i sanguinacci fra le uova nella padella? Li preferisco neri; quelli bianchi sono troppi grassi.
- Questo dolce tempo verr, rispose Ulenspiegel, quando nei verzieri di Fiandra noi vedremo ai meli, ai pruni e ai ciliegi, uno Spagnolo impiccato ad ogni ramo.
- Ah! diceva Lamme, se io potessi almeno ritrovare mia moglie, la mia tanto cara, gentile, adorata, dolce, graziosa, fedele moglie! Perch, sappilo, figlio mio, io non fui e non sar mai cornuto: ella era troppo severa e calma nei suoi modi, per far ci; ella fuggiva la compagnia degli altri uomini; e se am le belle acconciature fu per semplice ambizione femminile. Io fui il suo cuoco, sguattero, lavapiatti, lo dico volontieri; perch non lo sono ancora? Ma fui anche suo signore e marito.
- Lasciamo questi discorsi, disse Ulenspiegel. Non odi l'ammiraglio che grida: "Levate le ancore!", e i capitani, che ripetono il suo comando? Bisogna prepararsi.
- Perch parti cos presto? chiese Nele a Ulenspiegel.
- Andiamo sulle navi, egli rispose.
- Senza di me? chiese ella.
- S, disse Ulenspiegel.
- Non pensi che io sar molto inquieta per te, qui dentro?
- Carina, disse Ulenspiegel, la mia pelle  di ferro.
- Tu scherzi, soggiunse Nele. Io non vedo che il tuo farsetto, il quale  di panno e non di ferro; sotto, c' il tuo corpo, fatto di carne e d'ossa, come il mio. Se ti feriscono, chi ti curer? Morrai solo solo fra i combattenti? Verr con te.
- Ahi! disse Ulenspiegel, se lancie, bombe, spade, scuri, mazze, risparmiando me, cadono sul tuo grazioso corpo, che far io, miserabile, senza di te, in questo basso mondo?
Ma Nele diceva:
- Voglio seguirti: non correr nessun pericolo; mi nasconder nei fortini di legno dove stanno gli archibugieri.
- Se tu parti, io resto; e il tuo amico Ulenspiegel sar stimato traditore e vile. Ma ascolta la mia canzone:
Elmo mi sono i capelli di ferro,
E la corazza me la di Natura:
Come cuoio la prima pelle ho dura,
E la seconda  simile all'acciaio.
Invano tenta di prendermi al raffio
La triste morte che non m'impaura:
Come cuoio la prima pelle ho dura,
E la seconda  simile all'acciaio.
"Vivere!" ho scritto sulla mia bandiera,
Vivere sempre alla luce pi pura:
Come cuoio la prima pelle ho dura.
E la seconda  simile all'acciaio.
E cantando egli se ne and, non senza aver baciato la bocca tremante e i belli occhi di Nele febbricitante, che sorrideva e piangeva insieme insieme.
I Pezzenti sono ad Anversa, e catturano navi d'Alba fin dentro il porto. Entrano nella citt in pieno giorno, liberano e fanno prigionieri, perch servano di ostaggio. Costringono i borghesi ad alzarsi, e impongono ad alcuni di essi di seguirli, sotto pena di morte, senza fiatare.
Ulenspiegel dice a Lamme:
- Il figlio dell'ammiraglio  prigioniero presso il decano; bisogna liberarlo.
Ed entrano nella casa del decano, e vedono il figlio dell'ammiraglio in compagnia di un grosso frate panciuto che predica collericamente, pretendendo di farlo rientrare nel grembo di nostra santa madre Chiesa. Ma il giovane non ne vuol sapere. E se ne va con Ulenspiegel, mentre Lamme, agguantato il frate per il cappuccio, lo spinge innanzi a s nelle vie di Anversa, dicendo:
- Tu vali cento fiorini di taglia; fa le valigie e cammina. A che t'indugi? Hai piombo nei tuoi sandali? Cammina, sacco di lardo, madia di pietanze, ventre di pappa!
- Cammino, signor Pezzente, cammino; ma con tutto il rispetto dovuto al vostro archibugio, anche voi siete ventruto, panciuto e grasso come me.
Ma Lamme, spingendolo, grid:
- Osi, frataccio, osi paragonare il tuo grasso claustrale, inutile, fannullone, al mio grasso Fiammingo, onestamente nutrito con lavoro, fatiche e battaglie? Corri, o ti far camminare come un cane, con lo sperone della punta delle mie scarpe.
Ma il frate non poteva correre, ed era tutto affannato, e Lamme pure. Ed essi giunsero cos sulla nave.
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21.
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Dopo aver preso Rammeckens, Gertruydenberg, Alckmaer, i Pezzenti rientrarono a Flessingue.
Nele, guarita, aspettava Ulenspiegel sul molo.
- Thyl, disse, vedendolo, Thyl, mio amico, non sei ferito?
Ulenspiegel cant:
"Vivere!" ho scritto sulla mia bandiera,
Vivere sempre alla luce pi pura:
Come cuoio la prima pelle ho dura
E la seconda  simile all'acciaio.
- Ahim! diceva Lamme, strascicando le gambe: le palle, le granate, le bombe piovono intorno a lui, ed egli non ne sente che il vento. Tu sei spirito senza dubbio, Ulenspiegel, e tu pure, Nele, poich vi vedo sempre giovani e allegri.
- Perch strascichi le gambe? domand Nele a Lamme.
- Io non sono spirito e non lo sar mai, rispose Lamme. Cos ho ricevuto un colpo d'ascia nella coscia; - quelle di mia moglie erano cos bianche e rotonde! - guarda, sanguino. Ahim! Perch non  qui a curarmi?
Ma Nele, stizzita, disse:
- Che bisogno hai d'una donna spergiura?
- Non dirne male, supplic Lamme.
- Ebbene, soggiunse Nele, eccoti del balsamo lo tenevo per Ulenspiegel; mettilo sulla piaga.
Lamme medic la sua ferita e divent allegro, poich il balsamo ne fece cessare il dolore acuto; e tutti e tre risalirono sulla nave.
Vedendo il frate che passeggiava con le mani legate, Nele chiese:
- Chi  costui? L'ho veduto altrove e mi pare di riconoscerlo.
- Vale cento fiorini di taglia, rispose Lamme.
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22.
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Quel giorno sulla flotta si fece baldoria. Malgrado il gelido vento di dicembre, malgrado la pioggia, malgrado la neve, tutti i Pezzenti della flotta erano sui ponti delle navi. Le mezzelune d'argento brillavano rossastre sui cappelli di Zelanda.
E Ulenspiegel cant:
Leyde  liberata, il sanguinario duca lascia i Paesi Bassi:
Suonate, echeggianti campane;
Campanili spandete nell'aria le vostre canzoni;
Tintinnate, bicchieri e bottiglie!
Quando il cane ritorna dalle bastonate
Con la coda fra le gambe,
L'occhio sanguinante
Ritorce a guatare i bastoni,
E la sua mascella lacera,
Palpitando, freme.
Partito  il duca sanguinario!
Tintinnate, bicchieri e bottiglie! Evviva il Pezzente!
Egli vorrebbe addentarsi,
Ma i bastoni gli ruppero i denti.
Curvando la testa paffuta,
Egli pensa ai giorni di morte e d'appetito.
Partito  il duca sanguinario:
Battete dunque il tamburo di gloria,
Battete dunque il tamburo di guerra!
Viva il Pezzente!
Egli grida al diavolo: "Ti vendo
La mia anima di cane per un'ora di forza."
"M'importa della tua anima,
dice il diavolo, come d'un'aringa."
I denti non si ritrovano pi,
Bisognava evitare i bocconi duri.
Partito  il duca sanguinario.
Viva il Pezzente!
I piccoli cani stradaiuoli, storti, guerci, rognosi,
Che vivono o crepano nell'immondezza,
Alzano l'un dopo l'altro la gamba
Su colui che uccide pel piacere di uccidere....
Viva il Pezzente!
Egli non am n donne n amici,
N gaiezza, n sole, n il suo padrone;
Soltanto la Morte am, sua fidanzata,
Che gli ruppe le zampe
Come preludio di fidanzamento,
Perch non le piacciono gli uomini intieri,
Battete il tamburo di gioia,
Viva il Pezzente!
E i cani stradaiuoli, storti,
Zoppi, rognosi e guerci,
Nuovamente alzano la gamba
In modo caldo e salato.
Li imitano levrieri e molossi,
Cani d'Ungheria e di Brabante,
Di Namur e di Lussemburgo.
Viva il Pezzente!
E tristamente, con la schiuma al muso,
Egli va a crepare presso il suo padrone,
Che gli tira una pedata
Perch non ha morso abbastanza.
All'Inferno sposa Morte.
Ella lo chiama: "Duca mio",
Ed egli lei: "Mia dolce Inquisizione."
Viva il Pezzente!
Suonate, campane echeggianti;
Campanile, spandi nell'aria le tue canzoni;
Tintinnate, bicchieri e bottiglie;
Viva il Pezzente!
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FINE DEL LIBRO QUARTO.
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LIBRO QUINTO.
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1.
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Il frate preso da Lamme, quando si accorse che i Pezzenti non volevano ucciderlo ma soltanto costringerlo a riscattarsi, cominci ad alzare la cresta sulla nave.
- Guardate, grid, camminando e scuotendo furiosamente la testa, guardate in che abisso di luridi, neri e orrendi abomin io son caduto, mettendo i piedi su questa catinella di legno.... Se non fossi qui dentro, io, unto del Signore....
- Con il grasso di cane? domandavano i Pezzenti.
- Cani voi, rispondeva il frate continuando il suo discorso, s, cani rognosi, erranti, merdosi, dalla schiena magra, voi che avete fuggito il grasso sentiero di nostra santa madre Chiesa romana per entrare nel sentierucolo della vostra cenciosa Chiesa riformata. S, se io non fossi qui, nel vostro zoccolo, nel vostro catino, gi da gran tempo il Signore l'avrebbe sprofondato nei pi profondi abissi del mare, con voi, le vostre armi maledette, i vostri cannoni del diavolo, il vostro capitano canterino, e le vostre sacrileghe mezzelune, s! fino al fondo dell'impenetrabile regno di Satana, dove voi non bruciereste, no! ma dove gelereste, tremando, e morireste di freddo per tutta la lunga eternit. S, il Dio del cielo estinguer cos il fuoco del vostro empio odio contro la nostra dolce e santa madre Chiesa romana, contro i santi, e i vescovi, e i benedetti decreti che furono cos dolcemente e maturamente pensati. S, e vi vedr dall'alto del paradiso, violacei come barbabietole o bianchi come navoni, tanto avrete freddo. 'T sy! 't sy! 't sy! Cos sia, cos cos, cos sia!
I marinai e i soldati si beffavano di lui, e gli tiravano piselli secchi con le cerbottane. Ed egli si copriva il viso con le mani contro cotesta artiglieria.
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2.
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Poi che il duca sanguinario ebbe lasciati i Paesi Bassi, messer di Medina-Coeli e messer di Requesens li governarono con minor crudelt. Quindi passarono sotto la giurisdizione degli Stati Generali che li ressero in nome del Re.
Nel frattempo, quelli di Zelanda e di Olanda, fortunati a cagione del mare e delle dighe che servono loro da baluardi e fortezze naturali, aprirono al Dio dei liberi, liberi templi; e i papisti carnefici poterono cantare i loro inni al loro fianco; e monsignor d'Orange, il Taciturno, s'astenne dal fondare una dinastia reale.
Il Belgio fu devastato dai Valloni, malcontenti della pace di Gand che si diceva dovesse estinguere tutti gli odi. E questi Valloni Pater noster knechten, portando al collo grossi rosari neri, di cui duemila se ne trovarono a Spienne nell'Hainaut, rubando buoi e cavalli a migliaia, scegliendo i migliori, conducendo attraverso campi e paludi donne e ragazzi, mangiando senza pagare, bruciavano nei granai i contadini armati che non volevano lasciarsi spogliare dei frutti delle loro dure fatiche.
E quei del popolo dicevano fra di loro: "Don Juan verr fra poco con i suoi Spagnoli, e Sua Grande Altezza verr con i suoi Francesi non ugonotti ma papisti; e il Taciturno per governare tranquillamente Olanda, Zelanda, Gueldre, Utrecht, Overyssel, ceder con un trattato segreto i paesi belgi, affinch il signor D'Angi ne diventi re",
Tuttavia alcuni, nel popolo, non avevano perduta la loro fede. "I signori degli Stati Generali, dicevano, hanno ventimila uomini bene armati, con molti cannoni e una buona cavalleria. Essi resisteranno a tutti i soldati stranieri".
Ma i meglio informati dicevano: "I signori degli Stati hanno ventimila uomini sulla carta, ma non in campo; mancano di cavalleria e lasciano che i Pater noster knechten rubino i cavalli a una lega dai loro accampamenti. Essi non hanno artiglieria, poich, mentre occorrevano a casa nostra, hanno deciso di mandare cento cannoni con polvere e palle a Don Sebastiano di Portogallo; e non si sa dove vadano a finire i due milioni di scudi che abbiamo pagato in quattro quote con imposte e contributi; i borghesi di Gand e di Brusselle si armano, Gand per la riforma, e Brusselle come Gand; a Brusselle, le donne suonano il tamburo mentre i loro mariti lavorano ai bastioni. E la baldanzosa Gand manda all'allegra Brusselle la polvere e i cannoni che le mancano per difendersi dai Malcontenti e dagli Spagnoli. E ognun vede, nelle citt e nella pianura, in 't plat land, che non si deve aver nessuna fiducia n nei signori degli Stati n in tanti altri. E noi, borghesi, e quelli del popolo minuto, siamo dolenti in cuor nostro per il fatto che, per quanto diamo il nostro denaro e siamo pronti a dare il nostro sangue, niente procede per il bene della terra dei padri. E il Belgio  timoroso e scontento, perch non ha capi fedeli che gli offrano occasione di combattere e di vincere, non ostante che le armi siano pronte contro i nemici della libert".
I meglio informati dicono:
"Nella pace di Gand, i signori d'Olanda e del Belgio giurarono l'estinzione degli odi, e la reciproca assistenza fra gli Stati belgi e gli Stati neerlandesi: dichiararono nulli gli editti, cancellate le confische, la pace conchiusa fra le due religioni; promisero di distruggere tutte le colonne, i trofei, le iscrizioni e le immagini innalzate dal duca d'Alba a nostro disonore. Ma gli odi sussistono nel cuore dei capi; i nobili e il clero fomentano la divisione fra gli Stati dell'Unione; ricevono denaro per pagare i soldati, e se lo tengono per impinguarsi. Quindicimila processi debbono esser discussi per reclami intorno ai beni confiscati; luterani e cattolici si uniscono contro i calvinisti; gli eredi legittimi non riescono a cacciare dai loro beni gli spogliatori; la statua del duca  abbattuta, ma l'immagine dell'Inquisizione resta nel loro cuore."
E il povero popolino e i dolenti borghesi aspettavano sempre il capo valoroso e fedele che volesse condurli alla battaglia per la libert.
Ed essi dicevano: "Dove sono gli illustri firmatari del Compromesso, uniti, come dicevano, per il bene della patria? Perch questi uomini doppi costituirono una cos "Santa Alleanza", se subito dopo dovevano romperla? Perch riunirsi con tanto rumore, eccitare la collera del re, per poi, vili e traditori, sciogliersi? In cinquecento, quanti erano, alti e bassi signori, solidali come fratelli, essi ci hanno salvato dal furore spagnolo; ma hanno sacrificato il bene del Belgio al loro bene particolare, come fecero un tempo d'Egmont e de Hornes.
"Ahi! dicevano, guardate ora venire Don Juan, il bell'ambizioso, nemico di Filippo, ma pi nemico ancora del suo paese. Egli viene per il papa e per s stesso. Nobilt e clero ci tradiscono".
Ed essi incominciarono un'altra specie di guerra. Sui muri delle grandi e piccole vie di Gand e di Brusselle, persino sugli alberi dei vascelli dei Pezzenti, si videro allora attaccati i nomi dei traditori, comandanti d'eserciti e di fortezze; quello del conte di Liedekerke, che non difese il proprio castello contro Don Juan; quello del prevosto di Liegi, che tent di vendere la citt a Don Juan; quelli dei signori d'Aerschot, di Mansfeldt, di Berlaymont, di Rassenghien; quelli del Consiglio di Stato, di Giorgio di Lalaing, governatore della Frisa, del comandante di esercito signor di Rossignol, emissario di Don Juan, mediatore d'assassinio fra Filippo e Jaureguy, maldestro uccisore del principe d'Orange; il nome dell'arcivescovo di Cambrai, che tent di far entrare gli spagnoli nella citt; i nomi dei gesuiti d'Anversa, che offrirono seicento tonnellate d'oro agli Stati - equivalenti a due milioni di fiorini - per non demolire il castello e conservarlo per Don Juan; del vescovo di Liegi; dei predicatori cattolici che diffamarono i patrioti; del vescovo d'Utrecht, che i borghesi mandarono a pascolare altrove l'erba del tradimento; degli ordini questuanti, i quali intrigavano a Gand in favore di Don Juan. Quelli di Bois-le-Duc inchiodarono alla gogna il nome del carmelitano Pietro, che, aiutato dal loro vescovo e dal suo clero, voleva consegnare la citt a Don Juan.
Tuttavia a Douai non impiccarono in effigie il rettore dell'Universit, anch'egli inspagnolito; ma sulle navi dei Pezzenti si leggevano, sui petti dei fantocci appesi per il collo, nomi di frati, d'abati e di prelati, e quelli di milleottocento ricche beghine di Malines che con i loro quattrini sostenevano, indoravano e impennacchiavano i carnefici della patria.
E su quei fantocci, gogne di traditori, si leggevano i nomi del marchese d'Harrault, comandante la piazza forte di Philippeville, il quale sciupava inutilmente le munizioni da guerra e da bocca, per cedere, con la scusa della mancanza di viveri, la citt al nemico; quello di Belver, che rese Lemburg, quando la citt poteva resistere ancora otto mesi; quello del presidente del consiglio di Fiandra; del magistrato di Bruges, del magistrato di Malines, che custodivano la loro citt per Don Juan, dei messeri della Camera dei conti di Gueldre, chiusa per tradimento; di quelli del consiglio di Brabante, della cancelleria del ducato; del consiglio privato e delle finanze; dei gran podest e borgomastri di Menin; e dei malvagi vicini dell'Artois, i quali lasciarono passare senza ostacoli duemila Francesi in marcia per il saccheggio.
- Ahi! dicevano i borghesi, ecco che il Duca d'Angi pone piede nelle nostre terre: egli vuol esser re in casa nostra; non lo vedete entrare a Mons, piccolo, con grosse anche, naso grosso, muso giallo e bocca beffarda?  un gran principe, amante degli amori straordinari. Perch il suo nome abbia sapor di grazia femminea e di forza virile, lo chiamano monsignore Sua Grande Altezza d'Angi.
Ulenspiegel era pensieroso. E cant:
Azzurro  il cielo, il cielo sereno;
Coprite di crespo le vostre bandiere,
Di crespo nero l'elsa delle spade;
Nascondete i gioielli;
Voltate gli specchi;
Canto la canzone della Morte,
La canzone dei traditori.
Essi hanno messo il piede sul ventre
E sulla gola delle fiere terre
Di Brabante, Fiandra, Hainaut,
Anversa, Artois, Lussemburgo.
Nobilt e clero sono traditori.
L'esca delle ricompense li attira.
Canto la canzone dei traditori.
Quando il nemico ogni luogo saccheggia
E lo Spagnolo entra ad Anversa,
Abati, prelati e comandanti d'esercito
Se ne vanno per le vie della citt,
Vestiti di seta, gallonati d'oro,
Con la faccia lustra di buon vino,
Mostrando cos la loro infamia.
E, grazie a loro, l'Inquisizione
Si ridester trionfante,
E nuovi Titelmans
Arresteranno come eretici
Poveri sordomuti.
Canto la canzone dei traditori.
Firmatari del Compromesso,
Codardi firmatari,
I vostri nomi siano maledetti!
Dov'eravate nell'ora della guerra?
Voi marciate come corvi
Al seguito degli Spagnoli.
Battete il tamburo funebre.
Belgio, Belgio, l'avvenire
Ti condanner perch, armato,
Ti sei lasciato saccheggiare.
L'avvenire non ti sospinge;
Guarda i traditori trafficare:
Sono venti, sono mille,
E occupano tutte le cariche,
E i grandi ne offrono ai piccoli.
Costoro si sono intesi
Per impedire la resistenza,
Con dissidi e pigrizia,
Che sono le loro armi del tradimento.
Coprite di crespo gli specchi
Di nero crespo l'elsa delle spade.
 la canzone dei traditori.
Essi dichiarano ribelli
Spagnoli e Malcontenti,
Vietando di aiutarli
Con pane e con asilo,
Con piombo o con polvere.
E quando ne arrestano per impiccarli,
Per impiccarli,
Subito dopo li liberano.
In piedi! dicono quei di Brusselle;
In piedi! dicono quelli di Gand,
E il popolo belga;
Povera gente! Vi si vuol schiacciare
Fra il re e il Papa
Che spinge la crociata contro la Fiandra.
Accorrono, i mercenari,
All'odore del sangue.
Frotte di cani,
Di serpenti e di iene,
Hanno fame, hanno sete.
Povera terra dei padri,
Matura per la rovina e per la morte!
Non don Juan facilita l'opera
A Farnese, prediletto del Papa,
Ma quelli che tu colmasti
D'oro e di onori,
Che confessavano le tue donne,
Le tue figlie e i tuoi fanciulli!
Costoro ti hanno atterrato
E lo Spagnolo ti mette
Il coltello alla gola;
Essi si burlano di te,
Festeggiando a Brusselle
L'arrivo del principe d'Orange.
Quando si videro sul canale
Tanti fuochi d'artificio
Che scoppiavano di gioia,
Tante barche trionfanti,
Tante pitture e tanti arazzi,
Si recitava, o Belgio,
La storia di Giuseppe
Venduto dai fratelli.
...
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...
3.
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Vedendo che non gli impedivano di parlare, il frate, sulla nave, divenne arrogante; e i marinai e i soldati, per spingerlo a predicare, calunniavano la Vergine e i Santi e i pii esercizi della Santa Chiesa Romana.
Allora, infuriandosi, egli vomitava contro di essi mille ingiurie.
- S, gridava, s, eccomi purtroppo nella caverna dei Pezzenti! S, sono questi i maledetti roditori della patria! S. E dicono che quel sant'uomo dell'inquisitore ne abbia bruciati troppi! No; di questa sozza canaglia ce n' ancora. Questi buoni e bravi vascelli del Re Nostro Signore, un tempo cos puliti e ben lavati, son diventati oggi cimiciai di Pezzenti, puzzolenti cimiciai. S, cimici sono, sozzi, puzzolenti, infami pidocchi, il capitano canterino, e il cuoco dalla pancia piena d'empiet, e tutti quanti gli altri con le loro sacrileghe mezzelune. Quando il re far ripulir le sue navi con la lavanda d'artiglieria, ci vorranno pi di centomila fiorini di piombo e di polvere per vincere questa sporca lercia puzzolente infezione. S, voi tutti siete nati nell'alcova della signora Lucifero, condannata ad abitare con Satana fra mura di pidocchi, sotto tende di pidocchi, sopra materassi di pidocchi. E laggi, con i loro infami amori, hanno messi al mondo i Pezzenti. S, sputo su voi.
A queste parole, i Pezzenti gli dissero:
- Perch teniamo questo fannullone, che non sa se non vomitare ingiurie? Impicchiamolo piuttosto.
E prepararono l'occorrente.
Il frate, vedendo pronta la corda, la scala appoggiata all'albero, e i marinai che si accingevano a legargli le mani, lamentosamente disse:
- Abbiate piet di me, signori Pezzenti!  il demone della collera che parla nel mio cuore e non il vostro umile prigioniero, povero frate che non possiede che un solo ed unico collo a questo mondo. Graziosi signori, abbiate piet di me! Chiudetemi la bocca con un bavaglio, se volete: ma non m'impiccate.
I marinai, senza dargli ascolto, e nonostante la sua furiosa resistenza, lo trascinavano verso la scala. Allora egli mand grida cos acute che Lamme disse a Ulenspiegel, il quale era con lui in cucina intento a medicargli la ferita:
- Figlio mio! figlio mio! hanno rubato un porco nello stabbio e se ne vanno. Ah! ladri, se potessi alzarmi!
Ulenspiegel sal sul ponte e non vide che il frate. Questi, scorgendolo, cadde in ginocchio, tese verso di lui le mani, e disse:
- Messer capitano, capitano dei valorosi Pezzenti temibili in mare e in terra, i vostri soldati mi vogliono impiccare perch ho peccato con la lingua;  una punizione ingiusta, messer capitano, perch altrimenti bisognerebbe impiccare tutti gli avvocati, i procuratori e i predicatori, nonch tutte le donne, e il mondo rimarrebbe spopolato; messere, salvatemi dal capestro; pregher per voi, voi non sarete dannato; perdonatemi. Il demone parolaio mi trascin e mi costrinse a parlare senza ritegno: che disgrazia! La mia povera bile allora s'inacid e mi fece dir cose che io non penso. Grazia, messer capitano, e voi tutti, signori, pregate per me.
A un tratto Lamme apparve, in camicia, sul ponte.
- Capitano e amici, disse, non era un porco che gridava, ma il frate, e io ne godo. Ulenspiegel, figlio mio, ho concepito un gran disegno circa sua Paternit; fagli dono della vita, ma non lo lasciar libero, poich  capace di tutto. Piuttosto ordina che gli si costruisca sul ponte una gabbia stretta e ben arieggiata, dove egli non possa che sedersi e dormire, come si fa per i capponi. Lascia a me il compito di nutrirlo, e sia impiccato se non mangia quanto voglio io.
- Sia impiccato se non mangia, dissero Ulenspiegel e i Pezzenti.
- Che cosa pensi di fare di me, omaccione? chiese il frate.
- Lo vedrai, rispose Lamme.
E Ulenspiegel fece ci che aveva detto Lamme, e il frate fu messo in gabbia, e ognuno pot andarlo a vedere a piacer suo.
Lamme era disceso in cucina. Ulenspiegel lo segu e l'ud litigare con Nele.
- Non andr a letto, diceva egli, non andr a letto perch altri venga a frugare nelle mie salse no, non rimarr nel mio letto, come un vitello!
- Non ti arrabbiare, Lamme, diceva Nele, altrimenti la tua ferita si riaprir e tu morrai.
- Ebbene, morir, disse Lamme: sono stanco di vivere senza mia moglie. Non basta forse che io l'abbia perduta, senza che tu venga ora a impedirmi, a me, mastro cuoco, di sorvegliare personalmente la minestra? Non sai che c' una salute infusa nel fumo delle salse e delle fricassee? Esse nutriscono persino il mio spirito e mi corazzano contro gli infortuni.
- Lamme, disse Nele, bisogna ascoltare i nostri consigli e lasciarsi guarire da noi.
- Voglio lasciarmi guarire, disse Lamme; ma piuttosto che un altro entri qui, qualche furfante ignorante, fetente, sanioso, cisposo, moccioso, e venga a troneggiare come mastro cuoco al posto mio, a sguazzare con le sue dita sporche nelle mie salse, preferirei ucciderlo con il mio cucchiaione di legno, che sarebbe di ferro, allora!
- Tuttavia un aiuto ti ci vuole, disse Ulenspiegel; tu sei malato....
- Un aiuto a me, grid Lamme; a me un aiuto?! Non sei dunque imbottito che d'ingratitudine, come una salciccia di carne tritata? Un aiuto, figlio mio! E proprio tu me lo dici, a me, tuo amico, a me che ti nutrii per tanto tempo e cos grassamente! Adesso mi si riapre la ferita. Cattivo amico, chi dunque, qui dentro, saprebbe prepararti il cibo come me? Che fareste voi, tutti e due, se non ci fossi io a darvi, a te, capitano, e a te, Nele, qualche delicato intingolo?
- Noi stessi faremmo cucina, disse Ulenspiegel.
- La cucina! replic Lamme: tu sei buono a mangiarne, a odorarla, a fiutarla, ma a farla no: povero amico e capitano, con tutto il rispetto che ti devo, io ti potrei dare da mangiare delle bisaccie tagliate a nastri, e tu le scambieresti per trippa malcotta. Lascia che io sia mastro cuoco, figlio mio; altrimenti seccher come un palo.
- E tu resta mastro cuoco, rispose Ulenspiegel; se non guarisci, io chiuder la cucina e noi non mangeremo che biscotti.
- Ah! figlio mio, disse Lamme piangendo di gioia, tu sei buono come la Madonna.
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4.
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Tuttavia parve che egli guarisse.
Ogni sabato i Pezzenti lo vedevano misurare la pancia del frate con una lunga striscia di cuoio.
Il primo sabato, egli disse:
- Quattro piedi.
E misurando la propria pancia, soggiunse:
- Quattro e mezzo.
E ne fu malinconico.
Ma l'ottavo sabato egli si rallegr e disse, parlando del frate:
- Quattro piedi e tre quarti.
E il frate, montando sulle furie quando Lamme gli prendeva la misura, diceva:
- Che vuoi da me, omaccione?
Ma Lamme gli mostrava la lingua e non parlava.
E sette volte al giorno i marinai e i soldati lo vedevano venire con qualche nuova pietanza.
- Ecco delle fave grasse al burro di Fiandra, diceva al frate. Ne mangiasti mai di simili nel tuo convento? Tu hai buona ciera: su questa nave non si dimagrisce. Non senti spuntarti sulla schiena dei cuscini di grasso? Fra poco, per coricarti, non avrai pi bisogno di materassi.
E al secondo pasto del frate, diceva:
- Eccoti delle koeke-bakken alla maniera di Brusselle; i francesi le chiamano crpes, perch le portano sul cappello in segno di lutto. Queste non sono nere, ma bionde e dorate al forno. Non vedi il burro che scorre? Cos accadr per la tua pancia.
- Non ho fame, diceva il frate.
- Bisogna che tu mangi, replicava Lamme: credi che siano frittelle di gran turco?  farina di grano purissimo, padre mio in pinguedine; fior di farina, padre mio dalle quattro pappagorgie. Vedo gi spuntare la quarta, e il mio cuore se ne rallegra. Mangia.
- Lasciami tranquillo, diceva il frate.
Allora Lamme, stizzendesi, rispondeva:
- Io sono il padrone della tua vita; preferisci il capestro a una buona scodella di pur di piselli con i crostini, come quello che ti porter fra poco?
E ritornando con la scodella, diceva:
- Il pur di piselli vuol esser mangiato in compagnia: per ci ci ho aggiunto dei knoedels del paese d'Allemagna, belle pallottoline di farina di Corinto, gettate vive nell'acqua bollente. Sono un po' grevi, ma ingrassano molto. Mangia pi che puoi; pi mangerai e pi la mia gioia sar grande. Non fare lo schizzinoso, non sbuffare cos forte, come se ne avessi abbastanza: mangia. Non  meglio mangiare che essere impiccato? Vediamo la tua coscia: anche la coscia ingrassa: due piedi e sette pollici di circonferenza. Qual  il prosciutto che ha una circonferenza simile?
Un'ora dopo, egli ritornava presso il frate.
- Guarda, gli diceva, eccoti nove piccioni: sono stati ammazzati per te, queste bestie innocenti che senza timore volavano sopra le navi: non li disprezzare. Ho messo nel loro ventre una pallottola di burro, un po' di mollica di pane, un po' di noce moscata e qualche garofano pestato in un mortaio di rame lustro come la tua pelle. Il signor sole  tutto contento di potersi specchiare in una faccia chiara come la tua, in virt del becchime, del buon becchime che io ti procuro.
Al quinto pasto Lamme veniva a portargli un waterzoey.
- Che ne pensi, gli diceva, che ne pensi di questo ammorsellato di pesce? Il mare ti porta e ti nutrisce: non farebbe di pi per Sua Maest il Re. S, s, vedo chiaramente spuntare la quinta pappagorgia un po' pi a destra che a sinistra. Bisogner ingrassare questa parte disgraziata, perch Dio ha detto: "Siate giusti con tutti". E che giustizia sarebbe, se non cercassimo un'equa distribuzione di grasso? Al tuo sesto pasto ti porter delle arselle, queste ostriche del povero mondo, come non ne mangiasti mai nel tuo convento. Gli ignoranti le fanno bollire e poi le mangiano. Ma questo non  che il prologo di una fricassea. Dopo averle fatte bollire, bisogna togliere i gusci, mettere il loro corpo delicato in un tegame, e lasciarle crogiuolare pian piano con sedano, noce moscata e garofano, e inspessire la salsa con birra e farina, e servirle con crostini al burro.
Perch i figli debbono una gran riconoscenza ai padri e alle madri loro? Perch li hanno amati e ricoverati: ma sopratutto perch li hanno nutriti. Tu dunque devi amarmi come tuo padre e tua madre, e come ad essi tu devi a me riconoscenza di gola. Quindi non rotearmi contro occhi cos truci. Ora ti porter una minestra di birra e di farina, con molto zucchero e molta cannella. Sai perch? Perch il tuo grasso diventi trasparente e tremi sotto la tua pelle, in modo che si veda quando ti agiti. Ora ecco che suona il coprifuoco: dormi in pace, senza preoccuparti del dimani, sicuro di ritrovare i tuoi pasti succolenti e il tuo amico Lamme pronto a servirteli senza fallo.
- Vattene e lascia che preghi Iddio, diceva il frate.
- Prega, rispondeva Lamme, prega all'allegra musica del russare: la birra e il sonno ti daranno del grasso, del buon grasso. E io ne sar felice.
E Lamme se ne andava a letto.
E i marinai e i soldati gli dicevano:
- Perch dunque nutrisci cos grassamente questo frate che non val niente?
- Lasciami fare, diceva Lamme; compio una grande opera.
...
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5.
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Era venuto il dicembre, mese delle lunghe tenebre. Ulenspiegel cant:
Monsignor Sua Grande Altezza
Leva la maschera,
Per regnare sul Belgio.
Gli Stati inspagnoliti
Ma non angioizzati
Dispongono delle imposte.
Battete il tamburo
Del fallimento angioino!
Sono in loro potere
Demani, tasse e rendite,
Creazione dei magistrati,
Ed anche tutti gli impieghi.
Egli se la prende coi riformati,
Messer Sua Grande Altezza
Che in Francia ha fama d'ateo.
Oh! la sconfitta angioina!
Ma costui vuol essere re
Con la spada e con la forza,
Re assoluto per davvero,
Questo Monsignore e Grande Altezza;
Vuol prendere a tradimento
Molte belle citt ed anche Anversa;
Signorkes e pagaders.
Oh! la sconfitta Angioina!
Non su te, Francia, s'abbatte
Questo popolo, pazzo di collera;
Questi colpi d'armi omicide
Non colpiscono il tuo nobile corpo;
E non sono figli tuoi
I cadaveri ammucchiati
Nel porto di Kip-Dorp.
Oh! la sconfitta angioina!
No, non sono tuoi figli
Quelli che il popolo getta gi dai bastioni.
 d'Angi, la Grande Altezza,
D'Angi, il lussorioso passivo,
Francia, che vive del tuo sangue
E vorrebbe bere il nostro;
Ma fra la coppa e le labbra....
Oh! la sconfitta angioina!
Monsignor Sua Grande Altezza,
In una citt senza difesa,
Grid: "Ammazza! Ammazza! Viva la messa!"
Con i suoi bei preferiti,
Rotando gli occhi dove brilla
Il fuoco vergognoso, impudente e inquieto
Della lussuria senza amore.
Oh! la sconfitta angioina!
Costoro noi colpiamo e non te,
Povero popolo, su cui essi gravano
Con imposte, gabbelle, taglie e stupri,
Disprezzandoti e spogliandoti
Del tuo grano, dei tuoi cavalli e dei tuoi carri,
Tu che sei per loro come un padre.
Oh! la sconfitta angioina!
Tu che sei per loro come una madre
Allattante la dissolutezza
Di questi parricidi, che insozzano
Oltre i confini il tuo nome, o Francia,
Mentre ti pasci del fumo della loro gloria,
Quando essi aggiungono
Con selvaggie imprese....
Oh! la sconfitta angioina!
Un rosone alla tua corona militare,
Una provincia al tuo territorio.
Lascia al gallo stupido "lussuria e battaglia"
Il piede sul collo,
Popolo francese, popolo di maschi,
Il piede che lo schiacci!
E tutti i popoli t'ameranno
Per la sconfitta angioina.
...
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6.
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In maggio, quando i contadini di Fiandra gettano, di notte, sopra e dietro le loro teste tre fave nere per preservarsi dalla malattia e dalla morte, la ferita di Lamme si riapr. Egli ebbe una gran febbre, e chiese di esser coricato sul ponte della nave in faccia alla gabbia del frate.
Ulenspiegel vi consent; ma per paura che durante un accesso il suo amico cadesse in mare, egli lo fece solidamente legare al letto.
Negli intervalli lucidi, Lamme raccomandava senza tregua di non dimenticare il frate; e gli mostrava la lingua.
E il frate diceva:
- Tu mi insulti, omaccione!
- No, t'ingrasso, rispondeva Lamme.
Il vento soffiava dolcemente; tiepido il sole. Lamme, febbricitante, era saldamente legato al letto, perch in uno dei suoi impeti di pazzia non saltasse gi dal ponte della nave. Spesso, credendosi ancora in cucina, egli diceva:
- Questo fornello  chiaro oggi. Fra poco pioveranno ortolani. Moglie mia, tendi dei lacci nel nostro giardino. Tu sei bella cos con le tue maniche rimboccate fino al gomito. Il tuo braccio  bianco; voglio morderlo, morderlo con le labbra che sono denti di velluto. Di chi  questa bella carne, di chi sono questi bei seni trasparenti sotto il tuo bianco corsetto di tela fino? Miei, dolce mio tesoro. Chi far la fricassea di creste di gallo e di schiene di pollo? Non troppa noce moscata, perch d la febbre. Salsa bianca, timo e lauro: dove sono i rossi d'uovo?
Quindi facendo cenno a Ulenspiegel d'avvicinare l'orecchio alla sua bocca, gli diceva sottovoce:
- Fra poco piover selvaggina: terr per te quattro ortolani pi che gli altri. Tu sei il capitano; non mi tradire.
Poi, udendo l'onda battere dolcemente contro i fianchi della nave, esclamava:
- La minestra bolle, figlio mio, bolle la minestra, ma come  lento a riscaldarsi questo fornello!
E non appena ricuperava i sensi, diceva, parlando del frate:
- Dov'? Ingrassa, ingrassa?
E, vedendolo, gli mostrava un palmo di lingua e diceva:
- La grande opera si compie e io sono contento.
Un giorno egli chiese che si piantasse sul ponte la grande bilancia, e che mettessero lui sopra un piatto e il frate sull'altro. E quando il frate fu sul piatto, Lamme s'inalz come una freccia, e tutto contento disse, guardandolo:
- Pesa! Pesa! Io sono un leggero spirito in confronto: sto per spiccare il volo come un uccello. Ho la mia idea. Toglietelo dalla bilancia, che io possa scendere; mettete i pesi, ora. Quanto? Trecentoquattordici libbre! E io? Duecentoventi.
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7.
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La notte seguente, verso l'alba grigia, Ulenspiegel fu svegliato da Lamme che gridava:
- Ulenspiegel! Ulenspiegel! alla riscossa, impediscile di partire. Tagliate le corde! Tagliate le corde!
Ulenspiegel sal sul ponte e disse:
- Perch gridi? Non vedo niente.
-  lei, rispose Lamme,  lei, mia moglie, l, in quella scialuppa che gira intorno a quella filibustiera, s, a quella filibustiera da cui uscivano canti ed accordi di viola.
Anche Nele era salita sul ponte.
- Taglia le corde, amica mia, disse Lamme. Non la vedi ritta sulla scialuppa? Non senti? Canta ancora. Vieni, amor mio, vieni, non fuggire il tuo povero Lamme, che fu cos solo a questo mondo, senza di te.
Nele gli prese la mano, tocc il suo viso.
- Ha ancora la febbre, disse.
- Tagliate le corde, gridava Lamme: Datemi una scialuppa! Sono vivo, sono contento, sono guarito!
Ulenspiegel tagli le corde e Lamme, saltando dal letto in brache di tela bianca, senza farsetto, si mise in moto per calare egli stesso la scialuppa in mare.
- Guardalo, disse Nele a Ulenspiegel: le sue mani tremano d'impazienza.
Quando la scialuppa fu pronta, Ulenspiegel, Nele e, Lamme vi discesero con un rematore e si diressero verso la filibustiera ancorata lontano nel porto.
- Guarda che bella filibustiera, diceva Lamme, aiutando il rematore.
Contro il cielo fresco del mattino, colorito come cristallo dorato dai raggi del nuovo sole, si delineavano la carena e gli eleganti alberi della filibustiera.
Mentre Lamme remava, Ulenspiegel gli disse:
- Vuoi raccontarci come l'hai ritrovata?
Lamme, parlando a sbalzi, rispose:
- Dormivo, gi quasi guarito. A un tratto un rumore sordo. Legno contro la nave. Scialuppa. Marinaio corre al rumore: "Chi  l?" Una voce dolce, la sua, figlio mio, la sua, la sua voce soave: "Amici". Poi una voce pi grossa: "Viva il Pezzente: comandante Johannah, parlare a Lamme Goedzak ". Marinaio getta la scala. La luna brillava. Vedo forma d'uomo salire sul ponte: anche forti, ginocchia rotonde, bacino largo; dico: "Uomo finto"; sento come una rosa sbocciare e toccarmi la gota: la sua bocca, figlio mio, e sento che mi dice, lei, capisci? lei in persona, coprendomi di baci e di lacrime (era fuoco liquido imbalsamato che cadeva sul mio corpo): "So che faccio male; ma ti amo, marito mio! ho giurato nel nome di Dio; manco al mio giuramento, marito mio, povero marito mio! sono venuta spesso senza osare avvicinarmi a te; finalmente il marinaio me lo ha permesso; io curavo la tua ferita e tu non mi riconoscevi: ma ti ho guarito; non ti arrabbiare, marito mio! ti ho seguito, ma ho paura: egli  su questa nave. Se mi vedesse mi maledirebbe, e io brucerei nel fuoco eterno!" Ella mi baci ancora, lacrimosa e contenta, e part mio malgrado, malgrado i miei pianti: tu mi avevi legato braccia e gambe, figlio mio, ma ora....
E cos dicendo egli dava vigorosi colpi di remo: era come la corda tesa di un arco che scaglia diritta la freccia.
Via via che s'avvicinavano alla filibustiera, Lamme diceva:
- Eccola l che sta sul ponte, suonando la viola, la mia graziosa moglie dai capelli di un bruno dorato, dagli occhi bruni, dalle gote ancor fresche, dalle braccia nude e rotonde, dalle mani bianche. Balza sui flutti, scialuppa!
Il capitano della filibustiera, vedendo arrivare la scialuppa e Lamme che remava come un diavolo, fece calare dal ponte una scala. Quando fu abbastanza vicino, Lamme salt sulla scala a rischio di cadere in mare, e lanci lungi da s per pi di tre braccia la scialuppa; e arrampicandosi come un gatto sul ponte, corse verso sua moglie, la quale, svenendo dalla gioia, lo baci, lo abbracci e gli disse:
- Lamme! non venirmi a prendere; ho giurato dinnanzi a Dio, ma ti amo! Ah! caro uomo!
Nele grid:
-  Calleken Huybrechts, la bella Calleken.
- Sono io, diss'ella, ma, ahim! l'ora del mezzod  passata per la mia bellezza.
E parve dolente.
- Che hai fatto? diceva Lamme: che cosa sei diventata? perch mi hai abbandonato? perch ora mi vuoi lasciare?
- Ascolta, disse Calleken, e non stizzirti. Ti dir: sapendo che tutti i frati sono uomini di Dio, mi confidai con uno di essi: si chiamava Broer Cornelis Adriaesen.
- Come! esclam Lamme a queste parole; quel malvagio ipocrita che aveva una bocca da fogna, piena di sozzerie e di lordure, che non parlava se non di versare il sangue dei riformati! Come! Quel lodatore dell'inquisizione e degli editti! Ah! fu quella fodera di gaglioffo!
- Non insultare l'uomo di Dio, disse Calleken.
- L'uomo di Dio! grid Lamme, io lo conosco: era l'uomo delle immondizie e delle porcherie. Sciagurata sorte! la mia bella Calleken caduta in mano di quel frate dissoluto! Non ti avvicinare, o ti uccido! E io che l'amavo tanto! e il mio povero cuore ingannato che era tutto suo! Che vieni a fare qui? Perch mi hai curato? Bisognava lasciarmi morire! Vattene; non ti voglio pi vedere! Vattene, o ti getto in mare! Il mio coltello!
Ma ella l'abbracci e disse:
- Lamme, marito mio, non piangere: non sono quel che tu pensi: non sono mai stata di quel frate!
- Menti! grid Lamme piangendo e digrignando i denti. Ah! non fui mai geloso, ed ora lo sono. Triste passione, collera e amore, bisogno di uccidere e di abbracciare! Vattene! No, rimani. Ero cos buono con lei. Il desiderio di uccidere mi domina. Il mio coltello!... Ah! io brucio, mi divoro, mi struggo... e tu ridi di me...
Ella lo stringeva piangendo, dolce e sottomessa.
- S, diceva Lamme, sono stupido nella mia collera: s, il mio onore era nelle tue mani, quest'onore che follemente noi attacchiamo alle sottane di una donna. Dunque per ci tu sceglievi i tuoi pi dolci sorrisi per chiedermi d'andare alla predica con le tue amiche....
- Lasciami parlare, ripeteva la donna abbracciandolo: ch'io muoia sull'istante se ti inganno!
- Muori dunque! grid Lamme, poich tu stai per mentire!
- Ascoltami.
- Parla o taci, a me poco importa.
- Broer Adriaensen, disse Calleken, aveva fama di buon predicatore. Io andai ad ascoltarlo: egli poneva lo stato ecclesiastico e il celibato molto al di sopra di tutti gli altri, come quelli pi adatti a far guadagnare il paradiso. La sua eloquenza era grande e focosa: molte donne oneste, fra le quali anch'io, e specialmente molte vedove e fanciulle, n'ebbero lo spirito sconvolto. Siccome lo stato di celibato era cos perfetto, egli ci raccomand di rimanervi: noi giurammo di non lasciarci sposare da nessun altro, pi....
- Se non da lui, certamente, interruppe Lamme piangendo.
- Taci, esclam Calleken stizzita.
- Avanti, disse egli, finisci: tu m'hai dato un rude colpo, dal quale non guarir.
- S, soggiunse Calleken, guarirai quando io sar sempre vicina a te.
Volle abbracciarlo e baciarlo, ma Lamme la respinse.
- Le vedove, prosegu Calleken, giurarono nelle sue mani di non rimaritarsi mai pi.
E Lamme l'ascoltava, perduto nel suo geloso fantasticare.
Calleken, vergognosa, continu:
- Egli non voleva avere per penitenti che donne o ragazze giovani e belle: le altre, le rimandava ai loro curati. Quindi istitu un ordine di devote, facendoci giurare di non prendere altri confessori fuori di lui: io giurai; le mie compagne, pi esperte di me, mi domandavano se volevo istruirmi nella Santa Penitenza: e io acconsentii. C'era a Bruges, al bastione dei Tagliapietre, presso il convento dei Frati Minori, una casa abitata da una donna di nome Calle de Najage, la quale dava alle ragazze istruzione e cibo per un carlino d'oro al mese. Broer Cornelis poteva entrare in quella casa senza uscire dal suo chiostro. Io andai appunto in quella casa, in una cameretta dove non c'era che lui: ivi egli mi ordin di dirgli tutte le mie inclinazioni naturali e carnali. Dapprima non ne ebbi il coraggio; ma alfine cedetti, piansi e gli raccontai ogni cosa.
- Ahi! piagnucol Lamme, e cos quel porco frate ricevette la tua dolce confessione.
- Egli mi diceva sempre, e questo  vero, marito mio, che al disopra del pudore terrestre c' un pudore celeste, per cui sacrifichiamo a Dio le nostre vergogne mondane, e confidiamo al nostro confessore tutti i nostri segreti desideri, e allora siamo degni di ricevere la Santa Disciplina e la Santa Penitenza. Finalmente mi costrinse a denudarmi dinanzi a lui, per ricevere sul mio corpo, che aveva peccato, il troppo lieve castigo delle mie colpe. Un giorno volle per forza che io mi spogliassi; e svenni quando dovetti lasciar cadere la camicia. Egli mi rianim con dei sali e delle fiale.
"Per oggi basta, figlia mia, disse. Ritorna fra due giorni e porta una verga". Ci dur a lungo, senza che mai... lo giuro dinanzi a Dio e a tutti i suoi santi... marito mio... comprendimi... guardami... guarda se mento: restai pura e fedele... perch ti amavo.
- Povero dolce corpo, gemette Lamme. O macchia di vergogna sulla tua veste di sposa!
- Lamme, disse Calleken, egli parlava in nome di Dio e di nostra Santa Madre Chiesa! Non dovevo forse ascoltarlo? Ti amavo sempre, ma avevo giurato con orribili giuramenti, di rifiutarmi a te: e tuttavia fui debole, debole per amor tuo. Non ti ricordi dell'osteria di Bruges? Ero in casa di Calle de Najage, e tu passavi di l sul tuo asino insieme con Ulenspiegel. Ti seguii. Avevo una bella somma di denaro, non spendevo niente per me, e vidi che tu avevi fame... Il mio cuore s'intener ed ebbi piet ed amore.
- Dov' ora? domand Ulenspiegel.
- Dopo un'inchiesta ordinata dal magistrato e indagini di cattiva gente, Broer Andriaensen dovette lasciare Bruges, e si rifugi ad Anversa. M'hanno detto sulla filibustiera che mio marito lo ha fatto prigioniero.
- Che! esclam Lamme; quel frate che io ingrasso, ....
-  lui, rispose Calleken, nascondendo il viso.
- Una scure! una scure! grid Lamme. Che io lo uccida, che io venda agli speziali il suo grasso di becco lussurioso! Presto, ritorniamo sulla nave. La scialuppa! Dov' la scialuppa?
-  una mostruosa crudelt uccidere o ferire un prigioniero, disse Nele.
- Mi guardi con occhi truci? Vorresti impedirmelo? chiese Lamme.
- S, disse Nele.
- Ebbene! esclam Lamme, non gli far alcun male: lascia soltanto che io lo faccia uscire dalla gabbia. La scialuppa! Dov' la scialuppa?
Essi vi discesero poco dopo; Lamme s'affrettava a remare. E intanto piangeva.
- Sei triste, marito mio? gli chiese Calleken.
- No, rispose, sono contento. Non mi lascerai pi, non  vero?
- Mai pi! disse Calleken.
- Tu sei rimasta pura e fedele, dici; ma, carina mia, mia adorata Calleken, io non vivevo che per ritrovarti; ed ecco che ora, grazie a questo frate, ci sar veleno di gelosia in tutte le nostre gioie, veleno di gelosia... E non appena sar triste o soltanto stanco, ti vedr, nuda, sottomettere il tuo bel corpo a quell'infame flagellazione. La primavera dei nostri amori fu mia, ma l'estate fu sua; l'autunno sar grigio, e ben presto verr l'inverno a seppellire il mio fedele amore.
- Piangi? gli chiese Calleken.
- S, rispose Lamme: ci che  passato non ritorner mai pi.
Allora Nele disse:
- Se Calleken ti fu veramente fedele, dovrebbe lasciarti ora per le tue cattive parole.
- Non sa quanto io l'ami, sospir Calleken.
- Dici la verit? grid Lamme; vieni, carina; vieni, moglie mia; non c' pi autunno grigio, non c' pi inverno becchino!
Ed egli parve felice; e cos giunsero alla nave.
Ulenspiegel dette a Lamme le chiavi della gabbia, e Lamme l'apr. Egli cerc di tirar fuori il frate per un'orecchio, ma non pot. Cerc di tirarlo fuori di fianco, e non pot nemmeno.
- Bisogner rompere la gabbia, disse; il cappone  grasso.
Allora il frate ne usc, roteando i grossi occhi inebetiti, reggendosi la pancia con tutte due le mani; e cadde sulle natiche, a causa d'un cavallone che pass sotto la nave.
E Lamme gli disse:
- Mi chiamerai ancora omaccione? ora sei pi grosso di me. Chi ti fece fare sette pasti al giorno? Io. Come mai, sbraitone, ora sei pi calmo, e pi dolce verso i poveri Pezzenti?
E continu:
- Se tu rimani ancora un anno in gabbia, non potrai pi uscirne: le tue gote tremano come gelatina di porco, quando ti muovi. Gi non gridi pi; presto non potrai pi nemmeno respirare.
- Taci, omaccione, diceva il frate.
- Omaccione? gridava Lamme infuriandosi; io sono Lamme Goedzak, e tu sei Broer Dikzak, Vetzak, Leugenzak, Slokkenzak, Wulpzak, padre saccogrosso, sacco di grasso, sacco di menzogne, sacco di scorpacciate, sacco di lussuria; e tu hai quattro dita di lardo sotto la pelle, e i tuoi occhi non si vedono pi. Ulenspiegel ed io alloggeremmo comodamente nella cattedrale della tua trippa! M'hai chiamato omaccione? Vuoi uno specchio per contemplare la tua ventrutaggine? Io t'ho nutrito, monumento di carne e d'ossa! Ho giurato che tu avresti sputato grasso, sudato grasso, lasciato dietro di te traccie di grasso come una candela che si liquefa al sole. Dicono che l'apoplessia viene al settimo mento; ora tu ne hai cinque e mezzo.
Poi, rivolto ai Pezzenti, esclam:
- Guardate questo dissoluto!  Broer Cornelis Adriaensen Gaglioffaensen, di Bruges: ho giurato di farlo morire di grasso come un porco. Costruite una gabbia pi larga, fategli fare per forza dodici pasti al giorno, invece di sette; dategli cibi grassi e zuccherati!  gi come un bue; fate che diventi come un elefante, e vedrete che fra poco occuper tutta quanta la gabbia.
- Lo ingrasseremo, gridarono i Pezzenti.
- E ora, continu Lamme, parlando al frate, ora saluto anche te, furfante, che io faccio nutrire fratescamente in vece di farti impiccare. Cresci in grasso e in apoplessia.
Poi, prendendo fra le braccia sua moglie:
- Guarda, grugnisci o muggisci, esclam; io te la porto via e tu non potrai pi frustarla.
Allora il frate, infuriandosi, disse a Calleken:
- Tu dunque te ne vai nel letto di lussuria, donna carnale! S, te ne vai senza piet per il povero martire della parola di Dio, che t'insegn la santa, soave e celeste disciplina. Che tu sia maledetta! Nessun prete ti perdoni mai! La terra scotti sotto i tuoi piedi, e lo zucchero ti sembri sale, e il bue sia per te come cane morto, il pane sia cenere, il sole sia di ghiaccio e la neve un fuoco d'inferno! Sia maledetta la tua fecondit, e i tuoi figli siano odiosi, e abbiano un corpo di scimmia, una testa di porco pi grossa del loro ventre; affinch tu soffra, pianga e gema in questo mondo e nell'altro, nell'inferno che ti aspetta, nell'inferno di zolfo e di bitume che arde per le femmine della tua specie! Tu respingesti il mio amore paterno; che tu sia ora maledetta tre volte per la Santissima Trinit, sette volte per i sette candelieri dell'Arco! La confessione sia una dannazione, per te, e l'ostia un veleno mortale, e in chiesa ogni pietra si muova per schiacciarti e per dirti: "Questa  la fornicatrice, questa  maledetta, questa  dannata!"
E Lamme felice, saltando di gioia, diceva:
-  rimasta fedele: il frate lo ha detto; viva Calleken!
Ma Calleken, piangendo e tremando, supplic:
- Allontana, marito mio, allontana questa maledizione dal mio capo. Vedo l'inferno! Togliete la maledizione!
- Togli la maledizione! disse Lamme.
- Niente, grassone, replic il frate.
E la donna era pallida e tremante, e, in ginocchio, a mani giunte, supplicava Broer Adriaensen.
E Lamme disse al frate:
- Ritira la maledizione, o sarai impiccato; e se la corda si strappa per il troppo peso, sarai impiccato tante volte finch non morrai.
- Impiccato e rimpiccato, gridarono i Pezzenti.
- Va dunque, disse allora il frate a Calleken, va lussuriosa, va con questo pancione. Ritiro la mia maledizione. Ma Dio e tutti i santi terranno gli occhi fissi su te.... va....
E tacque, sudando e ansando.
- Soffia! sbuffa! ansima! grid Lamme. Vedo la sesta pappagorgia: alla settima viene l'apoplessia! E ora, soggiunse rivolto ai Pezzenti, ora vi raccomando a Dio, te, Ulenspiegel, a Dio, voi tutti miei buoni amici, a Dio, te Nele, a Dio la santa causa della libert: non posso pi far niente per essa.
Quindi, dopo aver dato a tutti e ricevuto l'abbraccio d'addio, soggiunse a Calleken:
- Andiamo:  l'ora dei legittimi amori.
Mentre la barchetta scivolava sull'acqua, portando via Lamme e la sua amata, marinai, soldati e mozzi gridavano agitando i loro berretti: "Addio, fratello; addio, Lamme; addio; fratello, fratello e amico!"
E Nele disse a Ulenspiegel, asciugandogli con la punta del dito mignolo una lacrima alla coda dell'occhio:
- Sei triste, amor mio?
- Era tanto buono, rispose Ulenspiegel.
- Ah! esclam Nele, questa guerra non finir mai? Saremo dunque sempre costretti a vivere nel sangue e nelle lacrime?
- Cerchiamo i Sette, rispose Ulenspiegel, l'ora della liberazione s'avvicina.
Esaudendo il voto di Lamme, i Pezzenti ingrassarono il frate nella sua gabbia. Quando egli fu liberato, mediante riscatto, pesava trecentodiciassette libbre e cinque oncie, pesi fiamminghi.
E mor priore del suo convento.
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8.
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In quel tempo i signori degli Stati Generali si riunirono all'Aia per giudicare Filippo, re di Spagna, conte di Fiandra, di Olanda, ecc., secondo le carte e privilegi da lui consentiti.
E il cancelliere parl cos:
-  a tutti noto che in ogni paese un principe viene eletto da Dio sovrano e capo dei suoi sudditi per difenderli e preservarli da ingiurie, oppressioni e violenze, come un pastore vien posto alla difesa e alla vigilanza delle sue pecore.  anche noto che i sudditi non sono creati da Dio per uso del principe, per ubbidirgli in tutto ci ch'egli comanda, sia essa cosa pia o empia, giusta o ingiusta, n per servire come schiavi. Ma il principe  principe per i suoi sudditi, senza i quali egli non esisterebbe; per governarli secondo il diritto e la ragione; per mantenerli ed amarli come un padre i propri figli, come un pastore il proprio gregge, rischiando la propria vita per difenderli; se agisce diversamente egli non deve esser pi considerato un principe, ma un tiranno. Filippo re lanci contro di noi, con chiamate alle armi, con bolle di crociata e di scomunica, quattro eserciti stranieri. Quale sar la sua punizione, in virt delle leggi e delle consuetudini paesane?
- Sia detronizzato, risposero i signori degli Stati.
- Filippo ha violato i propri giuramenti; ha dimenticato i servigi che noi gli rendemmo, le vittorie che riport col nostro aiuto. Vedendo che eravamo ricchi, ci lasci taglieggiare e spogliare da quelli del Consiglio di Spagna.
- Sia detronizzato come ingrato e ladro, risposero i signori degli Stati.
- Filippo, continu il cancelliere, nomin nuovi vescovi nelle nostre pi potenti citt, dotandoli e beneficandoli con le prebende delle pi grosse abbazie: e con il loro aiuto introdusse fra noi l'inquisizione di Spagna.
- Sia detronizzato come carnefice dissipatore del bene altrui, risposero i signori degli Stati.
- I nobili delle nostre terre, vedendo questa tirannia, presentarono, nell'anno 1566, una supplica con la quale pregavano il sovrano di moderare i suoi rigorosi editti e specialmente quelli che riguardavano l'inquisizione: ed egli rifiut, sempre.
- Sia detronizzato come una tigre ostinata nella propria crudelt, risposero i signori degli Stati.
Il cancelliere prosegu:
- Filippo  fortemente sospettato d'avere, per mezzo di quelli del suo Consiglio di Spagna, segretamente eccitata la plebe all'iconoclastia e al sacco delle chiese, per mandare contro di noi eserciti stranieri, con il pretesto di punire delitti e sedare disordini.
- Sia detronizzato come istrumento di morte, risposero i signori degli Stati Generali.
- Ad Anversa, Filippo fece massacrare gli abitanti, rovin i mercanti fiamminghi e i mercanti stranieri. Egli e il suo Consiglio di Spagna dettero a un certo Rodha, famoso furfante, con segrete istruzioni, il diritto di dichiararsi capo dei saccheggiatori, di raccogliere il bottino, di servirsi del suo nome, di lui, Re Filippo, per falsificare i suoi sigilli e controsigilli, e di comportarsi come suo governatore e luogotenente. Le lettere reali intercettate, che sono nelle nostre mani, provano il fatto. Tutto ci  accaduto con il consenso e previa deliberazione del Consiglio di Spagna. Leggete le sue lettere: egli loda i massacri d'Anversa, riconosce d'aver ricevuto un segnalato servigio, promette ricompense, esorta Rodha e gli altri Spagnoli a proseguire su questa via gloriosa.
- Sia detronizzato come ladro, predone e assassino, risposero i signori degli Stati.
- Noi non vogliamo se non il rispetto dei nostri privilegi, una pace leale e duratura, una libert moderata, specie in materia di religione, che concerne principalmente Dio e la coscienza; noi non avemmo nulla da Filippo, se non traditori menzogneri che servivano a seminare la discordia fra le provincie, per soggiogarle ad una ad una, e trattarle come le Indie, con il saccheggio, la confisca, il patibolo e l'inquisizione.
- Sia detronizzato come assassino premeditante la rovina delle nostre terre, risposero i signori degli Stati.
- Egli ha fatto dissanguare il Paese dal duca d'Alba e dai suoi uscieri, da Medina-Coeli, da Requesens, dai traditori dei consigli di Stato e delle Provincie; raccomand una rigorosa e sanguinosa severit a don Juan e ad Alessandro Farnese, principe di Parma (come si vede dalle sue lettere intercettate); mise al bando dell'impero monsignor d'Orange, e pag tre assassini, per sopprimerlo, mentre s'aspetta che paghi il quarto; fece costruire castelli e fortezze; fece bruciar vivi gli uomini, seppellire le donne e le fanciulle; eredit le loro sostanze, strangol Montigny, de Berghes ed altri signori, non ostante la sua parola di re; uccise suo figlio Carlos; avvelen il principe d'Ascoly, al quale fece sposare dona Eufrasia, ch'egli aveva resa incinta, per arricchire con i suoi beni il bastardo che doveva nascere; lanci contro di noi un editto che ci dichiarava traditori, con perdita dei nostri corpi e delle nostre sostanze, e commise questo delitto, inaudito in un paese cristiano, di confondere insieme gli innocenti e i colpevoli.
- In forza di tutte le leggi, diritti e privilegi, sia detronizzato, risposero i signori degli Stati.
E i sigilli del re furono spezzati.
E il sole risplendette sulla terra e sul mare, dorando le spighe mature, maturando l'uva, spargendo perle su ogni onda: ornamento della fidanzata di Neerland, Libert.
Poi, a Delft, il principe d'Orange fu colpito da un altro assassino con tre palle nel petto. Ed egli mor secondo la sua divisa: "Tranquillo fra le onde crudeli".
I suoi nemici dissero che per far beffe al re Filippo, perduta ogni speranza di regnare sui Paesi Bassi meridionali e cattolici, egli li avesse offerti con un trattato segreto a Carlo d'Angi. Ma costui non era nato per procreare il Belgio con madonna Libert, alla quale non piacciono gli amori straordinari.
E Ulenspiegel lasci la flotta insieme con Nele. E la patria belga gemeva sotto il giogo, oppressa dai traditori.
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9.
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S'era allora nel mese del grano maturo; l'aria era pesante, il vento tiepido; falciatori e falciatrici potevano liberamente raccogliere sotto il cielo libero, sopra una libera terra, il grano che essi avevano seminato.
Frisa, Drenthe, Overyssel, Gueldre, Ultrecht, Noord-Brabant, Noord en Zuid-Holland; Walcheren, Noord e Zuid-Beveland; Duiveland e Schouwen che formano la Zelanda; tutte le coste del mare del Nord, da Knokke fino a Helder; le isole Texel, Vieland, Ameland, Schiermonik-Oog, dalla Schelda occidentale fino all'Oost-Ems, stavano per esser liberate dal giogo spagnolo; Maurizio, figlio del Taciturno, continuava la guerra.
Ulenspiegel e Nele, conservando intatta la loro giovinezza, la loro forza e la loro bellezza, poich l'amore e lo spirito di Fiandra non invecchiano mai, vivevano quietamente nella torre di Neere, aspettando di poter respirare, dopo tante crudeli prove, il vento della libert sulla patria belga.
Ulenspiegel aveva chiesto d'esser nominato comandante e guardiano di torre, dicendo che con i suoi occhi d'aquila e le sue orecchie di lepre, egli avrebbe potuto vedere se lo Spagnolo tentasse di riaffacciarsi sulle terre liberate; nel qual caso avrebbe suonato wacharm, che in lingua fiamminga vuoi dire: allarme.
Il magistrato esaud questo suo desidero; e tenendo conto dei buoni servigi da lui resi alla santa causa, gli fece dare un fiorino al giorno, due pinte di birra, fave, formaggio, biscotto e tre libbre di bue alla settimana.
Ulenspiegel e Nele vivevano cos benissimo; in lontananza vedevano con gioia le libere isole di Zelanda; pi vicini, boschi, castelli, fortezze e le navi dei Pezzenti che vigilavano la costa.
Di notte, salivano spesso sull'alto della torre, e, seduti sulla piattaforma, parlavano delle dure battaglie, dei dolci amori passati e futuri. Lass, guardavano il mare che, in quella stagione, apriva e chiudeva sulla spiaggia onde luminose, gettandole sopra le isole come fantasmi di fuoco. E Nele si spaventava, vedendo nelle pianure i fuochi fatui, che sono, diceva, le anime dei poveri morti. E tutti quei luoghi erano stati campi di battaglia.
I fuochi fatui si sprigionavano dalla fiamma, correvano lungo le dighe, e poi ritornavano l donde eran partiti quasi per non abbandonare i corpi ai quali appartenevano.
Una notte Nele disse a Ulenspiegel:
- Guarda come sono numerosi a Dreiveland e come volano alti:  dalla parte delle isole degli uccelli che io ne vedo di pi. Vuoi che ci andiamo, Thyl? Prenderemo il balsamo che svela le cose invisibili agli occhi mortali.
- Se  quel tal balsamo che mi condusse al sabato delle streghe, rispose Ulenspiegel, ho fede in lui come in un cattivo sogno.
- Non bisogna negare la potenza degli incantesimi, disse Nele. Vieni, Ulenspiegel.
- Verr.
L'indomani, egli chiese al magistrato d'esser sostituito da un soldato chiaroveggente e fedele, per sorvegliare la torre e vigilare sul paese.
E con Nele se ne and verso le isole degli uccelli.
Camminando per campi e per dighe, essi videro alcune piccole isolette verdeggianti, fra le quali scorreva l'acqua del mare; e sopra colline erbose, che si stendevano fino alle dune, una moltitudine di vannelli, di gabbiani, e di rondini marine, immobili. Le isolette n'erano tutte bianche, e migliaia di quegli uccelli volavano nell'aria. Dovunque intorno c'erano nidi. Ulenspiegel, abbassandosi per raccogliere un uovo sulla strada, si vide venire incontro, svolazzando, un gabbiano che gett un grido. A questo richiamo pi di cento ne accorsero intorno a lui, gridando d'angoscia, librandosi sul suo capo e sopra i nidi vicini, senza tuttavia osare accostarglisi.
- Ulenspiegel, disse Nele, questi uccelli chiedono merc per le loro uova.
Poi, tremando, soggiunse:
- Ho paura... Ecco che il sole tramonta, il cielo  bianco, le stelle si destano...  l'ora degli spiriti. Guarda, a fior di terra, quelle rosse esalazioni... Thyl, amor mio, che  quel mostro infernale che apre cos nelle nuvole la sua bocca di fuoco? Guarda, dalla parte di Philipsland, dove il re carnefice fece due volte, per sua crudele ambizione, due volte uccidere tanti poveri uomini, guarda i fuochi fatui che danzano! Questa  la notte in cui le anime dei poveri uomini morti nelle battaglie lasciano i freddi limbi del purgatorio per venirsi a riscaldare nell'aria tepida della terra...  l'ora in cui tu puoi domandare a Cristo qualunque cosa, Cristo che  il dio delle buone streghe.
- Le ceneri battono sul mio cuore, disse Ulenspiegel. Se Cristo potesse mostrarmi quei Sette le cui ceneri sparse al vento dovrebbero rendere felici la Fiandra e il mondo intero!
- Uomo senza fede, esclam Nele, tu li vedrai per mezzo del balsamo.
- Forse, rispose Ulenspiegel additando Sirio, se qualche spirito discende dalla fredda stella.
A questo gesto, un fuoco fatuo volteggiando intorno a lui s'attacc al suo dito; e pi egli cercava di liberarsene, e pi il fuoco resisteva.
Nele tent di aiutare Ulenspiegel e s'ebbe anch'essa un fuoco fatuo sulla punta della mano.
Ulenspiegel, battendo la fiammella che, ostinata, brillava:
- Rispondi! grid. Sei l'anima di un Pezzente o d'uno Spagnolo? Se sei l'anima d'un Pezzente, va in Paradiso; se sei quella d'uno Spagnolo, ritorna nell'Inferno donde sei venuta.
- Non ingiuriare le anime, disse Nele, quand'anche fossero anime di carnefici.
E, facendo ballare il suo fuoco fatuo sulla punta del dito, soggiunse:
- Spirito folletto, gentile folletto, che notizie porti dal paese delle anime? Che cosa le trattiene laggi? Mangiano e bevono, pur non avendo bocca? poich tu non ne hai, grazioso folletto! Oppure non assumono forma umana se non nel paradiso benedetto?
- Come puoi perdere il tuo tempo a parlare con questa fiamma afflitta che non ha n orecchie per udirti, n bocca per risponderti? domand Ulenspiegel.
Ma Nele, senza dargli ascolto, proseguiva:
- Folletto, rispondi; io ti interrogher tre volte: una volta in nome di Dio, una volta in nome della Santa Vergine, e una volta in nome degli spiriti elementari che sono i messaggeri fra Dio e gli uomini.
Cos fece, e il folletto danz tre volte.
Allora Nele disse a Ulenspiegel:
- Spogliati, e anch'io mi spoglier: ecco la scatola d'argento dov' il balsamo delle visioni.
- Per me.... rispose Ulenspiegel.
Essi dunque si spogliarono, si unsero col balsamo magico, e si coricarono ignudi, l'uno accanto all'altra, sull'erba.
I gabbiani si lamentavano; il fulmine brontolava sordamente nelle nubi dove splendeva il lampo; la luna appena appena mostrava fra due nuvole le sue corna d'oro; e i fuochi fatui d'Ulenspiegel e di Nele se ne andarono a danzare con gli altri nel prato.
A un tratto Nele e il suo amico furono presi dalla enorme mano di un gigante che li gett per aria come palle di gomma, li riprese, li rotol l'uno sull'altro, li impast fra le sue dita, li precipit nelle pozze d'acqua fra le colline per ripescarveli poi tutti coperti d'erbe marine. Quindi, portandoli a spasso cos per lo spazio, con una voce che dest di paura tutti i gabbiani delle isole, cominci a cantare:
Cercan esse, negli oscuri
Segni, in cui l'enigma tace,
Figger gli occhi malsicuri
Queste pulci senza pace.
Squarcia, pulce, il fitto velo
Del mistero inviolato
Che per aria terra e cielo
Sette chiodi hanno inchiodato.
E, infatti, Ulenspiegel e Nele videro sul prato nell'aria e nel cielo, sette tavole di bronzo luminoso che vi erano infisse con sette chiodi fiammeggianti. Sulle tavole era scritto:
Nei letamai germogliano le linfe;
Sette  cattivo, e pure sette  buono;
Dal carbone si cava il diamante;
Allievi saggi, da maestri stolti;
Sette  cattivo, e pure sette  buono.
E il gigante camminava seguito da tutti i fuochi fatui, che sussurrando come le cicale, dicevano:
Guardate, questo  il loro padrone.
Papa dei Papi e Re dei Re,
Egli conduce Cesare al pascolo.
Guardatelo,  fatto di legno.
A un tratto i suoi lineamenti si alterarono, ed egli parve pi magro, triste e grande. Con una mano teneva uno scettro e con l'altra una spada. Si chiamava Orgoglio.
E gettando Nele e Ulenspiegel per terra, disse:
- Io sono Dio.
Poi, al suo fianco, montata sopra una capra, apparve una fanciulla rubiconda, con i seni nudi, la veste aperta, l'occhio vivace: ella si chiamava Lussuria. Sopraggiunse allora una vecchia ebrea che raccoglieva gusci d'uova di gabbiano: ella si chiamava Avarizia; e un frate la seguiva, un frate ingordo e goloso che mangiava biroldi, s'inpinzava di salsiccie e masticava senza tregua come la scrofa su cui stava a cavallo: ed era la Gola. Quindi, strascicando le gambe, pallida, gonfia, con l'occhio spento, s'avanz la Pigrizia, che la Collera cacciava dinnanzi a s a colpi di pungolo. La Pigrizia, dolente, si lamentava, e lacrimando cadeva di stanchezza sulle ginocchia. Poi venne la magra Invidia, dalla testa di vipera, dai denti di luccio, mordendo la Pigrizia perch era troppo quieta, la Collera perch era troppo vivace, la Gola perch era troppo piena, la Lussuria perch era troppo rossa, l'Avarizia per i suoi gusci d'uova, e l'Orgoglio perch aveva una veste di porpora e una corona. E i folletti danzavano tutt'intorno.
E parlando con voci d'uomo, di donna, di ragazza e di fanciullo, essi dissero, gemendo:
- Orgoglio, padre dell'ambizione, Collera, sorgente di crudelt, voi ci uccideste sui campi di battaglia, nelle prigioni e nei supplizi, per conservare i vostri scettri e le vostre corone! Invidia, tu distruggesti in germe molti nobili ed utili pensieri: noi siamo le anime degli inventori perseguitati; Avarizia, tu cambiasti in oro il sangue del povero popolo: noi siamo gli spiriti delle tue vittime; Lussuria, compagna e sorella dell'assassinio, che generasti Nerone, Messalina e Filippo re di Spagna, tu compri la virt e paghi la corruzione: noi siamo le anime dei morti; Pigrizia e Gola, voi lordate il mondo, bisogna spazzarvi via; noi siamo le anime dei morti,
E s'ud una voce che diceva:
Nei letamai germogliano le linfe;
Sette  cattivo, eppure sette  buono;
Saggi allievi da stupidi dottori;
Che mai far il pidocchio vagabondo,
Per procacciarsi cenere e carbone?
E i folletti dissero:
- Noi siamo il fuoco, la rivincita delle antiche lacrime, dei dolori del popolo; la rivincita dei signori che cacciano selvaggina umana sulle loro terre; la rivincita delle battaglie inutili, del sangue versato nelle prigioni, degli uomini bruciati, delle donne sepolte vive; la rivincita del passato incatenato e sanguinante. Il fuoco  in noi; noi siamo le anime dei morti.
A queste parole i sette furono mutati in statue di legno, senza perdere la loro forma primitiva.
E una voce disse:
- Ulenspiegel, brucia il legno.
E Ulenspiegel volgendosi verso i folletti:
- Voi che siete il fuoco, disse, voi fate il vostro dovere!
E i folletti s'affollarono intorno ai sette, che bruciarono e furono ridotti in cenere.
E un fiume di sangue scorse.
Da queste ceneri uscirono altre sette figure; la prima disse:
- Io mi chiamavo Orgoglio, e ora mi chiamo Nobile Fierezza.
E anche le altre parlarono, e Ulenspiegel e Nele videro dall'Avarizia uscire l'Economia; dalla Collera, la Vivacit; dalla Gola, l'Appetito; dall'Invidia, l'Emulazione; e dalla Pigrizia, i Sogni dei poeti e dei saggi. E la Lussuria, sulla sua capra, fu cambiata in una bella donna che si chiamava Amore.
E i folletti danzarono loro intorno una ridda di gioia.
Ulenspiegel e Nele udirono allora mille voci di uomini e di donne nascoste, sonore, sogghignanti, che parevan nacchere, e cantavano:
Quando avverr che sopra terra e mare
Questi sette, mutati, regneranno,
Uomini, allora sollevate il capo!
Felicit ritorner sul mondo.
E Ulenspiegel disse: "Gli spiriti si beffano di noi".
E una mano possente afferr Nele per il braccio e la scagli nello spazio.
E gli spiriti cantarono:
Allorch il settentrione
L'occidente bacer
La sventura
Cesser.
Cerca, cerca la cintura.
- Ahi! disse Ulenspiegel: settentrione, occidente e cintura. Voi parlate per enigmi, signori spiriti!
Ed essi, sogghignando, cantarono:
Neerland  settentrione,
Ed occidente  il Belgio;
La cintura  l'alleanza,
L'amicizia  la cintura.
- Voi non siete pazzi, signori spiriti, disse Ulenspiegel.
Ed essi ancora, sogghignando, cantarono:
La cintura, o poverino,
 amicizia ed alleanza
Fra Belgio e Neerland.
Met raedt
En dadt;
Met doodt
En bloodt.
Alleanza di consiglio,
E d'azione,
Di morte
E di sangue
Quando occorreva
Non era l'Escaut,
Non era l'Escaut.
- Ahi! disse Ulenspiegel, tale dunque  la nostra tormentata esistenza: lacrime di uomini e risa del destino!
Alleanza di sangue
E di morte!
replicarono sogghignando gli spiriti.
E una mano possente afferr Ulenspiegel e lo scagli nello spazio.
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10.
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Nele, cadendo, si stropicci gli occhi e non vide se non il sole che sorgeva fra vapori dorati, l'erba anch'essa tutta d'oro, e i raggi che imporporavano le piume dei gabbiani addormentati. Ma essi non tardarono a svegliarsi.
Poi Nele si guard, vide che era nuda e in fretta si vest; quindi vide Ulenspiegel egualmente nudo e lo copr. Credendo che dormisse, ella lo scosse; ma Ulenspiegel non si muoveva pi di un morto. Ed ella fu presa dalla paura. "Ho forse ucciso il mio amico con questo balsamo magico? esclam. Anch'io voglio morire! Ah! Thyl, svegliati!  freddo come il marmo!".
Ulenspiegel non si svegliava. Due notti e un giorno passarono, e Nele, fuori di s dal dolore, vegli il suo amico Ulenspiegel.
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All'inizio del secondo giorno, Nele ud un rumore di campanella, e vide venire un contadino che portava una pala: dietro di lui camminavano, con un cero in mano, un borgomastro e due scabini, il curato di Stavenisse e un bidello che gli reggeva il parasole.
Essi dicevano di andare ad amministrare l'olio santo al valoroso Iacobsen il quale, per paura, era stato Pezzente; ma, passato il pericolo, era rientrato nel grembo della Santa Chiesa Romana per morire in pace. Essi si trovarono faccia a faccia con Nele che piangeva, e videro il corpo d'Ulenspiegel disteso sull'erba, coperto dei suoi abiti. Nele s'inginocchi.
- Fanciulla, disse il borgomastro, che fai qui accanto a questo morto?
- Prego per il mio amico che  caduto qui come colpito dalla folgore, rispose Nele senza sollevare gli occhi; ora sono sola, e anch'io voglio morire.
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Allora, il curato, sbuffando di gioia, esclam:
- Ulenspiegel, il Pezzente,  morto: sia lodato Iddio! Contadino, sbrigati a scavare una fossa e levagli l'abito prima di seppellirlo.
- No, disse Nele alzandosi in piedi, non glielo leverete; egli avrebbe freddo sotterra.
- Scava la fossa, ordin il curato al contadino che portava la pala.
- Cos sia, disse Nele, piangendo; non ci sono vermi nella sabbia piena di calce, ed egli rimarr intatto e bello, l'amor mio.
E come pazza, si curv sul corpo d'Ulenspiegel, lo baci con lacrime e singhiozzi.
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Il borgomastro, gli scabini e il contadino s'impietosirono, ma il curato continuava a dire allegramente: "Il gran pezzente  morto, Iddio sia lodato!".
Poi il contadino scav la fossa, vi mise Ulenspiegel, e lo copr di sabbia.
E il curato recit sulla fossa le preghiere dei morti e tutti s'inginocchiarono intorno. Ma a un tratto la terra si smosse, e Ulenspiegel starnutendo e scuotendo la sabbia dai suoi capelli, afferr il curato per la gola e grid:
- Inquisitore! mi sotterri vivo mentre dormo? Dov' Nele? Hai sepolta anche lei? Chi sei tu?
- Il gran Pezzente risuscita! grid il curato. Signore Iddio! prendete l'anima mia!
E fugg come un cervo dinnanzi ai cani.
Nele s'avvicin a Ulenspiegel.
- Baciami, carina, le disse.
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Poi si guard nuovamente intorno; i due contadini erano fuggiti come il curato, gettando per terra, per correr pi veloci, pala, sedia e parasole, mentre il borgomastro e gli scabini, turandosi le orecchie dalla paura, gemevano sull'erba.
Ulenspiegel s'avvicin e, scuotendoli, disse:
- Che forse si seppelliscono Ulenspiegel, lo spirito, e Nele, il cuore della madre Fiandra? Anch'ella pu dormire, ma morire, giammai! Vieni, Nele!
Ed egli se ne and con lei cantando la sua sesta canzone. Ma nessuno seppe mai dove cantasse l'ultima.
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FINE.